Flotte aziendali; servono obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi
Per Transport & Environment col passaggio dal 45% di obiettivo medio Ue di elettrificazione delle flotte al 69% deriverebbero effetti molto positivi su vendite di veicoli a zero emissioni, produzione e occupazione.

La spinta alla maggior vendita di auto elettriche a zero emissioni in Ue potrebbe essere maggiore e più efficace se la Commissione Ue puntasse di più sulle flotte aziendali, portando l’obiettivo medio Ue di elettrificazione delle stesse dal 45% al 69%, escludendo, al contempo, le auto ibride plug-in (PHEV).
È quanto emerge dallo studio di Transport & Environment: “EU Regulation on Clean Corporate Vehicles” che riporta l’attenzione sulle opportunità di decarbonizzazione dei trasporti a partire da quelli direttamente conducibili alle grandi imprese.
Secondo lo studio, infatti, con obiettivi più ambiziosi, si riuscirebbe ad arrivare fino a 2 milioni di vendite in più che consentirebbero di coprire il 57% dell’immatricolato necessario per raggiungere gli obiettivi europei con effetti più che sensibili sulla riduzione delle emissioni dei trasporti in Ue.
Lo studio di T&E prende le mosse dalla proposta di regolamentazione relativa alla decarbonizzazione delle flotte aziendali che la Commissione Ue ha inserito nel Pacchetto automotive dello scorso dicembre (ne avevamo parlato qui) laddove, tra le altre misure, si vorrebbero introdurre obiettivi vincolanti per gli Stati membri per incentivare l’uso di veicoli a zero e basse emissioni (fino a 50 g/km di CO₂), inclusi quindi gli ibridi plug-in, da parte delle grandi imprese, fissando un obiettivo medio del 45%.
Tuttavia, sottolineano da T&E, un obiettivo di questa portata riuscirebbe a garantire ai produttori di autoveicoli europei solo il 37% delle vendite necessarie per rispettare i propri target di CO2.
Non solo, nonostante i produttori di auto sostengano che la domanda di EV non è sufficiente per rispettare i target UE di riduzione delle emissioni di CO₂ al 2030, dall’analisi effettuata da T&E emerge che, con obiettivi più ambiziosi, fra cui l’esclusione dei veicoli ibridi plug-in, si garantirebbe una quota significativa delle vendite elettriche.
“Proporre una legge sulle flotte che non incentivi le grandi aziende a guidare il cambiamento rischia di essere inefficace”, ha dichiarato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia.
Sui motivi dell’esclusione dei veicoli ibridi plug-in la posizione di T&E è chiara: “le emissioni reali dei veicoli ibridi plug-in sono attualmente pressoché le stesse di quelle dei veicoli ibridi convenzionali e a combustione. Sebbene l’aggiornamento del fattore di utilità previsto per il 2027/2028 miri ad avvicinare i valori ufficiali alla realtà, la normativa dovrebbe escludere proattivamente i veicoli ibridi plug-in e concentrarsi solo sui veicoli a zero emissioni”.
“I legislatori hanno due strade – ha proseguito Marchetti – aumentare gli obiettivi per i veicoli elettrici ed eliminare gli ibridi plug-in, oppure rischiare che questa norma non realizzi il suo pieno potenziale come volano strategico per la decarbonizzazione del trasporto stradale”.
Ma c’è di più. Puntare su obiettivi più ambiziosi, rimarcano dalla principale organizzazione europea per la decarbonizzazione dei trasporti, non solo agirebbe da leva sulla domanda, ma avrebbe effetti positivi anche sulla produzione industriale e quindi, sull’occupazione.
Considerando, altresì, che già lo scorso anno il 74% dei nuovi veicoli elettrici aziendali immatricolati nell’UE è stato prodotto in Europa e che questa è destinata a crescere ulteriormente se l’ulteriore obiettivo europeo di promozione del “Made-in-Ue” (come definito nell’Industrial Accelerator Act la cui presentazione ha avuto diversi stop e, attualmente è fissata al prossimo 4 marzo), dovesse diventare un prerequisito per quei veicoli che beneficiano di un sostegno finanziario pubblico.
Ma c’è ancora un altro aspetto positivo da considerare relativamente a questa strategia che mette in primo piano le flotte aziendali; quello legato al mercato dell’usato.
Sì, perché se è vero che l’80% degli europei acquista auto usate è altrettanto vero che le flotte delle imprese alimentano questo mercato grazie ad un turnover di possesso o leasing dei veicoli di soli 2-4 anni.
Pertanto, aumentare l’obiettivo di elettrificazione delle flotte aziendali così come rimarcato da T&E Italia in un suo comunicato stampa, genererebbe; “21,1 milioni di veicoli elettrici sul mercato dell’usato tra il 2030 e il 2035, 3,6 milioni in più rispetto allo scenario attuale, mentre gli obiettivi proposti dalla Commissione lascerebbero sostanzialmente invariato tale numero”.
“La normativa sulle flotte è l’asso nella manica dell’UE per potenziare la produzione automobilistica interna – ha aggiunto Marchetti – I veicoli elettrici made-in-EU sono già la scelta preferita degli acquirenti corporate quando passano all’elettrico: obiettivi ambiziosi per le flotte sosterranno produttori e posti di lavoro europei”.
“La mobilità elettrica non riduce solo le emissioni: aumenta l’indipendenza energetica dell’Europa, diminuendo l’import di petrolio (circa 250 miliardi l’anno) e limitando l’esposizione a tensioni geopolitiche. Inoltre, grazie alla maggiore efficienza dei veicoli elettrici, il fabbisogno complessivo di energia si abbassa a parità di mobilità”.
Non resta che attendere gli sviluppi considerando che, tanto l’industria automobilistica, quanto la sostenibilità europea cercano risposte urgenti.








