L’Italia del riciclo 2019: presentato oggi a Roma

Dal Rapporto di Fise Unicircular e Fondazione Sviluppo Sostenibile emerge che dai processi di riciclo, in Italia, ogni anno, arrivano 12 milioni di tonnellate di materiali per l’industria nazionale. I dati relativi a PFU, oli minerali, batterie e veicoli a fine vita.

Italia del riciclo 2019

Presentato poche ore fa a Roma, “L’Italia del Riciclo 2019” il consueto Rapporto di FISE Unicircular in collaborazione con la Fondazione Sviluppo Sostenibile, giunto quest’anno alla decima edizione.

Il Rapporto, che ogni anno “fotografa” lo stato dell’arte delle diverse filiere del riciclo nel nostro Paese, quest’anno si arricchisce di particolari considerazioni in virtù della mole di dati accumulati ed analizzati nell’arco del decennio.

Ebbene, le attività di riciclo si confermano di vitale importanza per il nostro Paese, notoriamente povero di materie prime, che proprio dal recupero delle diverse tipologie e frazioni di rifiuti riesce a recuperare 12 milioni di tonnellate annue di materie da ridestinare all’industria nazionale con tutto ciò che ne consegue in termini di risparmio e importazione.

Solo nel settore del recupero degli imballaggi, ad esempio, l’Italia si conferma in ottima posizione rispetto ai partner europei (con un tasso di riciclo del 67% è al terzo posto dopo la Germania, che ha raggiunto il 71% e la Spagna, che detiene il 70%).
In questo settore, diverse filiere come carta, vetro, plastica, legno, alluminio e acciaio “hanno già superato o sono ad un passo dal farlo, i nuovi obiettivi previsti a livello europeo per il 2025”. Altre come RAEE e veicoli fuori uso crescono ma con qualche lentezza.

Negli ultimi 10 anni in Italia – si legge nel Comunicato Stampa diramato appena dopo la presentazione – i rifiuti totali prodotti sono passati da 155 a 164 mln di tonn. (+6%) e il riciclo è cresciuto da 76 a 108 mln di tonn. (+42%)“; tuttavia, se molte filiere hanno registrato performance lusinghiere (quella degli oli minerali usati è ormai vicina al 100% e per i PFU la raccolta ha già raggiunto l’obiettivo nazionale e il recupero di materia, nel decennio è passato dal 43% al 58%) non si può dire altrettanto per ciò che riguarda il comparto dei RAEE (42% contro un obiettivo del 65% fissato al 2019) delle batterie (il dato del 42% ci posizione all’ultimo posto nella classifica fra i Paesi europei) e per reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, la cui crescita percentuale, in dieci anni, è stata si un solo punto (dall’82% all’83%).

Ma cerchiamo di vedere i dati più interessanti per la categoria dei professionisti del fine vita dei veicoli.

GOMMA E PFU
A livello nazionale gli pneumatici immessi sul mercato del ricambio nel 2018 sono pari a 383.721 t, il 4% in meno rispetto al 2016 (dati elaborati dal MATTM, sulla base delle Comunicazioni inviate dai produttori e dagli importatori degli pneumatici, Fise e FOSS precisano che, tuttavia tali dati non sono disponibili per il 2017).

Sempre secondo tali elaborazioni nel 2018 i quantitativi di PFU raccolti e gestiti in Italia si sono attestati 350.538 t, registrando un decremento di un punto percentuale rispetto al 2016. La gestione consortile ha trattato l’88% (308.473 t) degli PFU raccolti, -1% rispetto al 2016.
Il restante 12% (42.064 t) degli PFU è imputabile alla gestione indipendente, anch’essa in calo dell’1%.

Nel 2018 gli PFU avviati a recupero da Ecopneus, Ecotyre e Greentire sono stati pari a 305.440 t, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente.
Dal trattamento di questi PFU, il 58% dei materiali separati è stato avviato a recupero di materia e il 42% a recupero di energia come combustibili, prevalentemente in impianti di produzione del cemento.

In termini assoluti, le quantità avviate a recupero energetico hanno subito un decremento del 26%, rispetto all’anno precedente, mentre la quota avviata a recupero di materia ha mostrato un incremento del 42% rispetto al 2017.

Fra le positività si segnala che l’adozione del modello di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) è servita a contrastare, almeno in parte, il fenomeno degli abbandoni sul territorio, molto diffuso prima del settembre 2011. Rimane invece irrisolto il problema della gestione degli PFU provenienti da pneumatici venduti in nero e senza contributo.

Il Rapporto sottolinea, tuttavia, che “una percentuale significativa di pneumatici immessi in Italia non è dichiarata dagli importatori: le vendite on line B2B sono uno dei probabili canali di immissione illegale di pneumatici. A questo si aggiungono le vendite “in nero” di pneumatici di importazione: tale vendita genera la necessità di non conferire gli PFU ai soggetti autorizzati per evitare un confronto dei bilanci (vendite vs rifiuti) che denuncerebbe rapidamente l’illecito. Altra possibile causa i mancati controlli sulle dichiarazioni dei produttori e degli importatori con riferimento alla metodica di conversione del numero di pneumatici immessi sul mercato in tonnellate di PFU da raccogliere“.

Urge, dunque, una lotta efficace alle vendite in nero e all’importazione non dichiarata di pneumatici. Altri elementi di criticità sono: forte sbilanciamento tra la domanda e l’offerta dei materiali riciclati da PFU, nonché la mancanza dell’apposito decreto End of Waste.

PILE E ACCUMULATORI
Per quanto concerne batterie e accumulatori per veicoli in Italia, nel 2018, i produttori aderenti al Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) hanno dichiarato quantità di pile e accumulatori immesse sul mercato per 344.161 t (di cui la maggior parte pari a 319.911 t è rappresentata da batterie e accumulatori industriali e per veicoli).

Per quanto riguarda la tipologia di accumulatori, le batterie di avviamento per veicoli rappresentano circa l’86%, mentre il restante 14% è attribuibile ad accumulatori industriali.

La raccolta delle pile e accumulatori industriali e per veicoli presso officine meccaniche, autoricambi, elettrauto e i grandi utenti e che riguarda prevalentemente gli accumulatori al piombo, che hanno un valore economico anche una volta giunti a fine vita ha visto, nel 2018, un incremento attestatosi a 183.794 t (2,4% rispetto al 2017), pari al 57% degli accumulatori nuovi immessi sul mercato. In definitiva, per quanto la raccolta cresca, sere garantire un maggior servizio di raccolta in termini di efficacia e di efficienza.

OLI MINERALI USATI
Malgrado la flessione nel mercato dei lubrificanti (399.500 t contro le 406.000 del 2017) lo scorso anno ha visto crescere ancora la raccolta dell’olio minerale esausto la cui quota ha sfiorato le 190.000 t registrando una crescita di circa il 2% rispetto al 2017.
Le prestazioni ambientali registrate nel comparto da diversi anni raggiungono percentuali elevate e, nel 2018, a fronte di una raccolta di 186,6 kt, la produzione teorica di olio usato sarebbe stimata in 188 kt: ciò vuol dire che meno dell’1% ci separa da quel 100% di raccolta che rimane l’obiettivo del CONOU. Nel decennio preso in esame dal Rapporto la filiera degli oli minerali usati ha visto incrementare l’immesso al consumo di 2 kt, le quantità avviate a rigenerazione sono cresciute ad una velocità maggiore (+23%), passando dal 25% al 31% rispetto all’immesso al consumo.

VEICOLI FUORI USO
Nel 2017 il numero dei veicoli immatricolati, rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. 209/2003, ha presentato un incremento dell’8% rispetto al 2016, arrivando a 2,2 milioni di veicoli.
L’età media del parco circolante è passata da 12,4 anni a 12,6 anni, mentre le cancellazioni dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) nel 2017 hanno registrato una crescita del 3% rispetto all’anno precedente e l’età media dei veicoli cancellati è aumenta da 15,4 a 15,6 anni.

Se è vero che le esportazioni dei veicoli sono diminuite nell’ultimo triennio (da circa 619.000 veicoli nel 2013 a circa 467.000 nel 2017) è altrettanto vero che queste sono tornate a crescere, dal 2016 al 2017, di oltre il 6%.

Nel decennio cui fa riferimento il Rapporto di FISE Unicircular e FOSS si sono ridotti del 26% (pari a c 386.021 t) i veicoli fuori uso generati. In questo torno di tempo reimpiego riciclo sono passati da 1.212 kt del 2007 a 896 kt del 2016, con una riduzione di 316 kt principalmente dovuta al calo dei quantitativi di veicoli fuori uso prodotti.

Anche il tasso di reimpiego e riciclaggio non ha avuto un andamento molto positivo, facendo registrare un solo punto percentuale di incremento in dieci anni (da 82 a 83%), e quindi al di sotto del target dell’85% previsto per il 2015.
Il recupero complessivo è calato da 1.224 kt del 2007 a 897 kt nel 2016, mentre il tasso di recupero complessivo è fermo all’83% rispetto ai rifiuti generati, decisamente lontano dal target del 95% previsto al 2015.

Fra le problematiche che continuano ad affliggere il settore continua ad essere evidenziato il flusso di ELV che già da diversi anni prende la via di Paesi terzi, così come: “Permangono le criticità dovute al peggioramento del livello qualitativo del materiale in ingresso nei centri di demolizione“.
In questo senso anche L’Italia del Riciclo evidenzia come “i veicoli che vengono conferiti negli impianti di autodemolizione e le relative parti di ricambio sono sempre meno recenti e di scarso valore. Inoltre, detti veicoli, sempre più spesso, giungono ai centri di raccolta autorizzati già cannibalizzati dei pezzi di ricambio“.

Esportazione per demolizione dei veicoli più appetibili e facilità di vendita tramite web delle parti di ricambio usate sono dinamiche che vanno ad incentivare tali pratiche.

A favorire, inoltre, il mancato raggiungimento dei target normativi vi sono le note difficoltà nella promozione del riciclaggio di particolari parti dei veicoli a fine vita come, ad esempio: cruscotti, imbottiture e rivestimenti dei sedili, serbatori, paraurti, nonché tutte quelle parti che continuano ad essere progettate ed assemblate in maniera tale da rendere inefficaci le operazioni di recupero/riciclo.

E ancora: “la maggior parte dei centri di raccolta (autodemolitori) in Italia è sprovvista di un sistema di pesatura (il che comporta che nei formulari e nei registri di carico e scarico dei rifiuti venga trascritto un dato stimato e non reale)“.

Così come, fra le problematiche perduranti registrate ancora una volta, per quanto riguarda la frantumazione di veicoli fuori uso e rottami metallici, c’è la presenza di una moltitudine di micro-impianti che non sono dotati delle migliori tecnologie disponibili (Best Available Technologies) in grado di garantire il recupero spinto dei rifiuti derivanti dalla frantumazione stessa.

Sul capitolo ELV, il Rapporto conclude ricordando la necessità di consentire il recupero energetico dello scarto denominato fluff, derivante dalla frantumazione dei veicoli fuori uso, avviato finora principalmente allo smaltimento presso discariche nazionali.

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