Gran parte dei problemi di salute in Europa è ancora legata all’inquinamento

Le comunità più povere e chi vive in città sono più colpiti da inquinamento, rumore e temperature elevate.

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Secondo la relazione pubblicata recentemente dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), dal titolo “Healthy environment, healthy lives: how the environment influences health and well-being in Europe(Ambiente sano, vita sana: come l’ambiente influenza la salute e il benessere in Europa) la qualità dell’ambiente in Europa riveste un ruolo chiave per la nostra salute e il nostro benessere.
Non solo, le deprivazioni sociali, i comportamenti poco salutari e i mutamenti demografici in Europa influiscono sulla salute ambientale, interessando maggiormente le fasce più vulnerabili della popolazione.

La relazione, che attinge ampiamente dai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle cause dei decessi e delle malattie, sottolinea che l’inquinamento dell’aria resta la principale minaccia alla salute in Europa ed è responsabile di oltre 400.000 morti premature all’anno nell’UE.

A seguire l’inquinamento acustico, che contribuisce a 12.000 morti premature, e gli effetti del cambiamento climatico, in particolare le ondate di calore.
In Europa, il 90% dei decessi imputabili all’ambiente deriva da malattie non trasmissibili, inclusi tumori, malattie cardiovascolari, disturbi mentali, comportamentali e neurologici, disturbi muscoloscheletrici e asma.

Il carico di inquinamento e cambiamento climatico assume proporzioni diverse in Europa e si notano differenze nette tra i paesi dell’Europa orientale e occidentale.
La maggior parte delle morti attribuibili all’ambiente a livello nazionale è in Bosnia-Erzegovina (27 %), mentre i tassi più bassi si registrano in Islanda e in Norvegia (9 %).

Sono proprio le comunità con carenze sociali a dover lottare contemporaneamente con povertà, qualità dell’ambiente scadente e problemi di salute.
Le popolazioni più povere sono spesso esposte a livelli superiori di inquinamento, rumore e a temperature elevate, mentre le condizioni preesistenti di salute aumentano la vulnerabilità ai pericoli per la salute di origine ambientale.

Anche chi vive in città è esposto a molteplici rischi in ogni momento, tra cui inquinamento dell’aria, dell’acqua e acustico, nonché a sostanze chimiche, che si combinano e in alcuni casi agiscono contemporaneamente con conseguenze sulla salute. Tra l’altro, in città è molto più difficile avere accesso a spazi verdi e spazi blu, ossia in prossimità dell’acqua.

Esiste un chiaro legame tra lo stato dell’ambiente e la salute della nostra popolazione. – ha dichiarato Virginijus Sinkevičius, Commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca – Tutti devono capire che se ci prendiamo cura del nostro pianeta non salviamo solo gli ecosistemi, ma anche la vita delle persone, in particolare di chi è più vulnerabile. L’Unione europea è impegnata a seguire questo approccio e, grazie alla nuova strategia sulla biodiversità, al piano d’azione per l’economia circolare e ad altre nuove iniziative, siamo in cammino per costruire un’Europa più resiliente e più sana per i suoi cittadini e non solo”.

Una migliore integrazione delle politiche e un aumento degli spazi verdi e blu rappresenta quindi parte fondamentale della soluzione.

Un ambiente naturale sano costituisce, inoltre, un meccanismo strategico per l’erogazione di servizi di sanità pubblica, perché riduce le malattie e promuove la salute e il benessere.
Con l’attuazione di soluzioni ecologiche ne traggono beneficio contemporaneamente la salute, la società e l’ambiente.

Una ricerca in corso sta indagando i legami tra l’attuale pandemia di COVID-19 e le dimensioni ambientali.
Si ritiene che il virus responsabile del COVID-19 abbia «fatto un salto di specie» dagli animali agli esseri umani, un risultato imprevisto della pressione che i consumi sempre maggiori esercitano sui nostri sistemi naturali.

Per quanto riguarda l’impatto che il COVID-19 ha sulle comunità, i primi dati suggeriscono che l’inquinamento dell’aria e la povertà possano essere collegati a tassi di mortalità maggiori. Ovviamente per chiarire queste interazioni sono necessari ulteriori studi.

La COVID-19 è stata un altro campanello d’allarme – ha affermato Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare – e ci ha resi profondamente consapevoli della relazione tra i nostri ecosistemi e la nostra salute, nonché della necessità di guardare in faccia la realtà: i nostri modi di vivere, di consumare e di produrre generano effetti dannosi sul clima e sulla nostra salute. Con la nostra strategia “Dal produttore al consumatore” a sostegno di un’alimentazione sostenibile e sana e con il futuro piano europeo di lotta contro il cancro, ci siamo assunti un impegno consistente per tutelare la salute dei nostri cittadini e del nostro pianeta”.

Gli spazi verdi e quelli in prossimità dell’acqua di buona qualità nelle aree urbane favoriscono la salute e il benessere, perché offrono zone adatte all’attività fisica, al rilassamento e all’integrazione sociale, con vantaggi notevoli per le comunità più svantaggiate.

Inoltre questi spazi rinfrescano le città durante le ondate di calore, mitigano le alluvioni, riducono l’inquinamento acustico e supportano la biodiversità urbana.

Nel corso della pandemia di COVID-19, infine, è stata osservata una riscoperta dei vantaggi che l’accesso alle aree verdi e a quelle in prossimità dell’acqua ha sulla salute e sul benessere mentale, soprattutto nelle aree urbane.

Per tanto è necessario attuare al più presto una strategia sostenibile e inclusiva per migliorare la salute, la qualità della vita dei cittadini e il rispetto della natura.

Senza lasciare indietro nessuno.


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