Decessi stradali in Ue: troppo lenta la decrescita secondo ETSC

Non solo, secondo il 20° rapporto annuale sull’Indice di Prestazione della Sicurezza Stradale (PIN), pubblicato oggi dal Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti, solo alcuni Paesi Ue sono sulla buona strada per l’obiettivo al 2030, la maggior parte è in ritardo.

Nell’arco dello scorso anno, sulle strade dell’Unione, sono morte circa 19.500 persone e oltre 100.000 sono rimaste gravemente ferite.
A livello percentuale la riduzione dei decessi è stata del solo 2%; -15% se si considera il trend dal 2019.

Troppo poco perché per rimanere in linea con l’obiettivo europeo di dimezzare i decessi stradali al 2030 si sarebbe dovuto conseguire una riduzione cumulativa di almeno il 31% rispetto al 2019.

Non solo, dall’analisi dei dati emerge una sostanziale doppia velocità che caratterizza il complesso dell’Unione, perché solo alcuni Paesi sono risultati sulla buona strada per conseguire l’obiettivo Ue (che, pertanto, è ancora raggiungibile), mentre la maggior parte è decisamente in ritardo.

Sono di dati più eclatanti che emergono dalla 20a edizione del rapporto annuale sull’Indice di Prestazione della Sicurezza Stradale (PIN), pubblicato oggi dal Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti – ETSC (disponibile a questo link) e che, partendo dal confronto delle prestazioni di 31 Paesi partecipanti (27 Ue + Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Serbia), valuta i progressi compiuti in Ue in termini di sicurezza stradale.

Alcuni dei progressi più significativi sono stati registrati in Paesi che un tempo figuravano tra i meno sicuri d’Europa. Dal 2019, la Polonia ha ridotto del 43% il numero di morti sulle strade, la diminuzione maggiore tra tutti i Paesi inclusi nel rapporto.

Anche i Paesi già all’avanguardia hanno proseguito il loro commino di miglioramento; ad esempio il Belgio ha ridotto i decessi del 31% dal 2019 ed è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2030, mentre la Danimarca – che, peraltro, già figurava tra i Paesi più sicuri d’Europa – ha ridotto i decessi stradali del 32% ricevendo il Premio PIN 2026 per le sue prestazioni a lungo termine in materia di sicurezza stradale, in occasione della conferenza annuale ETSC PIN a Bruxelles.

Norvegia e Svezia rimangono i Paesi più sicuri tra quelli analizzati, con 19 decessi stradali per milione di abitanti, contro una media UE di 43 per milione.

E l’Italia? Nel 2025 ha ridotto i suoi decessi stradali del -4,4% e del -8,7% se si considera l’intero periodo 2029-2025; un risultato al di sotto della media Ue che si è attestata al -14,6%. Se poi si guarda ai decessi stradali avvenuti nel 2025 il nostro Paese ha segnato una media di 49 eventi per milione di abitanti.

Quali sono le sfide principali che permangono?
Secondo ETSC, ad esempio, va potenziata la garanzia di sicurezza degli utenti della strada più vulnerabili, come, i ciclisti.

Un esempio lampante è quello dei Paesi Bassi, territorio caratterizzato dall’elevato ricordo alla bicicletta, ma dove il numero di morti sulle strade per milione di abitanti è oggi superiore a quello di dieci anni fa, segno che un impegno maggiore a livello domestico in termini di sicurezza, non è stato profuso.

C’è ancora molto da fare, poi, per quanto concerne la riduzione dei casi di lesioni gravi i cui progressi sono stati ancora più deboli: -13% nel periodo 2015-2025 con un tasso di riduzione annuo che continua ad essere inferiore a quello dei decessi.

Tuttavia, rimarcano da ETSC il confronto tra i Paesi rimane impraticabile perché le definizioni nazionali, i metodi di raccolta dati e i livelli di sottostima differiscono notevolmente, e la sottostima è costantemente peggiore per pedoni, ciclisti e motociclisti. Servirebbe, dunque, migliorare e armonizzare i dati sulle lesioni gravi e stabilire precisi obiettivi di riduzione.

Ulteriore aspetto problematico è quello relativo ai tentativi di indebolire le norme esistenti sulla sicurezza mettendo a rischio i progressi conquistati fino ad oggi. All’orizzonte si profilano, infatti: il congelamento per un decennio dei requisiti di sicurezza per una nuova classe di piccole auto elettriche, l’esenzione dei limitatori di velocità per i furgoni elettrici e la possibilità per migliaia di camion più lunghi e pesanti di attraversare le frontiere.

Non solo, i negoziati commerciali con gli USA potrebbero introdurre una equivalenza fra gli standard di sicurezza americani (meno rigorosi) e quelli Ue.

Questo rapporto mostra un’Europa che si muove a due velocità. Alcuni paesi sono sulla buona strada per dimezzare i decessi stradali entro la fine del decennio; la maggior parte è in ritardo e l’UE nel suo complesso è ben lontana dall’obiettivo. Nulla di tutto ciò è inevitabile: riflette le scelte compiute dai governi”, ha affermato Jenny Carson, coautrice del rapporto.

A questo punto il Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti suggerisce che i governi nazionali debbano:
adottare pienamente l’approccio del Sistema Sicuro,
intensificare i controlli sul traffico,
finanziare adeguatamente la sicurezza stradale e
accelerare la raccolta dei dati relativi agli indicatori chiave di prestazione dell’UE.

Analogamente all’Unione europea si richiede diarrestare l’attuale indebolimento degli standard di sicurezza dei veicoli e di prepararsi a rafforzarli in occasione della revisione del 2027 delle norme UE in materia di sicurezza dei veicoli”, e raccomandare, altresì, limiti di velocità sicuri, ossia: 30 km/h nei centri abitati, 70 km/h sulle strade extraurbane a carreggiata unica e non più di 120 km/h in autostrada.

Condividi con:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *