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Mercato auto nazionale in affanno: serve una seria politica di incentivi

Mercato auto nazionale in affanno: serve una seria politica di incentivi

L’appello al Governo è emerso dalla trentesima Conferenza Stampa annuale del Centro Studi Promotor che ha rimarcato le varie emergenze che frenano il mercato auto nazionale.

Un mercato auto nazionale che sembra tornato indietro di 45 anni, caratterizzato da parco circolante dalla marcata anzianità rispetto a quelli dei maggiori partner europei e sul quale grava, vieppiù l’incertezza della transizione energetica.
Sono queste le tre principali emergenze emerse dalla trentesima conferenza Stampa annuale del Centro Studi Promotor che ha avuto luogo lo scorso 26 gennaio a Milano e che ha inteso illustrare lo stato dell’arte attuale e le prospettive future del mercato delle quattro ruote in Italia.

Ebbene, secondo i dati diramati dal CSP, lo scorso anno sono state immatricolate in Italia 1.316.702 autovetture, un numero che riporta il mercato al livello pari di quello raggiunto nel 1978!
E la prospettiva dei prossimi mesi non sembra migliorare molto, dal momento che gli analisti stimano le immatricolazione del 2023 a non più di 1.500.000 unità; un numero che solo apparentemente sembra un miglioramento, ma, in effetti racconta di un calo del 21,7% rispetto alla performance nazionale dell’ultimo anno prima della pandemia.

Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor – dovuta anche al fatto che gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche o con emissioni di CO2 molto contenute previsti nello scorso anno sono rimasti in gran parte non utilizzati in quanto non rispondenti alle esigenze del pubblico. Questa emergenza è decisamente preoccupante perché riguarda un comparto che con il suo indotto vale il 12% del PIL italiano”.

A gettare ulteriore legna sul fuoco, l’annosa problematica del nostro parco auto circolante, già di per sé piuttosto vecchio; inoltre la mancata sostituzione delle auto più vecchie, ha fatto salire l’età media del parco circolante italiano sopra quella europea: 12,2 anni contro 12; ma occorre considerare anche che i principali mercati UE hanno medie più basse: Germania, 10,1; Francia, 10,5; mentre solo la Spagna ci supera con 13,5 (dati ACEA).

Una tale situazione, non rappresenta solo un problema economico di mancate vendite, perché auto più vecchie in circolazione significa maggior inquinamento atmosferico da trasporti e minore sicurezza stradale
CSP ha rimarcato su questo punto che nel 2021 sulle nostre strade sono morte 49 persone per ogni milione di abitanti mentre in Germania il dato corrispondente è pari a 31.
A tutto questo si aggiunge la non trascurabile incertezza dovuta alla transizione energetica e al passaggio dal motore endotermico a quello elettrico.

La ricetta per una cura efficace del sofferente mercato auto nazionale, secondo il Presidente Quagliano, prevede un unico ingrediente: “una efficace politica di incentivi” che dovrebbe prevedere anche l’input alla rottamazione e sostituzione di vecchie auto con autovetture magari ad alimentazione tradizionale ma con emissioni di CO2 più contenute.

Come è noto – è emerso dalla Conferenza stampa di Milano – per quest’ultimo tipo di auto sono in vigore incentivi prenotabili dal 10 gennaio, ma i fondi si stanno rapidamente esaurendo e occorre dunque non solo rifinanziarli ma anche aumentare l’entità dell’incentivo che attualmente è di 2.000 euro, una cifra non sufficiente per far maturare la decisione di acquisto di una nuova auto e che quindi in concreto si riduce a un premio per chi ha già deciso di acquistare o per il venditore, se non concede lo sconto d’uso, che normalmente si aggira attorno all’8% e che, come è stato fatto in precedenti campagne di rottamazione, dovrebbe essere riconosciuto obbligatoriamente dal venditore a chi acquista con incentivo”.

E ancora, è vero che per favorire la transizione energetica sono in vigore incentivi per l’acquisto di auto a zero o a basse emissioni di CO2, tuttavia, hanno ricordato dal CSP, lo stanziamento, come è già successo l’anno scorso, rischia di rimanere in gran parte inutilizzato per i vincoli che riguardano il tipo di soggetti che possono usufruirne e per il tipo di auto acquistabile con l’incentivo.
Pertanto: “per rendere efficaci questi incentivi occorre che questi vincoli vengano eliminati e che si preveda che l’incentivo possa essere richiesto da qualsiasi soggetto e per qualsiasi auto a basso impatto”.

L’appello emerso dall’incontro del Centro Studi Promotor, in definitiva, è tutto rivolto al Governo, affinché: “adotti nuovi incentivi, dato che quelli prenotabili dal 10 gennaio non sono efficaci, come d’altra parte non sono stati efficaci quelli adottati nel 2022 e presi a modello per varare gli incentivi attualmente in vigore”.

 

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