Sicurezza stradale; i progressi compiuti in Ue potrebbero essere messi in discussione

Il Consiglio Europeo per la sicurezza nei trasporti – ETSC paventa una “stagnazione della sicurezza” in merito alla legislazione comunitaria attuale dopo una stagione molto positiva di cui si stanno godendo i frutti.

Il 13 febbraio scorso la Commissione Europea ha diramato al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni la sua Relazione sull’attuazione intermedia del quadro politico dell’UE in materia di sicurezza stradale (disponibile in italiano qui sul sito ufficiale della legislazione europea).

A seguire, il 16 il Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti – ETSC, organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata a Bruxelles nel 1993 per fornire ai decisori europei e ai Paesi membri una fonte imparziale di consulenza specialistica in materia di sicurezza dei trasporti, ha espresso le sue perplessità sui progressi compiuti dall’Ue nella sua strategia per la sicurezza stradale 2021-2030.

Nonostante i progressi tecnici della Commissione e un impegno della stessa a favore di interventi ed indirizzi basati sui dati raccolti, ETSC rimarca che “un clima politico in evoluzione sta iniziando a smantellare la leadership in materia di sicurezza di cui l’UE un tempo era pioniera”.

Da un lato, sono stati riconosciuti i successi evidenziati nella Relazione, così come l’attuazione degli standard di sicurezza dei veicoli di nuova generazione previsti dal Regolamento sulla sicurezza generale (GSR) del 2019 nel 2022 e nel 2024, che, insieme alla Direttiva sulla gestione delle infrastrutture per la sicurezza stradale, rappresentano un punto di riferimento per la legislazione europea in materia di sicurezza stradale.

E ancora, si è rimarcato positivamente “i nuovi e sofisticati indicatori chiave di prestazione (KPI) della Commissione” e i “i metodi di raccolta dati migliorati, che garantiscono la maggiore trasparenza necessaria per monitorare gli obiettivi “Vision Zero” (cioè: azzerare i morti e i feriti gravi sulle strade entro il 2050, con un target intermedio del dimezzamento dei decessi e lesioni stradali entro il 2030), così come tutte le relazioni e le raccomandazioni dettagliate a livello nazionale.

Le ombre, nascono, secondo ETSC, nel presente, perché tutti questi risultati e obiettivi sono frutto di discussioni ed interventi legislativi di anni fa, ai quali si contrappone una odierna: “stagnazione della sicurezza”.

I dati da soli non salvano vite umane – ha commentato Antonio Avenoso, direttore esecutivo ETSC – Stiamo assistendo a una tendenza preoccupante: l’età d’oro della legislazione UE in materia di sicurezza è seguita da una recessione in materia di sicurezza che baratta vite umane in cambio di convenienza per l’industria e di allineamento commerciale”.

È particolarmente significativo – è proseguito nella sua comunicazione – che la relazione della Commissione riconosca la necessità di un’agenzia europea dedicata alla sicurezza stradale. La chiediamo da anni. Ma ammettere che la casa è in fiamme e rifiutarsi di chiamare i vigili del fuoco non è una strategia. Con la rapida implementazione della guida assistita e automatizzata, la mancanza di un organismo indipendente di indagine e controllo rappresenta una grave lacuna di governance e un rischio per la sicurezza pubblica”.

In sostanza sono 5 le aree critiche all’interno delle quali, secondo ETSC, recenti modifiche o proposte legislative stanno compromettendo attivamente la sicurezza stradale.

“Congelamento” della sicurezza dei piccoli veicoli elettrici stante la relativa proposta di uno stop di 10 anni ai nuovi requisiti di sicurezza per i piccoli veicoli elettrici (sottocategoria M1E), nonostante il 40% dei decessi sulle strade si verifichi in ambienti urbani dove questi veicoli sono in ascesa.

Ingresso sulle strade Ue dei cosiddetti “megatruck” o “gigaliner” da 60 tonn per aumentare l’efficienza dei trasporti ma che rappresentano pur sempre rischi estremi per le infrastrutture e gli utenti vulnerabili della strada.

Diluizione degli standard di sicurezza, in riferimento alla dichiarazione congiunta UE-USA sul commercio e gli investimenti transatlantici laddove, per le automobili, si afferma che i due soggetti “intendono accettare e riconoscere reciprocamente i rispettivi standard”; ma alcuni requisiti ” obbligatori in Europa non sono altrettanto garantiti dalle norme USA.

Autotrasportatori più giovani, in riferimento alle modifiche alla direttiva sulle patenti di guida che abbassano l’età minima per i conducenti di veicoli pesanti, nonostante le chiare prove di profili di rischio più elevati per gli operatori più giovani.

Lacune nei controlli tecnici: considerando che il 70% del parco motocicli (ciclomotori e motocicli fino a 125 cc) rimane senza controlli di sicurezza annuali obbligatori a livello UE.

In sostanza, ETSC rimarca una discrasia fra quanto annunciato dalla Commissione in termini di obiettivi verso “Vision Zero” e quanto, nei fatti che sembrano emergere da discussioni e proposte, sembra andare nella direzione opposta.

Senza una tempistica concreta per un’agenzia per la sicurezza e un’inversione dell’attuale tendenza alla deregolamentazione – scrivono da Bruxelles – gli obiettivi per il 2030 rimarranno irraggiungibili”.

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