Mercato auto Italia: l’anno inizia in positivo, +6,2%

Tuttavia per colmare il divario con il 2019 serve ancora parecchia strada. Per gli operatori occorre un approccio pragmatico ai vari fattori in gioco per sostenere il settore e salvare gli obiettivi di neutralità climatica.

Apertura in positivo per il mercato auto italiano che, secondo i dati pubblicati a inizio febbraio dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel primo mese dell’anno ha totalizzato ben 141.980 immatricolazioni di auto, con una crescita del 6,2% nel confronto con gennaio 2025.

Sono, circa 8.200 unità in più; risultato più che apprezzabile considerata una giornata lavorativa in meno rispetto all’analogo mese dello scorso anno.

Tuttavia, come abbiamo imparato a fare in questi ultimi anni, il quadro realistico del mercato va fatto non tanto sugli ultimi risultati, quanto, piuttosto sui dati pre-pandemia. In questo caso, la fotografia del mercato auto italiano è molto più cupa, mancando ancora circa 23.000 unità rispetto a gennaio 2019, con un differenziale negativo del -14,1%.

Guardando al mercato dal punto di vista delle diverse alimentazioni, secondo l’UNRAE, i risultati di gennaio hanno evidenziato un piccolo calo nella quota di mercato delle auto elettriche a batteria (6,6%) rispetto ai picchi registrati negli ultimi due mesi dell’anno precedente e, tuttavia, in crescita rispetto al 5,5% registrato a gennaio 2025.

Le auto elettriche ibride, particolarmente apprezzate dagli acquirenti, hanno chiuso il mese guadagnando 7,2 punti percentuali e arrivando ad una quota del 52,1%; mentre, prosegue il trend in discesa per le alimentazioni tradizionali, benzina e diesel che continuano a perdere punti e si attestano, a gennaio, rispettivamente al 18,7% e al 7,3% di share.

“Dopo le difficoltà del 2025, questo primo risultato positivo alimenta la speranza che l’anno in corso possa mostrare un primo, graduale ma significativo, recupero del mercato, anche grazie all’atteso lancio di nuovi modelli in produzione nel nostro Paese e all’implementazione delle misure di sostegno previste dal Fondo automotive del Mimit, di cui è stata resa nota la programmazione pluriennale delle risorse fino al 2030”, ha commentato Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA.

Il commento ai dati di gennaio è stato occasione per ribadire quanto già evidenziato durante il Tavolo Automotive convocato dal Ministero delle imprese e del Made in Italy lo scorso 30 gennaio, allorquando l’Associazione aveva ribadito, tra gli altri provvedimenti: “la bontà del pacchetto di incentivi di cui i cittadini potranno usufruire per l’installazione delle infrastrutture di ricarica domestiche e condominiali, che riteniamo essere uno strumento importante per avvicinare sempre più i consumatori alla mobilità elettrica”.

Ma, in quell’occasione, ricordano da ANFIA, la sottolineatura più importante era sul tema del Pacchetto automotive della Commissione Ue sul quale il Presidente Vavassori rimarca come sia importante che: “la revisione del Regolamento sulle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri prenda una direzione chiara e pragmatica in tempi rapidi, al fine di orientare correttamente i consumatori. Per questo, chiediamo che venga applicato da subito il principio di neutralità tecnologica – riconoscendo il contributo dei carburanti rinnovabili fin dall’entrata in vigore della revisione e introducendo un carbon correction factor (CCF) che consenta di calcolare il contributo di riduzione delle emissioni dei veicoli alimentati con carburanti rinnovabili (liquidi e gassosi) – e che vengano rivisti i target al 2030 e al 2035”.

In una fase particolarmente delicata per l’automotive europeo, è fondamentale che l’Italia possa dialogare con i principali partner europei partendo da riferimenti comuni”, aveva dichiarato nel corso del Tavolo, Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE.

Nel ricordare come il mercato nazionale dei veicoli elettrici si attesta solo al 15,3%, contro il 27% o 30% di Paesi come Francia e Germania che, necessariamente costituiscono i soggetti coi quali interloquire prioritariamente nel dialogo europeo sul futuro del settore, il Presidente UNRAE aveva tracciato anche alcune linee da seguire per colmare il divario nazionale.

Servono strumenti concreti ed efficaci: una riforma mirata della fiscalità delle flotte aziendali – intervenendo su detraibilità dell’IVA, deducibilità dei costi e tempi di ammortamento – può dare un impulso immediato al mercato, accelerare il rinnovo del parco circolante e favorire la diffusione dei veicoli a zero e basse emissioni, nel rispetto di un approccio pragmatico e di neutralità tecnologica”.

Intanto, se l’apertura positiva dell’anno per mercato auto italiano farebbe ben sperare, sulla sua chiusura al termine del 2026 permangono prospettive piuttosto caute.

Gli analisti di UNRAE confermano una domanda debole e un volume di 1.540.000 immatricolazioni, con solo un piccolo aumento dello 0,9% sul 2025, cosa che, però, non basterebbe a colmare l’ampio divario col 2019 che, in quest’ultima ipotesi sarebbe ancora del -19,7%, pari a 377.000 vetture in meno.
Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi mesi.

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