Emissioni auto e furgoni: nuove regole dal 1° gennaio 2020

Col nuovo anno è entrato in vigore il nuovo Regolamento che stabilisce gli standard di emissione di CO2 per le nuove autovetture e i nuovi furgoni al 2025 e al 2030.

emissioni CO2 auto e furgoni

Nuove regole per il futuro della salubrità dell’aria ed il contenimento del Global Warming in Europa a partire dalle emissioni prodotte da automobili e furgoni
È questa, in sostanza, la novità contenuta nel nuovo Regolamento Europeo entrato in vigore il 1° gennaio 2020 (ma già approvato sin dal 2018) e che stabilisce gli standard di prestazione in materia di emissioni di CO2 per le nuove autovetture e i furgoni, così come comunicato dalla Commissione Ue.

Le nuove norme stabiliscono che entro il 2025, i produttori dovranno ridurre le emissioni a livello di flotta del 15% sia per le auto che per i furgoni, rispetto ai livelli del 2021; non solo, al traguardo del 2030 dovranno raggiungere una riduzione del 37,5% per le auto e del 31% per i furgoni.

Nel dettato sono previsti, ovviamente, anche un meccanismo di incentivazione per l’adozione di veicoli a zero e basse emissioni, nonché l’opportunità di adottare norme precise per scongiurare condotte fraudolente nella comunicazione dei dati sulle emissioni (come nel caso dello scandalo dieselgate).

Senza contare norme più severe per quanto riguarda la nuova procedura WLTP, la prossima introduzione sui veicoli di appositi “misuratori del consumo di carburante” e, un futuro sistema di etichettatura dei veicoli a partire dal consumo di carburante e dalle emissioni di CO2 prodotte.

Non è nascosta, nelle intenzioni del Legislatore comunitario, la volontà di operare non solo a livello ecologico (riducendo le emissioni inquinanti e climalteranti come previsto dall’Accordo di Parigi), ma anche economico, favorendo la riduzione dei costi di consumo del carburante (azione a favore dei consumatori) ed anche la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili da Paesi terzi e agendo, altresì, nella direzione di un rafforzamento della competitività dell’industria automotive europea.

L’idea di fondo è sempre quella di lavorare per una transizione verso la mobilità sostenibile in maniera graduale, per consentire all’industria automobilistica di adattare processi e forze lavorative coinvolte, ma senza concedere sconti per coloro che non si adegueranno, infatti sono previste multe piuttosto salate per i produttori inadempienti; fino a 32 miliardi pari al doppio del profitto totale del settore.

E proprio dall’industria automotive, sul finire del 2019 sono cominciati ad arrivare i primi segnali di preoccupazione, perché se è vero che la Commissione Ue si attende risultati più che positivi in termini di nuovi posti di lavoro dal futuro della mobilità sostenibile, per i produttori il passaggio alle nuove tecnologie si traduce in maggiori spese ed investimenti.
In questo caso l’ipotesi di tagli all’occupazione è uno spettro più che reale.

Staremo a vedere come reagirà il mercato; intanto però, il 2020 si è aperto con l’allarmante notizia del caldo anomalo che sta investendo la Norvegia, dove, in luogo della media stagionale solitamente intorno ai -5 °C, si sono segnalate punte di 19 °C sopra lo zero (temperatura che di norma non si raggiunge neanche d’estate a quella latitudine).

Forse è il caso di non procrastinare oltre qualsiasi azione di contenimento delle emissioni climalteranti e ogni settore deve fare la sua parte.

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