Rottamazione veicoli in fermo amministrativo: bene la norma, ma servono integrazioni urgenti.

Per la Confederazione Autodemolitori Riuniti, occorre una Circolare attuativa in grado di indicare, ai soggetti preposti, l’obbligatorietà della certificazione dell’inutilizzabilità del mezzo gravato da fermo amministrativo.

Con la pubblicazione della Legge 26 gennaio 2026, n. 14, recante: “Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e altre disposizioni in materia di cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo”, il Legislatore ha inteso sanare una questione che si trascina da anni e che ha conseguenze pesanti in termini di sicurezza pubblica, tutela dell’ambiente, della sostenibilità e dell’economia della filiera di imprese legate al fine vita dei veicoli.

Tuttavia, la norma, pur salutata da tutti gli operatori come un atto a lungo atteso, non ha mancato di sollevare qualche perplessità, almeno a livello della sua perfettibilità in vista della sua piena operatività.

Ne abbiamo voluto parlare con Alfonso Gifuni, presidente della Confederazione Autodemolitori RiunitiC.A.R., che raggruppa gli operatori del settore del recupero e del trattamento dei veicoli fuori uso, rappresentandone a livello locale, nazionale ed europeo gli interessi presso le Istituzioni e presso gli altri partners della filiera del fine-vita del veicolo e che è affiliata alla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccola e Media Impresa, CNA.

Presidente, qual è l’impressione della C.A.R. sulla recente normativa?

In realtà questa è una norma che abbiamo salutato con grandissimo interesse perché effettivamente risolve, o almeno prova a risolvere, un problema che si trascina da troppo tempo”.
Tuttavia, prima di esprimente qualsivoglia commento, ritengo sia utile riandare con la memoria a tutto il percorso che ha portato a questo risultato”.

Ci può aiutare a ricordare cos’è successo in questi anni sulla questione?

Innanzi tutto la legge che istituisce il fermo amministrativo è del 1973, poi una modalità operativa tipicamente italiana ha fatto in modo che fino al 2009, dunque per 36 anni, i veicoli gravati da fermo amministrativo sono stati radiati lo stesso dal PRA e per esso dall’ACI”.

S’è ingenerata, per tanto tempo, una consuetudine, finché, ad un certo punto, l’ACI si è accorta di questo vincolo e ha prodotto una Circolare nella quale comunicava agli autodemolitori che da quel momento i veicoli gravati da fermo amministrativo non si potevano più radiare come se, nel frattempo, fosse intervenuta una nuova norma. In realtà, però, non lo si sarebbe potuto fare neppure prima…”.

La comunicazione dell’ACI, allora, comprensibilmente ha creato un notevole disagio a tutto il sistema e non a caso già all’epoca, la nostra Confederazione impugnò il documento che, tra l’altro, imponeva all’autodemolitore di fare la verifica con la relativa visura fornita dalla stessa ACI per un costo di circa 8,00 € a veicolo”.

E poi?

Nel 2013 dopo un vertice diretto tra la presidenza C.A.R. e i Direttori di ACI e Motorizzazione Civile, venne chiarito che l’autodemolitore non era obbligato a procedere con la verifica tramite visura dal momento che il fermo amministrativo non è neanche trascritto nel CDP”.

Chiarita, dunque, questa vicenda, è rimasto il fatto, però, che i veicoli gravati da fermo amministrativo, non si sono più potuti radiare per rottamazione”.

E questo ha creato una serie di problemi, di spazio, di occupamento prolungato di suolo pubblico, quand’anche di abbandono di mezzi ormai inutilizzati e inutilizzabili.

Ovviamente, in Italia, ci sono centinaia di migliaia di veicoli che ogni anno sono interessati da questa casistica e che, non potendo essere radiati finiscono, o per rimanere sul territorio o “sparire misteriosamente”, tra l’altro, in quest’ultimo caso, con l’ombra pregiudiziale che possano essere proprio i demolitori a far “sparire” illecitamente questi veicoli destinati alla demolizione”.

Fatto sta che da allora, come Associazione, abbiamo sempre insistito affinché si ponesse rimedio a questa discrasia non già attraverso una nuova norma, ma con un semplice emendamento alla Legge che istituisce il fermo amministrativo in modo da stabilire che il veicolo, oltre a non poter essere alienato, usurato e demolito, poteva essere liberato da questo vincolo allorquando il veicolo stesso fosse da destinare a demolizione”.

C’è anche una contraddizione in termini, se ci si pensa, perché se il veicolo è da destinare a demolizione è giocoforza che non ha più il valore iniziale che è il presupposto a garanzia per l’ente pubblico sulla cui obbligazione è stato posto il fermo amministrativo”.

Ebbene, ci sono state proposte di emendamento e il risultato finale, a mio avviso risulta un po’ maldestro perché quel che ne è venuto fuori, va sì in direzione di una risoluzione, però il fatto che si basi sulla inutilizzabilità del mezzo e che questa circostanza debba essere certificata da una PG che non ha alcuna qualificazione dal punto di vista della competenza per stabilire se un veicolo è utilizzabile o meno, già questo testimonia una debolezza del provvedimento”.

Poi se si scrive in questi termini e non si completa la normativa con una sorta di norma di attuazione che prevede che il Comune o chi per esso, la PG locale o i Vigili Urbani sono in qualche modo tenuti a rilasciare questa certificazione quando l’utente ne fa richiesta, allora accade quel che stiamo osservando adesso dove, pur essendo previsto un onere economico per questa certificazione, in moltissimi casi non sanno come fare o si rifiutano di farlo”.

E dunque?

Quello che noi auspichiamo oggi è che nonostante la norma, a nostro avviso, sia scritta in modo diciamo, impreciso, visto che sarebbe bastato modificare il comma sostenendo che il veicolo, pur gravato da fermo amministrativo, giunto a fine vita, si possa radiare senza questa certificazione di inutilizzabilità ma solo con il certificato dell’impianto di autodemolizione che testimonia che il veicolo è andato effettivamente a demolizione”.

Ovviamente non ci deve essere nessun onere economico riconosciuto all’ultimo detentore. D’altro canto, questo non esclude che il veicolo abbia un suo valore economico, perché quando si dice che il veicolo in demolizione ha valore zero si afferma una cosa clamorosamente inesatta dal momento che proprio il valore intrinseco del veicolo, della sua massa metallica e dei suoi materiali e componenti viene valorizzato dagli autodemolitori come materie prime seconde o ricambi usati”.

È ovvio che di tutto questo nulla deve andare all’intestatario perché questa cifra deve coprire gli oneri di smontaggio, messa in sicurezza e smaltimento del veicolo stesso che di per se sono abbastanza pesanti”.

Auspichiamo che il Legislatore agisca integrando quell’emendamento alla norma andando ad indicare le modalità precise e obbligatorie in capo ai soggetti che ha indicato come aventi facoltà di realizzare questa pratica per poterli conferire di modo che gli effetti di questo emendamento diventino concreti”.

Ma nel breve periodo, secondo C.A.R., ci saranno dei vantaggi per gli autodemolitori?

Diciamo che i vantaggi ci possono essere e infatti, in qualche caso dove le PG locali o il Comune si sono adoperati per predisporre del personale che possa rispondere di questo tipo di istanza, le cose funzionano, ma sono pochissimi casi”.

Nella maggior parte non si arriva a dare efficacia al provvedimento scritto in questo modo; bisogna che lo si integri con una ulteriore Circolare, non tanto esplicativa, quanto indicativa dell’obbligatorietà dell’azione”.

Voglio dire: quanto si va presso un Comando di Vigili Urbani in funzione di questa norma e gli si chiede di certificare la inutilizzabilità del veicolo, quell’ente, quei soggetti, devono sentirsi obbligati a farlo altrimenti il problema rimane e si perde l’opportunità di una norma che invece è fin troppo opportuna a risolvere un problema che si trascina da anni”.

Come CAR i vostri passi saranno?

Stiamo scrivendo al legislatore che ha prodotto l’emendamento per evidenziargli l’imperfezione di cui ho cennato e per la quale è necessaria, ribadisco, una apposita integrazione”.

Auspichiamo che preso atto delle nostre indicazioni si produca, quanto meno un documento interpretativo che vada ad integrare la norma con la comunicazione agli enti locali e alle PG circa l’obbligatorietà dell’azione che, a questo punto, diventa propedeutica e conditio sine qua non piena operatività della norma stessa… Con beneficio di tutti: delle imprese di autodemolizione, delle città e dell’ambiente”.

Di A. P. 

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