I veicoli fuori uso nel Rapporto Rifiuti Speciali 2026 dell’ISPRA
Diminuiti dal 2022 gli impianti di autodemolizione in Italia, ma aumentata la quantità di veicoli fuori uso trattati; il tasso di riciclaggio è salito all’86,5% superando il target dell’85% ma resta il nodo del recupero totale.

Tra il 2023 e il 2024, il numero degli impianti di autodemolizione operativi è passato da 1.418 a 1.409, dei quali 592 sono situati al Nord (42% del totale), 229 al Centro (16%) e 588 al Sud (42%). Presso tali impianti sono state trattate circa 1,2 milioni tonnellate di veicoli, quasi 200.000 tonnellate in più rispetto al 2023 (+19,9%).
Il tasso di riciclaggio è salito all’86,7% (superando l’obiettivo dell’85%), tuttavia il target del 95% di recupero totale è ancora distante a causa dell’assenza di impianti per il recupero energetico.
Le regioni del Nord rimangono costituiscono l’area geografica in cui vengono gestite le quantità più significative di veicoli fuori uso, oltre 505.000 tonnellate, mentre oltre 210.000 tonnellate sono trattate al Centro e circa 450.000 al Sud.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla XXV edizione del Rapporto Rifiuti Speciali 2026 che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha pubblicato oggi dopo una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, con il contributo della rete ARPA/APPA.
Il Rapporto offre una panoramica dettagliata sui dati 2024 relativi alla produzione e alla gestione dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi) a livello nazionale, regionale e provinciale, con un focus sui flussi di importazione ed esportazione e su specifiche tipologie di rifiuti, a supporto del legislatore per orientare le politiche ambientali, monitorarne l’efficacia e introdurre eventuali misure correttive.
In linea generale, nel 2024, in Italia, la produzione complessiva di rifiuti speciali derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento rifiuti e risanamento, ha subito una netta accelerazione, superando i 172 milioni di tonnellate e registrando un incremento del +4,6% rispetto al 2023 (circa 7,6 milioni di tonnellate in più), un dato che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi.
Per quanto concerne gli impianti di rottamazione, che non effettuano operazioni di messa in sicurezza, ma solo di trattamento (demolizione e smontaggio) per la promozione del riciclaggio e che, pertanto, rappresentano una fase intermedia del ciclo di gestione dei veicoli fuori uso, nell’anno preso in esame risultano essere 96 ed hanno trattato oltre 40 mila tonnellate di veicoli bonificati o componenti di veicoli e messo in giacenza circa 8 mila tonnellate.
Gli impianti di frantumazione (29 censiti nel 2024 di cui 15 al Nord, 6 al Centro e 8 al Sud) che rappresentano l’ultimo anello della filiera dei VFU, appaiono concentrati in alcuni contesti territoriali in vicinanza degli impianti industriali di recupero del rottame ferroso e nelle zone in cui il tessuto industriale è più strutturato. Non a caso la quasi la totalità del materiale recuperato in questi impianti è, infatti, costituito da rottame metallico da destinare alle acciaierie.
Aumentati, come anticipato all’inizio di questo articolo, i livelli di riciclaggio/recupero rispetto a quelli rilevati nel 2023, in coerenza con l’andamento registrato nelle radiazioni annue certificate dal P.R.A. del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

In totale la filiera ha raggiunto una percentuale di reimpiego e riciclaggio pari all’86,7% del peso medio del veicolo, superando il target dell’85% previsto per il 2015 dall’art. 7 comma 2 del d.lgs. n. 209/2003.
Tuttavia, in considerazione dell’assenza di trattamenti di recupero energetico, il target del recupero totale fissato al 2015 (95%) appare ancora distante, sebbene in maniera meno marcata rispetto agli anni precedenti.
Il fluff prodotto dagli impianti di frantumazione continua a rappresentare un problema per la filiera e viene avviato ancora per la quasi totalità a smaltimento (oltre 154.000 tonnellate), quando, dato l’elevato potere calorifico, potrebbe essere diversamente destinato a recupero energetico.
Nel Rapporto si segnala, altresì che dall’analisi dell’andamento delle percentuali di reimpiego, riciclaggio e recupero, a partire dal 2006, anno in cui ISPRA ha effettuato il primo monitoraggio, emerge che, a seguito di un iniziale miglioramento dovuto forse ad una risposta positiva dell’intera filiera alla nuova legislazione e ai target europei, nonché ad una fase di adattamento rispetto al metodo di dichiarazione delle informazioni, negli anni successivi si è assistito ad una maggiore stabilità.
Dal 2019 si è assistito ad una progressiva crescita delle percentuali di recupero per effetto del contributo dato dal riciclaggio, i cui tassi si sono assestati al di sopra dell’obiettivo dell’85% a partire dal 2022.

“I dati del Rapporto, accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare”, ha dichiarato Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA.
“L’aumento del recupero di materia complessivo, con importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostrano come innovazione e corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo”.
“Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi – ha concluso – perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze”.









