Pezzi di ricambio e veicoli a fine vita: urge fare chiarezza.

Il rispetto dei ruoli e delle regole deve essere un imperativo nella filiera ELV per la sopravvivenza delle imprese. La riflessione di Alfonso Gifuni, presidente della Confederazione Autodemolitori Riuniti.

A margine dell’intervento che il Presidente della Confederazione Autodemolitori Riuniti, Alfonso Gifuni, ha fatto nell’ambito della puntata odierna di “Diamo voce all’Ambiente”, visibile a questo link  su Touch Play Web TV, come Notiziario Autodemolitori abbiamo voluto approfondire con lui alcune questioni relativamente all’annoso problema della cannibalizzazione dei pezzi di ricambio sui veicoli a fine vita da parte di soggetti interni ed esterni alla filiera ELV.

Nell’ultima edizione (2020) del Rapporto “L’Italia del Riciclo”, la sezione dedicata ai veicoli fuori uso presentava ancora non poche problematiche, fra le quali, accanto all’esportazione illegale di veicoli a fine vita, la più spinosa per le imprese di autodemolizione è quella del peggioramento del livello qualitativo del materiale in ingresso nei centri di demolizione che va ad aggravare ulteriormente una situazione già fortemente compromessa, intendendo la mai del tutto risolta questione in base alla quale con allarmante frequenza, troppi veicoli a fine vita arrivano ai centri di raccolta autorizzati già privati dei più golosi pezzi di ricambio.

In quell’occasione gli estensori del Rapporto avevano sottolineato, tra l’altro, la necessità di porre mano ad “urgenti interventi normativi” in grado di contrastare pratiche scorrette ed illegali; monitorare e regolamentare la vendita online di parti di ricambio. (Per maggiori informazioni si rimanda all’articolo di cui al seguente link).

Presidente Gifuni, cosa ne pensa di questo problema che continua ad affliggere la categoria degli autodemolitori minando la sopravvivenza delle imprese?
Quello del corretto approvvigionamento dei veicoli è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Quando l’ultimo detentore, l’intestatario del veicolo o chi per esso lo detiene per ultimo decide di affidarlo al demolitore, in quella dichiarazione di volontà della demolizione c’è già il presupposto giuridico perché il veicolo fuori uso possa considerarsi rifiuto.

Da quel momento in poi quel veicolo non può fare altre percorsi; giuridicamente l’art. n. 46 del Decreto Ronchi (1997, con vigenza da giugno ’98), chiarisce in modo inequivocabile che il veicolo deve arrivare solo al demolitore.

Però non sempre le cose vanno come dovrebbero andare…
Oggi stanno accadendo cose incredibili che hanno anche un risvolto pesante sull’economia della filiera; mi spiego meglio, grazie alle opportunità della vendita online, chiunque può vendere ricambi usati; li vendono i concessionari, le officine meccaniche… Questi sono guadagni che dovrebbero appartenere solo al demolitore. Faccio l’esempio delle catalitiche il cui prezzo medio, al momento, ha raggiunto la quotazione di 150 € a pezzo; se su un’auto si va a sottrarre indebitamente tale frazione, si toglie 1/3 del valore complessivo.

Tutto questo accade in funzione di una evoluzione informatica della filiera dove l’ultimo detentore o il meccanico che è molto più avvezzo alla conoscenza del valore reale dei vari pezzi, o il concessionario che, vendendo auto nuove ha la possibilità di ritirarne diverse ogni mese, può farsi vere e proprie “vetrine on line” dove vendere di tutto. Alla fine, l’autodemolitore che deve, per legge, garantire il costo 0 all’ultimo detentore per gestire il veicolo, deve trarre l’economia per sostenere il sistema del proprio lavoro da quello che recupera dai veicoli.

È paradossale che chi ritira il veicolo ha l’obbligo del costo 0 e invece coloro che non hanno nessun titolo sul veicolo, al limite lo stesso privato, possono aver accesso alla maggior parte dell’economia del veicolo. Questo paradosso va a complicare il sostentamento della filiera stessa; oggi, che il rottame ha raggiunto una buona quotazione il demolitore ha un appiglio per la sua sopravvivenza, ma già lo scorso novembre, allorquando la quotazione del rottame era molto più bassa, il peso della ricambistica sottratta si è fatto sentire. Si consideri, poi, che la quotazione del prezzo del rottame è molto fluttuante e già le previsioni per i prossimi mesi non sono proprio rosee.

Non è più ammissibile, dunque, che soggetti impropri possano continuare a sottrarre pezzi dai veicoli destinati alla demolizione, nemmeno il diretto proprietario potrebbe farlo! Faccio l’esempio di un proprietario che prima di avviare a demolizione la sua auto mette in vendita il motore. Ebbene, menomare il veicolo di un elemento fondamentale alla sua funzione è già una manifestazione della volontà di demolire; ma se lo si vuol demolire è già un rifiuto e quindi un privato non ha alcun titolo per vendere quella parte. Senza considerare che, in questo caso, tutto avviene clamorosamente “in nero”.
Si pensi poi a quelle officine meccaniche che, per loro natura possono aver accesso ad una notevole quantità di veicoli da avviare a demolizione e si prendono il vantaggio economico della ricambistica ma non l’onore di smaltire correttamente il rifiuto che è demandato al demolitore, il quale, però, può contare solo sulla carcassa.

Cosa può fare, quindi il singolo demolitore e come può intervenire la categoria?
A onor del vero, il demolitore dovrebbe scrivere sul formulario che il veicolo ritirato, in questo caso, manca di portiere, sportelli, pneumatici, cambio, ecc. e manifestare che il detentore sta detenendo illegalmente una parte di quel rifiuto.
Ma questo non accade, comprensibilmente perché il demolitore ha interesse a non perdere anche un solo fornitore; ciò non giustifica la condizione nella quale è costretto a lavorare.
Come Associazione abbiamo valutato che demolire e smaltire correttamente un veicolo in un impianto perfettamente in regola con le norme e le tecnologie prescritte, costa mediamente tra i 150 e i 200 €; un impianto che demolisce 1.000 autoveicoli in un anno, ha come minimo 150.000 € di oneri fra costo del lavoro, oneri sociali, ammortamento dell’impianto e delle macchine, assicurazioni, polizze fideiussorie, carburante e spese energetiche… Se dal veicolo si riesce a recuperare in media 200-250 € è chiaro che si ha un utile, a veicolo, di poche decine di euro.
Ma se da quel veicolo si vanno a sottrarre impropriamente quei pezzi che hanno mercato, è altrettanto chiaro che il demolitore non può più sostenere la propria attività.
Tuttavia, il Legislatore ha affermato che l’attività di autodemolizione si deve autosostenere, cioè, l’ultimo detentore non deve pagare un centesimo per far smaltire il veicolo; per far questo il demolitore deve trarre dal veicolo stesso le risorse per gestire, trattare, mettere in sicurezza e smaltire adeguatamente il veicolo.

Non esiste, quindi, che altre figure della filiera possano mettere le mani sulla ricambistica del veicolo a fine vita.
Noi autodemolitori, e l’Associazione che rappresento, dobbiamo dire chiaramente che il veicolo da rottamare va conferito correttamente all’autodemolitore; nel caso di acquisto di una nuova auto, può andare anche al concessionario, ma occorre verificare che lo stesso concessionario sia in possesso della delega dell’autodemolitore, perché da solo il concessionario non ha la facoltà di ritirare nessun veicolo.

E nel caso del conferimento ad un intermediario?
Va spiegato anche che se il detentore conferisce il veicolo in modo improprio, vuoi ad un meccanico, ad un privato, ad un intermediario, questi deve avere una autorizzazione all’intermediazione e gli si deve consentire solamente di spostare la richiesta di ritiro del veicolo al demolitore. 

Questo perché l’intermediario non potrebbe ritirare il veicolo a meno di non essere iscritto all’Albo Nazionale Trasporto Rifiuti e avere, quindi, i mezzi idonei; non potrebbe detenere il veicolo, perché, in questo caso, dovrebbe essere in possesso di una autorizzazione all’intermediazione con detenzione (quindi con un piazzale a norma, ecc.); ma anche fatte salve queste condizioni, non avrebbe la facoltà di sottrarre neppure una vite!

Vorrei che questi concetti arrivino chiaramente all’utenza finale perché questo mercato improprio lo si può combattere con la prevenzione, cioè la corretta informazione, ma anche con la repressione tramite gli organi di controllo; faccio l’esempio della Polizia Postale che scopre un soggetto vendere continuativamente ricambi usati senza avere autorizzazione commerciale e senza autorizzazione alla demolizione, evidenziando, quindi, l’appropriazione indebita di pezzi di ricambio da veicoli fuori uso…

Tra l’altro, nel caso di una figura impropria questa pratica nasconde anche una mancata fiscalizzazione, perché tale figura non sarebbe neanche il possessore di quel pezzo di ricambio.
Nel caso, invece, dell’ultimo proprietario/detentore si potrebbe discutere sulla procedura di smontaggio in assenza di regole, però, almeno, vende un pezzo suo e solitamente si tratta di episodi “una tantum”.
Per concludere, ritengo che una corretta informazione e una maggior aderenza alle regole da parte di tutti i soggetti in gioco, farà la differenza.

 

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