Mobilità sostenibile nelle aree urbane: dal MASE 500 milioni di € per il potenziamento
La misura finanzierà interventi per la riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità della vita urbana.

Sostenere le città più esposte al problema dell’inquinamento atmosferico derivante dal traffico veicolare e dai trasporti in generale e dare un input al cambiamento.
È questo l’obiettivo principale che si prefigge il decreto siglato, in data 8 gennaio, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, così come da tutti i Ministri concertanti, che istituisce un Programma di finanziamento per il potenziamento della mobilità sostenibile nelle grandi aree urbane e che ora entra nella fase finale di adozione.
Il Provvedimento, si legge in una nota del MASE, prevede uno stanziamento complessivo di 500 milioni € da parte del Ministero stesso ed è rivolto ai Comuni capoluogo di Provincia con popolazione superiore a 50 mila abitanti e alle Città Metropolitane situate nelle aree interessate dal contenzioso europeo sulla qualità dell’aria.
Il Programma finanzierà interventi per la riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità della vita urbana, tra cui: il rafforzamento del Mobility Management, il potenziamento del trasporto pubblico locale e della mobilità collettiva, condivisa e a chiamata, il sostegno alla logistica urbana sostenibile, incentivi e azioni a supporto della domanda di mobilità sostenibile, nonché interventi per la regolamentazione e la gestione della mobilità urbana.
L’obiettivo è concentrare le risorse nei territori a maggiore densità di traffico e con una più elevata domanda di mobilità, così da accelerare il risanamento della qualità dell’aria e ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti.
Il Programma, scrivono dal MASE, adotta un approccio integrato, consentendo ai Comuni di intervenire in modo coordinato su più ambiti e di avvalersi del supporto tecnico dell’ANCI, al fine di massimizzare l’efficacia delle misure attivate.
“Con questo decreto mettiamo a disposizione risorse significative per aiutare le città più esposte all’inquinamento atmosferico a cambiare passo”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto.
“Investire sulla mobilità sostenibile significa migliorare la qualità dell’aria, tutelare la salute dei cittadini e rendere i centri urbani più vivibili e moderni. È una misura concreta che coniuga ambiente, sviluppo e qualità della vita”.
Giova qui ricordare che proprio a inizio dicembre l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel suo briefing “Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025” pubblicato in concomitanza con il Clean Air Forum (Bonn, 1 e 2 dicembre), ha sottolineato che ancora nel 2023 sono stati poco più di 180.000 i decessi attribuibili, in Europa, all’esposizione a concentrazioni di particolato fine (PM 2,5) superiori ai livelli indicati dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (ne avevamo parlato in questo articolo).
Ebbene, se è stata confermata la tendenza degli ultimi diciannove anni secondo cui l’impatto stimato sulla salute attribuibile all’esposizione a lungo termine ai tre principali inquinanti atmosferici-chiave continua a diminuire; va detto, però, che la maggior parte degli abitanti delle città dell’Ue (95%) sono esposti a livelli di inquinamento atmosferico notevolmente superiori a quelli raccomandati dall’OMS.
Contestualmente, poco prima di Natale, Kyoto Club e Clean Cities Italia hanno presentato online la serie di Report: ZTL – Zone a Transizione Limitata che analizzano, per la prima volta a livello subcomunale, gli indicatori di mobilità sostenibile in 8 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), con l’obiettivo di misurare l’equità urbana della mobilità e individuare le aree dove la transizione ecologica procede più lentamente.
Ebbene, dall’analisi effettuata è emersa una costante: i centri urbani più ricchi coincidono con le aree più accessibili e servite dal trasporto pubblico, mentre le periferie restano caratterizzate dall’utilizzo dell’auto privata e dalla carenza di infrastrutture.
In tutte le città analizzate il gradiente centro-periferia resta il principale fattore di esclusione: le aree più povere coincidono con quelle più inquinate e meno servite dal trasporto pubblico evidenziando, dunque, un problema non sono di rilevanza ambientale, ma anche di esclusione sociale.
“La mobilità sostenibile non è un tema tecnico, ma politico e sociale. Dove non arrivano autobus, tram e piste ciclabili, crescono disuguaglianza, isolamento e inquinamento. La transizione ecologica deve essere una transizione giusta”, aveva dichiarato Claudio Magliulo, coordinatore della Clean Cities Campaign Italia. “Le città italiane hanno compiuto passi importanti, ma la distanza tra centro e periferia resta enorme. Servono politiche redistributive, fondi strutturali e un Fondo Nazionale Trasporti finalmente stabile e adeguato”, aveva rimarcato Marco Talluri del Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club.
Ci auguriamo, dunque, che il futuro programma di finanziamento per il potenziamento della mobilità sostenibile nelle grandi aree urbane contribuisca attivamente a tracciare una nuova rotta verso un approccio più salubre e green alle nostre città.









