Tavolo Automotive, Ministro Urso attacca UE: subito le riforme.
Il Tavolo Automotive, organizzato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha consolidato una posizione estremamente critica nei confronti dell’Unione Europea.

Si è svolto il 14 luglio a Palazzo Piacentini il Tavolo Automotive, a cui hanno partecipato, oltre al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, il Sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, i vertici di Stellantis e delle altre imprese del settore, le Regioni dove hanno sede gli impianti produttivi e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria.
L’attacco di Urso all’Unione Europea
“L’epicentro della crisi è a Bruxelles – ha dichiarato il Ministro Adolfo Urso – nelle follie del Green Deal, che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente”.
Il ministro Adolfo Urso ha affermato che il 2026 deve essere l’anno dedicato alle riforme europee e che, senza azioni tempestive sui dossier relativi alla CO2, la transizione ecologica potrebbe diventare in una crisi industriale senza precedenti per l’Europa.
L’Italia propone di accelerare l’Industrial Accelerator Act (IAA), senza attendere le scadenze previste per il 2029. L’obiettivo è privilegiare il principio della neutralità tecnologica. In questo contesto l’Italia sta lavorando affinché il perimetro geografico dell’IAA sia efficace e tuteli le produzioni europee.
DPCM Automotive e risorse nazionali
Durante il Tavolo è stato approfondito anche il funzionamento del nuovo DPCM Automotive, un intervento di ampio respiro dal 2026 al 2030, che prevede 1,35 miliardi di euro per il settore.
Rispetto al passato, inoltre, il governo ha destinato il 70% delle risorse direttamente alle imprese della componentistica tramite Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, pensati per le piccole e medie imprese.
Per i cittadini meno abbienti, infine, è stata introdotta la misura del noleggio sociale a lungo termine, oltre a fondi per i veicoli commerciali, infrastrutture di ricarica e retrofit.
Evoluzione del piano Stellantis
Sul fronte Stellantis, il Ministro ha sottolineato che il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’attuazione del Nuovo Piano, verificando il rispetto degli impegni assunti in materia di investimenti, volumi produttivi, tutela dell’occupazione e salvaguardia di tutti gli stabilimenti italiani.
“Il confronto costante con l’azienda – ha spiegato il Ministro Urso – ha già consentito di cambiare radicalmente rotta rispetto alla gestione fallimentare di Tavares e i risultati già si riscontrano nell’aumento della produzione e nella riduzione della cassa integrazione. Si torna a pensare italiano. Cinque miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Un risultato ancora più significativo se confrontato con quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania”.
Da parte sua Stellantis ribadisce che l’Italia resta al centro della sua strategia industriale per i prossimi anni. Durante il Tavolo Automotive, Emanuele Cappellano, Responsabile per l’Europa del gruppo Stellantis, ha illustrato i risultati del Piano Italia e le prossime tappe del percorso che coinvolgerà gli impianti nazionali fino al 2030. In particolare, Stellantis ha nuovamente chiesto l’appoggio per far riconoscere il settore auto come comparto energivoro in Europa, così da sbloccare sgravi tariffari sulle bollette degli impianti.
Le reazioni di filiera e sindacati
L’ANFIA ha espresso forte preoccupazione sui tempi dell’UE.
“Noi auspichiamo che l’Europa cambi decisamente passo, in questo momento è lentissima e noi stiamo morendo come industria europea dell’auto. – ha affermato Roberto Vavassori, Presidente Anfia – Abbiamo ovviamente apprezzato il Dpcm, abbiamo tutti chiesto a gran voce che i decreti attuativi siano pronti domani, perché altrimenti ancora una volta lasciamo passare del tempo in maniera inutile quando le aziende invece hanno bisogno di usare bene questi fondi in maniera coordinata”.
I governatori delle regioni che ospitano i grandi impianti hanno chiesto al MIMIT un ruolo centrale nella gestione dei contratti di sviluppo regionali.
“L’Europa resta il nostro perimetro di riferimento per difenderci dalla concorrenza cinese, – hanno dichiarato il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, e l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, – ma è fondamentale che l’Ue prosegua nella riformulazione delle regole sulle emissioni di CO2 e conceda una deroga sugli aiuti di Stato per il settore dell’automotive, come per altri oggi in sofferenza, così da superare i bandi a pioggia e favorire il sostegno di progetti mirati alla reindustrializzazione. Guarderemo con attenzione il lavoro di semplificazione e di velocizzazione dei tempi istruttori su cui si è impegnato il ministro Urso. Ma abbiamo bisogno anche di una politica industriale che guardi alla filiera energetica, per non consegnare tutto il settore della mobilità alla concorrenza asiatica”.
Le associazioni dell’energia e della raffinazione, come Unem e Assocostieri, hanno chiesto che il principio della neutralità tecnologica sostenuto dall’Italia in sede europea trovi piena applicazione anche nelle politiche nazionali, a partire dal riconoscimento dei biocarburanti nei fringe benefit delle auto aziendali e di strumenti a sostegno alla riconversione delle raffinerie.
Infine, le organizzazioni sindacali hanno espresso valutazioni fortemente critiche sull’esito del tavolo.
Le sigle metalmeccaniche (Fiom, Fim, Uilm) hanno continuato a giudicare insufficienti le garanzie sul lungo periodo, richiedendo un piano di sistema ancora più stringente per tutelare l’occupazione totale.
“Non c’è stato nessun passo avanti – ha dichiarato Samuele Lodi, Segretario Nazionale Fiom – perché il fondo stanziato di poco più di un miliardo di euro non può essere considerato un passo in avanti. Il tavolo è stato assolutamente insoddisfacente”.
Di A.M.









