Mobilità elettrica, serve una tabella di marcia per le infrastrutture di ricarica in Europa.

Anche se molto è stato fatto, è ancora lontano l’obiettivo di un milione di punti di ricarica al 2025; la Corte dei Conti Europea pubblica una Relazione e formula alcune raccomandazioni alla Commissione UE.

La svolta verso la mobilità elettrica è decisamente iniziata, ma una efficace promozione e diffusione dei veicoli a ridotte o a zero emissioni deve necessariamente passare attraverso una accelerazione della realizzazione di infrastrutture di ricarica in tutta Europa.

È quanto afferma, in estrema sintesi, la Corte dei Conti Ue nella nuova Relazione: “Infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici: vi sono più stazioni di ricarica, ma la loro diffusione non uniforme rende complicato viaggiare nell’UE” (disponibile in 23 lingue sul sito dell’ECA: www.eca.europa.eu).

In sostanza, secondo la Corte, nonostante alcuni obiettivi siano stati raggiunti come, ad esempio, la promozione di uno standard comune europeo per i connettori di ricarica dei veicoli elettrici ed il miglioramento dell’accesso alle diverse reti di ricarica sul territorio, permangono ancora diversi ostacoli agli spostamenti con veicoli elettrici nell’UE.

Infatti, come evidenziato nel documento, non solo è stata rilevata una significativa varianza da Paese a Paese in merito alla disponibilità di stazioni di ricarica accessibili agli utenti, ma anche sistemi di pagamento non armonizzati e indisponibilità di informazioni in tempo reale per gli automobilisti.

Il tutto accanto alla considerazione che l’obiettivo previsto nel Green Deal di avere un milione di punti di ricarica entro il 2025 è ancora lontano, mentre in UE manca tutt’ora di una tabella di marcia strategica generale per la mobilità elettrica.

A questo proposito giova ricordare che con l’insieme delle iniziative politiche proposte dalla Commissione Ue nel 2019 per il raggiungimento al 2050 della neutralità climatica e che vanno sotto il nome di Green Deal si intende, tra l’altro, ridurre del 90 % rispetto al 1990 le emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti (sempre entro il 2050) e che, siccome ai trasporti (per il 72% quelli stradali) sono imputate circa ¼ di tutte le emissioni di gas a effetto serra nell’UE, il passaggio ad alimentazioni alternative e a basse o zero emissioni di CO2 sarà essenziale nel quadro generale.

Eppure, tornando alla mobilità elettrica, lo scorso anno, nonostante i contraccolpi della pandemia e delle misure di contenimento – che fra stop alla produzione e alla circolazione hanno provocato il calo generale di nuove immatricolazioni di autoveicoli – si è assistito quasi ovunque all’aumento delle quote di mercato nel segmento degli EV (tanto gli elettrici, quanto gli ibridi ricaricabili), ma, a tale, notevole, crescita non si è verificato un parallelo incremento delle reti di ricarica.

La mobilità elettrica necessita di un numero sufficiente di infrastrutture di ricarica. Ma affinché tali infrastrutture siano costruite, è necessario che ci siano maggiori certezze circa la diffusione dei veicoli elettrici”, ha dichiarato Ladislav Balko, il Membro della Corte responsabile della relazione. “Lo scorso anno, un’autovettura ogni dieci vendute nell’UE era ricaricabile elettricamente, ma le infrastrutture di ricarica non sono accessibili in modo uniforme nell’UE. La Corte ritiene che la Commissione dovrebbe fare di più per sostenere una copertura della rete in tutta l’UE e garantire che i fondi UE vadano là dove sono maggiormente necessari”.

Le problematicità emerse dall’analisi della CCE riguardano:
– la mancata realizzazione di un’analisi completa del deficit infrastrutturale in grado di stabilire quante stazioni di ricarica accessibili al pubblico fossero necessarie, dove avrebbero dovuto essere situate e quale potenza avrebbero dovuto erogare;
– il fatto che: “i finanziamenti forniti mediante il meccanismo per collegare l’Europa (MCE) non sono sempre andati là dove erano maggiormente necessari, e non vi erano valori-obiettivo chiari e coerenti né requisiti minimi in materia di infrastrutture a livello UE”;
– i Sistemi informativi e di pagamento differenti fra Paesi complicano l’esperienza dell’utente.

In definitiva, scrive la Corte dei Conti Ue in un comunicato: “Nella prospettiva del riesame in corso del quadro strategico e normativo in materia di mobilità elettrica, la Corte raccomanda alla Commissione europea di preparare una tabella di marcia con i termini entro cui raggiungere i valori-obiettivo per le infrastrutture di ricarica e di stabilire norme e requisiti minimi. Raccomanda inoltre di destinare i finanziamenti sulla base di criteri oggettivi e di analisi del deficit infrastrutturale, nonché di garantire che i progetti cofinanziati offrano un accesso sostenibile e non discriminatorio a tutti gli utilizzatori”.

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