Punti di ricarica in Italia: bene numeri e confronto con i Paesi Ue, ma c’è ancora da fare

La fotografia dello stato dell’arte nel nostro Paese nell’ultimo report di Motus-E, in collaborazione con GSE e RSE. Superata la quota delle 73.000 colonnine.

La rete di ricarica stradale nazionale non sfigura nel confronto con quelle dei principali Paesi europei, anzi continua a crescere, persino nelle grandi arterie autostradali.

Lo ha reso noto Motus-E (NdR: l’associazione italiana che annovera i principali operatori industriali dei settori automotive ed energia e del mondo accademico e che opera per favorire la transizione energetica nel mondo dei trasporti, promuovere la mobilità elettrica e divulgarne i benefici economici e ambientali), nel corso della presentazione dello studio: “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia” avvenuta a Rimini nel corso dell’ultima edizione di KEY – The Energy Transition Expo.

Lo studio, condotto dalla stessa Associazione in collaborazione con GSEGestore dei Servizi Energetici e RSE – Ricerca sul Sistema Energetico (consultabile qui), conferma che la rete italiana delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche continua a crescere e lo fa meglio di altri Paesi Ue più avanzati sulla e-mobility come Francia, Germania e Regno Unito; tuttavia, non mancano alcune criticità.

Andiamo con ordine.
A conti fatti, al 31 dicembre 2025, in Italia sono risultati installati 73.047 punti di ricarica a uso pubblico con un balzo di 8.656 in più unità rispetto al 2024. Solo nell’ultimo trimestre dell’anno sono stati installate 2.775 unità.

Non cresce solo il numero totale di colonnine di ricarica, cresce anche il numero delle installazioni ad alta e altissima potenza: infatti, secondo lo studio, il 62% dei punti di ricarica realizzati nel 2025 è di tipo veloce e ultraveloce; una quota molto più alta rispetto all’anno precedente quando la share relativa si era fermata al 47%.

Procede, anche se più lentamente, l’ampliamento della rete di ricarica nelle autostrade con 1.374 punti di ricarica (di cui il 62% con potenza superiore ai 150 kW), rispetto ai 1.087 registrati a fine 2024. Tuttavia, il numero sale a 4.170 punti se si considerano anche le colonnine entro 3 km dalle uscite autostradali.

A livello territoriale, sono le regioni del Nord, quelle peraltro dove la diffusione di EV è più massiccia, a detenere lo scettro della maggior concentrazione di punti di ricarica a uso pubblico complessivi (59%), seguite dal Sud (22%) e dal Centro (19%).

Un rapido sguardo al “podio” delle Regioni vede in testa la Lombardia con 15.836 punti di ricarica, seguita da: Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969). Roma risulta la città con le maggiori installazioni (3.973), davanti a Milano (3.375) e Napoli (2.277). Tuttavia, se si considerano i pdr in rapporto alla superficie (km2) in testa schizza Napoli (19,5 punti ogni km²), seguita da Milano (18,6 punti ogni km²) e Torino (poco meno di 9,3 punti ogni km²).

E il confronto con i principali Paesi Ue di cui si cennava all’inizio?
In Italia, secondo Motus-E, c’è un punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 auto elettriche immatricolate; un buon risultato se si considera che la Francia ne ha 1 ogni 8,3 auto elettriche, la Germania 1 ogni 10,7 auto elettriche e il Regno Unito 1 punto ogni 16,6 auto elettriche.

Ottimo risultato anche il relazione ai punti di ricarica veloci in corrente continuaItalia (1 punto DC ogni 25,7 auto elettriche), Francia (1 punto DC ogni 38,7 auto elettriche), Germania (1 punto ogni 42,7 auto elettriche) e Regno Unito (1 punto ogni 80,1 auto elettriche).

Quasi allineato, invece, il rapporto fra pdr e lunghezza totale della rete stradale: 1 punto di ricarica ogni 4 km di strade in Italia, al pari di Germania e Regno Unito e prima della Francia (1 punto ogni 6 km).

La notevole espansione della rete testimonia ancora una volta l’impegno degli operatori del settore, costretti a muoversi in un contesto a dir poco sfidante”, ha osservato Fabio Pressi, presidente di Motus-E nel sottolineare alcune criticità come: “l’anomalo ritardo dell’Italia nell’adozione dei veicoli elettrici, con una quota di mercato pari a un terzo della media Ue, e le difficoltà di carattere normativo, regolatorio e autorizzativo, che complicano ulteriormente il lavoro a chi si sta assumendo il rischio di dotare il Paese di un’infrastruttura strategica, con investimenti che risultano difficilmente sostenibili , considerando i tassi di utilizzo attuali dell’infrastruttura”.

Se si vuole innovare il Paese, soprattutto dal punto della mobilità, secondo Pressi: “è indispensabile una presa di coscienza da parte di tutti delle dinamiche del settore e una reale cooperazione tra gli attori pubblici e privati coinvolti da questa grande transizione tecnologica, che richiede ora uno sforzo straordinario per aumentare la capillarità della rete in alcune aree, specialmente nel Mezzogiorno, dove la limitata penetrazione dei veicoli elettrici, pur a fronte di un crescente interesse per questa alimentazione, rende pressoché impossibili gli ingenti investimenti richiesti”.

Tra le priorità da affrontare e che hanno rimarcato da Motus-E resta il tema delle procedure autorizzative e delle difficoltà di collegamento alla rete da parte dei distributori locali, che si traducono in un 15% di infrastrutture installate dagli operatori ma non accessibili al pubblico.
Un valore che è certamente diminuito rispetto al 18% del 2023 e al 16% del 2024 e che potrebbe migliorare ulteriormente con adeguati correttivi.

Ma non solo, nel precedente paper “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”, l’Associazione aveva elencato 5 punti-chiave su cui intervenire:
– Riduzione dei costi di approvvigionamento energetico in capo agli operatori della ricarica, allineandoli agli altri grandi Paesi europei, per garantire prezzi finali al pubblico più competitivi.

– Interventi normativi e regolatori per semplificare le fasi di connessione delle infrastrutture e per dare piena applicazione alle normative europee in tema di decarbonizzazione del settore trasporti, dando immediata applicazione a quanto previsto dalla direttiva sulle energie rinnovabili (RED III).

– Copertura totale delle reti autostradali, per assicurare la completa infrastrutturazione delle arterie del Paese per la mobilità delle persone e il trasporto merci lungo tutto il territorio nazionale.

– Concessioni di suolo più lunghe, per garantire rientro e stabilità degli investimenti.

– Governance e pianificazione infrastrutturale centralizzate attraverso strumenti di monitoraggio e programmazione su cui far convergere i dati e gli scenari di tutti gli stakeholder.

Se i numeri, dunque, confermano un’Italia performante sotto il profilo dell’infrastruttura al servizio dell’e-mobility, non va sottaciuto, però, che vi sia ancora molto da fare.

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