Veicoli prodotti in Europa: occorre salvaguardare produzione, valore e sostenibilità
Per l’Associazione europea dei fornitori automobilistici, CLEPA, occorre rafforzare le capacità industriali Ue, rafforzare le catene di approvvigionamento resilienti e garantire posti di lavoro di alta qualità attraverso misure che promuovano il Made in Europe.

Mentre si attende la diffusione, da parte della Commissione Ue in merito ad una sua proposta di legge che ricade sotto la denominazione di Industrial Accelerator Act e che si prefigge di stabilire i requisiti di contenuto “made in Ue” e di livelli di emissione di carbonio per i prodotti acquistati tramite appalti pubblici o che beneficiano di sussidi alla produzione, anche l’industria automobilistica europea si sente coinvolta.
Secondo una bozza della proposta che, in questi giorni, sta circolando fra agenzie di stampa, i produttori di veicoli elettrici acquistati o noleggiati tramite appalti pubblici, per accedere alle sovvenzioni dovranno garantire che l’assemblaggio degli EV avvenga interamente nell’Unione e che contengano almeno il 70% di componenti fabbricati nell’area Ue (ad esclusione delle batterie).
Ma vincoli similari potrebbero essere previsti anche per altri materiali come plastica, alluminio e acciaio, sempre in considerazione di favorire l’accelerazione dell’industria domestica a basse emissioni, sviluppare catene del valore locali e fronteggiare la concorrenza sleale di Paesi extra Ue.
Orbene, in attesa della pubblicazione della proposta suddetta, che dovrebbe essere presentata il prossimo 26 febbraio, i vertici di CLEPA, l’associazione europea dei fornitori automobilistici, hanno inviato una lettera aperta alla Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen e ai vari Commissari nella quale esortano a sostenere l’industria Ue in considerazione del fatto che: “sussidi distorsivi, sovraccapacità sostenuta dallo Stato e dazi unilaterali stanno ponendo i fornitori automobilistici europei in una situazione di svantaggio strutturale” e che, in questo quadro: “Una definizione chiara e ambiziosa del “veicolo europeo” è essenziale per garantire che il valore della trasformazione della mobilità resti radicato in Europa”.
I fornitori automobilistici europei, ricordano di essere responsabili del 75% del valore totale di un veicolo e rivendicano il ruolo di motore della ricchezza in Ue nel creare valore economico, posti di lavoro e stimolando ricerca e sviluppo.
Eppure, queste eccellenze, oggi, si trovano in un quadro di forte instabilità ed incertezza dovute una situazione di “svantaggio strutturale” che pone i produttori europei ad affrontare la concorrenza sleale di Paesi extra Ue.
“Le importazioni di componenti automobilistici dalla Cina hanno raggiunto gli 8,2 miliardi di euro – hanno scritto da CLEPA – Abbiamo assistito a una sorprendente inversione di tendenza: un confortevole surplus commerciale di quasi 7 miliardi € solo cinque anni fa si è ridotto a un deficit di 0,7 miliardi E. Sorprendentemente, questo cambiamento riguarda i componenti automobilistici tradizionali, segmenti in cui l’Europa è stata storicamente un attore dominante”.
Il fatto è che, rimarcano i firmatari della lettera Matthias Zink, e i vicepresidenti Iñigo Laskurain, Jean-Luc di Paola Galloni e Marco Stella, continuare ad importare tecnologia più economica da fuori Ue rischia di compromettere la capacita delle imprese europee di fare innovazione nel futuro erodendo le catene del valore domestiche, ma anche la solidità dei siti produttivi e, più in generale, l’autonomia strategica.
Senza contare che questa dipendenza da Paesi meno regolamentati ha un evidente costo ambientale e sociale; nel citare lo studio “Automotive component – driving EU competitiveness and value creation” a cura di Roland Berger, una delle principali società di consulenza strategica al mondo, da CLEPA rimarcano che “entro il 2030 fino a 350.000 posti di lavoro europei potrebbero essere persi a favore di altre regioni se non agiamo”.
In questo senso, scrivono i produttori di componenti auto una legge europea che intende favorire e salvaguardare la produzione “made in Ue” dovrebbe avere la capacità di: “rafforzare le capacità industriali in Europa, rafforzare le catene di approvvigionamento resilienti e garantire posti di lavoro di alta qualità”, anche a partire da una definizione di veicolo europeo che sarà il fattore decisivo.
In questo senso, secondo l’Associazione, una definizione di questo tenore: “dovrebbe richiedere il 75% di contenuto locale o superiore a livello di veicolo, batterie escluse, e garantire che la maggior parte del valore sia generata all’interno dei nostri confini…. Inoltre, l’Industrial Accelerator Act deve stabilire soglie graduali e mirate per le tecnologie critiche, in particolare i propulsori elettrici e i componenti elettrici ed elettronici (E&E). Questa misura mira a riconoscere da dove proviene tale valore”.
L’esigenza, insomma, è che mentre tutta l’industria automobilistica europea, e quindi anche quella dei fornitori di componentistica, stanno muovendo ingenti investimenti nella decarbonizzazione e nella digitalizzazione, occorre: “una definizione chiara e ambiziosa di “veicolo europeo” (…) fondamentale per garantire che la trasformazione della mobilità e il valore e i posti di lavoro che crea rimangano radicati in Europa”.
Per essere, in definitiva, meno dipendenti dall’estero e dalle fluttuazioni del mercato e dell’instabilità globale.
Staremo a vedere.







