Batterie elettriche: prosegue il cammino dell’Europa verso l’autonomia.

Stato dell’arte e strategie per il prossimo futuro nella quinta riunione ministeriale ad alto livello della European Battery Alliance; sul tavolo le questioni relative alle materie prime, alla produzione sostenibile, alle competenze specifiche dei lavoratori del futuro e alla proposta di nuovo Regolamento sulle batterie.

In un contesto europeo caratterizzato dall’aumento delle vendite di veicoli elettrici (i dati dello scorso anni rimarcano oltre 1 milione di auto elettriche immatricolate, con il raddoppio del numero circolante di EV sulle strade del Vecchio Continente), si è tenuta, la scorsa settimana, presso la Commissione Ue, la 5a riunione ministeriale ad alto livello della European Battery Alliance a seguito del precedente meeting con le principali parti interessate industriali che rappresentano tutti i segmenti della catena del valore delle batterie.

L’incontro, che ha visto la partecipazione del Vicepresidente della Commissione, Maroš Šefčovič, dei Commissari Thierry Breton (Mercato interno), Nicolas Schmitt (Lavoro e diritti sociali) ed Elisa Ferreira (Coesione e riforme), i vicepresidenti Ambroise Fayolle e Thomas Östros della Banca Europea per gli Investimenti insieme a ministri e segretari di Stato di 14 Stati membri europei, è stata l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte e i progressi dell’iniziativa denominata European Battery Alliance in vista della creazione di una catena del valore delle batterie innovativa, competitiva, sostenibile e resiliente nel futuro dell’Europa.

L’iniziativa EBA, giova ricordare, è stata lanciata nell’ottobre 2017 con lo scopo di garantire, da un lato, i presupposti tecnologici affinché i cittadini europei possano beneficiare di una mobilità più sicura, ecologica e sostenibile; dall’altro, colmare il divario di investimenti nel settore rispetto ai principali concorrenti asiatici, garantire all’Europa l’indipendenza da Paesi terzi per quanto riguarda la produzione di batterie elettriche per autotrazione, creando, al contempo, un’alleanza europea per le batterie dinamica ed efficiente in grado di acquisire una quota significativa del mercato globale delle batterie che, attualmente, è in rapida espansione.

Ebbene, tutti i partecipanti all’incontro, hanno riconfermato il loro pieno impegno per l’EBA riconoscendo i progressi compiuti anche grazie al programma di sviluppo industriale guidato da EIT InnoEnergy (programma finanziato dall’Ue e che svolge un ruolo fondamentale nel sostenere la decarbonizzazione dell’industria attraverso alleanze industriali in settori strategici in tutta Europa, tra cui lo stoccaggio delle batterie, l’idrogeno verde e il solare fotovoltaico).

Ma c’è ancora diverso lavoro da fare, come ha ricordato Šefčovič nel corso della conferenza stampa post riunione ove si sono ricordati i quasi 70 progetti industriali sostenuti dall’EBA, i nuovi posti di lavoro che si creeranno entro il 2025 grazie a questa strategia: dai 3 ai 4 milioni e, naturalmente, l’aumentata capacità di produzione prevista.

Il vicepresidente della Commissione Ue ha sottolineato come: “La produzione di batterie agli ioni di litio ha mostrato i maggiori progressi e, entro il 2025, siamo ora destinati a diventare il secondo più grande produttore di batterie al mondo, dietro la Cina. Inoltre, quasi 30 progetti annunciati dovrebbero in gran parte soddisfare la domanda dell’UE di batterie trainate dalla mobilità elettrica“.

Queste, in sintesi, le tre priorità per il prossimo futuro:
– accelerare i lavori sulla proposta di regolamento sulle batterie adoperandosi per l’adozione della proposta, al più tardi entro il 2022 mantenendo alto il livello generale di ambizione in materia di sostenibilità e circolarità; tutto questo, in considerazione del previsto aumento della produzione di batterie entro il 2023;
– rafforzare l’approvvigionamento e la lavorazione sostenibili locali delle materie prime utilizzate nelle batterie, nonché la produzione locale di componenti chiave che determinano le prestazioni delle batterie agli ioni di litio;
– affrontare la sfida delle competenze in rapida crescita, tanto più che, attualmente, il mercato del lavoro Ue non soddisfa sufficientemente la domanda.

Nello specifico, il vicepresidente Šefčovič ha sottolineato che, per quanto riguarda le strategie di rafforzamento di approvvigionamento delle materie prime e della produzione locale dei componenti chiave occorreranno investimenti significativi e una maggiore mobilitazione dei finanziamenti pubblici, anche incoraggiando l’inclusione di investimenti mirati in materie prime avanziate nei diversi piani nazionali di ripresa e resilienza.

In questo senso sarà decisivo il coinvolgimento della BEI per ridurre il rischio dei progetti sulle materie prime, mobilitare denaro privato aggiuntivo ed efficacemente, per colmare il divario finanziario stimato di 15 miliardi di euro entro il 2025.
Nel frattempo la Commissione Ue si dovrà attivare con una tavola rotonda sull’estrazione di materie prime sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale e pubblicherà una serie di principi dell’UE per materie prime sostenibili per guidare l’azione industriale.

Sul fronte delle competenze, o meglio della carenza di competenze specifiche, il Vicepresidente della Commissione ha sottolineato l’urgenza di colmare il gap stimato al 2025 di circa 800.000 posti di lavoro lungo l’intera catena del valore delle batterie attraverso una programmazione nazionale di riqualificazione e miglioramento delle competenze negli Stati membri che potrebbe essere sostenuta sia dai piani di ripresa e resilienza così come dai piani territoriali per una giusta transizione.

In questo senso è stato illustrato il mandato a EIT InnoEnergy per collaborare con gli Stati membri nel lavoro di redazione di apposite proposte di progetto specifico per ogni Paese, così come l’istituzione di una Piattaforma per le competenze per l’ecosistema delle batterie nelle regioni a supporto delle competenze richieste.
Senza contare la promozione di ricerca e innovazione nel settore delle batterie per un valore di circa 900 milioni di euro oggetto di un memorandum d’intesa fra la Commissione stessa ed alcuni attori privati che sarà siglato in aprile.

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