Regolamento Standard CO2 Auto e Furgoni: le richieste delle associazioni ambientaliste

Target più ambiziosi e test reali su strada sono alcune delle richieste dell’associazionismo ambientale italiano al Ministro Costa.

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In occasione della riunione del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente che si tiene oggi a Bruxelles in ordine alla nuova proposta di Regolamento per i nuovi standard di CO2 per Auto e Furgoni post-2020, le maggiori Associazioni ambientaliste italiane hanno redatto una serie di richieste per il Ministro per l’ambiente, la tutela del territorio ed il mare, Sergio Costa.

I firmatari dell’iniziativa sono stati Veronica Aneris, Transport & Environment; Anna Gerometta, Cittadini per l’Aria Onlus; Anna Donati, Kyoto Club; Mariagrazia Midulla, WWF; Giuseppe Onufrio, Greenpeace; Raimondo Orsini, Fondazione Sviluppo Sostenibile ed Edoardo Zanchini, Legambiente.

5 sono state le richieste da parte dell’associazionismo ambientale italiano:

1. Target di riduzione al 2025 ed al 2030 più ambiziosi.
Per essere in linea con l’Accordo di Parigi, le nuove auto e furgoni dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 del 60% entro il 2030, ossia il doppio di quanto proposto dalla Commissione.
La riduzione proposta del 30% al 2030 infatti oltre a non essere in linea con quanto richiesto dall’Accordo di Parigi, è insufficiente a permettere agli Stati Membri di ottemperare agli obiettivi sul clima nazionali e internazionali al 2030, così come la strategia a lungo termine di decarbonizzazione al 2050.

2. Standard intermedio obbligatorio al 2025
I nuovi modelli di auto e furgoni impiegano generalmente dai 5 ai 7 anni per passare dalla fase di progettazione a quella della commercializzazione, quindi un obiettivo temporale intermedio al 2025 assicurerebbe l’entrata sul mercato di mezzi più efficienti e meno inquinanti già nei primi anni del prossimo decennio. Inoltre, senza un target obbligatorio al 2025, nessun investimento tempestivo avrà luogo in Europa nei prossimi anni, ma avverrà, invece, in Cina, dove già molte case automobilistiche stanno investendo miliardi di euro e creando posti di lavoro per la produzione cinese.

3. Sistema di regolazione a due vie (bonus e malus) a complemento dell’attuale bonus volontario proposto dalla Commissione.
Si tratta di un approccio equo e trasparente atto a garantire che le case automobilistiche commercializzino auto a zero e basse emissioni in proporzioni adeguate, creando quella certezza nel mercato dei veicoli green e dell’intera filiera produttiva (es. batterie) in Europa.
I livelli delle vendite di veicoli elettrici dovrebbero essere in linea con quanto annunciato dalle case automobilistiche, almeno il 25% nel 2025, anziché il 15% proposto dalla Commissione, ed il 40-60% nel 2030.

4. Test reali su strada per le emissioni CO2
Al fine di assicurare che le emissioni vengano ridotte realmente e non solo sulla carta e che i conducenti possano contare sul reale risparmio di carburante dichiarato dalle case automobilistiche, il nuovo regolamento deve essere disegnato in modo da apprendere dagli errori del passato, controllando le emissioni di CO2 nel mondo reale ed applicando un limite di tolleranza tra i risultati ottenuti in laboratorio e su strada a partire dal 2021. Inoltre, deve essere sviluppato un test RDE (simile a quello recentemente introdotto per gli inquinanti atmosferici); in alternativa, è possibile utilizzare i contatori del consumo di carburante.

5. Eliminazione del parametro di utilità di massa del veicolo.
I target di CO2 per le autovetture non dovrebbero più essere differenziati per massa di veicolo, in quanto oggi i veicoli più pesanti e di maggiori dimensioni non necessariamente producono emissioni più elevate. Ciò è reso possibile grazie all’aggiunta di nuove tecnologie, quali ad esempio il ricorso a motori ibridi che permettono un disaccoppiamento tra aumento della massa del veicolo ed emissioni di CO2.


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