Sicurezza stradale, in Europa, nel 2020 il tasso di mortalità è sceso al minimo storico.

In base ai dati provvisori, si stima una riduzione dei decessi del 17% rispetto all’anno precedente, tuttavia, le vittime stimate sono pur sempre 18.800.

In tema di sicurezza stradale la Commissione Europea ha pubblicato, ieri, i dati preliminari  (quelli definitivi verranno pubblicati il prossimo autunno) relativi alle vittime della strada per l’anno 2020 rilevando un calo senza precedenti pari al 17% che si traduce in circa 4.000 decessi in meno rispetto al 2019; tuttavia, le vittime stimate sono pur sempre 18.800.

Questi dati sono stati diramati in occasione della Conferenza dei risultati sulla sicurezza stradale dell’UE, che riunisce i responsabili politici, la società civile e gli esperti di sicurezza stradale per valutare lo stato di avanzamento della stessa nell’UE e il modo migliore per compiere i prossimi passi verso la “visione Zero”, ossia il raggiungimento dell’obiettivo di zero-vittime al 2050.

Per quanto riguarda l’Italia, con 40 morti sulla strada per milione di abitanti stimati nel 2020, il nostro Paese si trova leggermente al di sotto della media UE. Lo scorso anno il numero di vittime è diminuito del 25%, raggiungendo il livello più basso mai registrato, mentre, nell’ultimo decennio, il numero è diminuito del 42%, a un ritmo più rapido rispetto alla media dell’UE.

Con quasi 4.000 morti in meno sulle strade dell’UE nel 2020, rispetto al 2019, le nostre strade rimangono le più sicure del mondo – ha dichiarato la Commissaria per i Trasporti Adina VăleanTuttavia, siamo dietro il nostro obiettivo per l’ultimo decennio ed è necessaria un’azione comune per impedire un ritorno ai livelli pre-COVID. Nella nostra strategia per la mobilità sostenibile e intelligente, abbiamo ribadito il nostro impegno ad attuare la strategia di sicurezza stradale dell’UE e a ridurre il numero delle vittime per tutti i modi di trasporto vicino allo zero”.

Sul primato europeo in termini di sicurezza stradale, la Commissione ricorda che nel decennio 2010-2020 il numero dei decessi sulle strade è diminuito del 36%; un risultato notevole seppur lontano dall’obiettivo di riduzione del 50% previsto per il periodo-target; tuttavia, con un tasso di 42 morti sulla strada per milione di abitanti, l’UE rimane il continente con le strade più sicure al mondo (considerando che la media mondiale supera le 180 vittime per milione di abitanti).


Fonte: Commissione UE

Naturalmente i ridotti volumi di traffico dello scorso anno a seguito delle misure di stop imposte per il contenimento della pandemia hanno avuto un impatto evidente sul numero delle vittime della strada, tuttavia, secondo gli analisti di Bruxelles, tale impatto non è misurabile.
Tuttavia, rimarcano dalla Commissione, da un confronto effettuato con i dati ugualmente preliminari che arrivano dagli USA emerge, ad esempio, che sulle strade d’America, lo scorso anno, le vittime sono aumentate nonostante volumi di traffico inferiori e, a riprova di ciò, alcune prove effettuate in alcuni Paesi UE hanno evidenziato un aumento del comportamento di assunzione di rischi, in particolare l’accelerazione, durante i periodi di lockdown.

Un altro aspetto sottolineato dalla Commissione per i suoi interessanti sviluppi futuri in termini di sicurezza stradale è quello legato all’impatto della pandemia sulla mobilità urbana per quanto riguarda la riduzione del traffico veicolare e il maggior ricorso alla bicicletta.

Lo scorso anno i “pedali” hanno registrato un aumento significativo in molte città del mondo e l’Europa non ha fatto eccezione da questo punto di vista; ora si intravede lo sviluppo incoraggiante che tale aumento potrà avere nel prossimo futuro in termini di impatti sulla qualità dell’aria. Allo stesso tempo, tuttavia, si pongono nuove sfide per la sicurezza stradale, anche perché, circa il 70% delle vittime su strada, in UE, coinvolge utenti della strada vulnerabili, tra cui pedoni, motociclisti e ciclisti.

Il tema della sicurezza sulle strade delle città si conferma, quindi, sempre più importante per la Commissione e, tra l’altro, sarà oggetto della nuova iniziativa di mobilità urbana che sarà presentata dalla Commissione entro la fine dell’anno.

Nel commentare i dati forniti dalla Commissione, Antonio Avenoso, Direttore Esecutivo dell’European Transport Safety Council (ETSC), ha dichiarato: “L’UE ha un nuovo obiettivo per il 2030 per ridurre della metà morti e feriti gravi. Se vogliamo avere successo questa volta, dobbiamo evitare gli errori dell’ultimo decennio. L’UE deve agire ora, non aspettare anni prima di agire. Inoltre, le misure concordate per legge non dovrebbero essere indebolite durante la fase di attuazione. Questo, purtroppo, è ciò che stiamo vedendo oggi con misure di sicurezza dei veicoli obbligatorie, tra cui Intelligent Speed ​​Assistance (ISA), Electronic Data Recorder (EDR) e standard di visione diretta per i camion. Una volta approvate le leggi, questi nuovi standard hanno finito per affrontare la morte di mille tagli nei gruppi di lavoro. Gli interessi del settore hanno troppa voce in capitolo e, nel caso di EDR, c’è stato un approccio eccessivamente rigoroso alla riservatezza dei dati. Entrambi i fattori potrebbero portare a danni permanenti al potenziale di sicurezza di questa legislazione.

La sicurezza stradale è una questione dell’UE, nazionale e locale, che richiede un’azione a tutti i livelli. L’UE può definire un quadro, ma gli Stati membri e le città possono e devono intraprendere un’azione coraggiosa e rapida. La pandemia di Covid ha dimostrato che questo può accadere, non perdiamo lo slancio”.

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