UN FUTURO ENERGETICO INSOSTENIBILE È ALLE PORTE

L’Agenzia Internazionale per l’Energia lancia l’allarme: “urge un cambiamento politico audace”.

rapporto weo

Senza un cambiamento politico audace, il mondo si incastrerà in un sistema energetico insicuro, inefficiente e ad alto tenore di carbonio. Questo è l’allarme lanciato dall’edizione 2011 del Rapporto World Energy Outlook (WEO), il documento pubblicato con cadenza annuale dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), fondata a Parigi nel 1974 proprio a seguito della crisi petrolifera. Dal 1994 attraverso il Rapporto WEO vengono presentate delle proiezioni relative al consumo di energia a livello mondiale e regionale per i 20/25 anni futuri, basandosi su un modello che è stato raffinato negli anni.

Come principale strumento di analisi delle dinamiche di produzione e consumo nel mondo, l’edizione 2011 parla chiaro: c’è ancora tempo per agire, ma la finestra di opportunità si sta chiudendo. “La crescita, la ricchezza e la popolazione in aumento inevitabilmente spingeranno verso l’alto il fabbisogno di energia nei prossimi decenni. Ma non possiamo continuare a fare affidamento su impieghi di energia precari e insostenibili. – ha dichiarato il Direttore Esecutivo IEA, Maria van der Hoeven – I governi devono introdurre misure più incisive per guidare gli investimenti in tecnologie efficienti e a basso tenore di carbonio. L’incidente nucleare di Fukushima, i disordini in alcune parti del Medio Oriente e in Africa del Nord e la netta ripresa della domanda energetica nel 2010, che ha spinto le emissioni di CO2 a un livello record, evidenziano l’urgenza e la portata della sfida.” Come anticipato nell’ultimo numero del notiziario Autodemolitori, secondo il Rapporto World Energy Outlook, nel 2011 la produzione mondiale di gas serra è aumentata del 3,2% rispetto all’anno precedente e, in particolare, la produzione annua di gas serra ammonta a 31,6 miliardi di tonnellate. Il contributo maggiore all’aumento globale delle emissioni dipende dalla Cina, che da sola ha visto crescere i gas serra di 720 milioni di tonnellate a causa dell’aumentato uso di carbone. “Quel che la Cina ha fatto in un periodo così breve di tempo per migliorare l’efficienza energetica e distribuire l’energia pulita sta già pagando dividendi importanti per l’ambiente globale – ha osservato Fatih Birol, Economista capo della Iea – Senza questo impegno, le emissioni di CO2 della Cina nel 2011 sarebbero state più alte di circa 1,5 miliardi di tonnellate”.
Imponente anche il ruolo dell’India, le cui emissioni aumentate dell’8.7%, hanno portato il Paese al quarto posto come produzione di gas serra, dopo Cina, Usa ed Unione Europea. Nonostante i numeri, però, le emissioni a livello pro capite di Cina e India sono ancora molto inferiori rispetto ai Paesi OCSE: un cinese emette il 63% dei gas serra di un abitante di un Paese occidentale, mentre un indiano solo il 15%. Al contrario delle economie emergenti, che hanno visto una crescita delle emissioni, nei Paesi occidentali si è assistiti ad un piccolo calo della produzione di CO2: – 1,9% nell’Unione Europea e -1,7% negli Stati Uniti. Le cause vanno ricercate, non tanto nell’accresciuta attenzione verso l’inquinamento atmosferico e i suoi effetti sul Global Warming e sulla salute delle persone, macché, semmai nella recessione economica e nel rallentamento della produzione industriale. Negli USA un forte contributo alla riduzione delle emissioni è stato dato anche dalle temperature miti dell’inverno americano e dal calo del consumo di petrolio nel settore dei trasporti e dell’uso del carbone per la produzione di elettricità.
Il Rapporto, attraverso una rigorosa analisi quantitativa dei trend energetici e climatici, esamina le minacce e le opportunità che il sistema energetico mondiale si trova ad affrontare. L’analisi presenta tre scenari globali e molteplici casi di studio. Quest’anno lo scenario principale è lo Scenario Nuove Politiche, in cui si ipotizza che i recenti impegni assunti dai governi e le relative politiche vengano implementati solo moderatamente – anche nel caso in cui non siano ancora state definite le relative misure di attuazione. Secondo questo scenario, sebbene l’era dei combustibili fossili non sia ancora terminata, il loro dominio diminuisce. Il consumo di tutte le fonti fossili aumenta, ma la loro percentuale sulla domanda globale di energia primaria diminuisce leggermente scivolando dall’81% nel 2010 al 75% nel 2035; in questo orizzonte, il gas naturale è il solo combustibile fossile che aumenta la sua quota nel mix energetico mondiale. Nel settore elettrico, le tecnologie rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, rappresentano il 50% della nuova capacità installata e volta a soddisfare la crescita della domanda.
Le nuove misure di efficienza energetica, infatti, apportano un contributo sostanziale ma è necessario fare molto di più. Si osserva un tasso di crescita doppio rispetto a quello osservato negli ultimi 25 anni grazie a standard più severi in tutti i settori e alla parziale eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, ma è necessario raggiungere un miglioramento ancora più significativo in quanto la maggiore efficienza energetica incide per la metà della riduzione addizionale di emissioni. Il principale contributo al conseguimento degli obiettivi climatici e di sicurezza energetica proviene dall’energia che non consumiamo. Per quanto riguarda il settore dei trasporti, si stima che il prezzo medio dell’import del greggio nei paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) rimanga alto, avvicinandosi a 120 dollari al barile in dollari 2010 (oltre 210 dollari al barile in termini nominali) nel 2035. Il previsto incremento netto della domanda petrolifera dipende interamente dal settore trasporti delle economie emergenti, in quanto la crescita economica di questi paesi sostiene la domanda di mobilità di persone e merci. Il consumo di petrolio (biocarburanti esclusi) aumenta da 87 milioni di barili al giorno (mb/g) nel 2010 a 99 mb/g nel 2035. In quello stesso anno, il numero totale di autoveicoli raddoppierà fino ad avvicinarsi a 1,7 miliardi. Nel 2020, le vendite nei mercati non-OCSE supereranno quelle OCSE, con il baricentro della produzione automobilistica che già prima del 2015 si sposta verso i mercati emergenti. Sebbene in diverse regioni si registrano miglioramenti impressionanti di efficienza volti ad ottimizzare il consumo di carburante, il consumo di petrolio aumenta, come ad esempio in Europa soprattutto per i veicoli per il trasporto passeggeri e negli Stati Uniti per i veicoli pesanti dedicati al trasporto merci.
Date le limitate possibilità di sostituzione dei prodotti petroliferi con carburanti alternativi, la concentrazione della domanda di petrolio nel settore trasporti la rende meno elastica a variazioni dei prezzi (soprattutto laddove i prodotti petroliferi sono sussidiati). Ciononostante emergeranno tecnologie motoristiche alternative che consumano petrolio in modo molto più efficiente o che non lo utilizzano affatto, come i veicoli elettrici, anche se ci vorrà tempo prima che riescano a diffondersi su scala commerciale e penetrino i mercati. Infine durante il periodo di previsione, il costo di produzione del petrolio aumenta poiché le compagnie petrolifere sono costrette ad orientarsi verso fonti più costose e di difficile estrazione per rimpiazzare la capacità utilizzata e soddisfare la crescente domanda. Le prospettive del gas naturale appaiono maggiormente incerte, tanto che si parla già di un’età d’oro del gas. Nello Scenario Nuove Politiche, la domanda di gas si avvicina, infatti, sin quasi a raggiungerla, a quella di carbone; l’80% dell’incremento atteso proviene dai paesi non-OCSE. In Cina, le politiche volte a promuovere la diversificazione energetica incentivano una forte espansione del consumo di gas, soddisfatto attraverso una maggior produzione domestica, un aumento del commercio di Gas Naturale Liquefatto (GNL) e importazioni tramite la rete di gasdotti che attraversa l’Eurasia. Durante il periodo di previsione considerato, il commercio mondiale di gas raddoppia e la Cina è responsabile di oltre un terzo di questo incremento. Nel 2035 la Russia si conferma il principale produttore di gas e fornisce il maggior contributo alla crescita dell’offerta mondiale di questa fonte, seguita da Cina, Qatar, Stati Uniti e Australia.
Anche le energie rinnovabili vanno acquisendo un ruolo sempre più significativo, infatti, la loro quota, idroelettrico escluso, nella generazione elettrica mondiale cresce dal 3% nel 2009 al 15% nel 2035, sostenuta da sussidi annuali che aumentano di quasi 5 volte a 180 miliardi di dollari. Cina ed Unione Europea guidano l’espansione di queste fonti, contribuendo al 50% circa della crescita. Per essere competitiva nei mercati elettrici, la maggior parte delle rinnovabili richiede il mantenimento degli incentivi. Del resto il costoso ricorso a misure di supporto trova giustificazione nei benefici a lungo termine in termini di sicurezza energetica e di protezione ambientale che le rinnovabili apportano. Produrre più elettricità da fonti rinnovabili, talvolta anche in località isolate, richiede investimenti addizionali in reti di trasmissione per un ammontare pari al 10% dell’investimento complessivo relativo alla trasmissione di elettricità: nell’Unione Europea, per raggiungere questo obiettivo è necessario destinare alle reti di trasmissione il 25% dell’investimento totale. Il contributo della fonte idroelettrica alla produzione mondiale di elettricità rimane costante a circa il 15%, con Cina, India e Brasile che coprono quasi la metà dei 680 gigawatts (GW) di nuova capacità. 
Per quanto riguarda il carbone, secondo gli scenari proposti dal Rapporto, si prevede un aumento del consumo del 65% nel 2035, superando il petrolio come combustibile preponderante nel mix complessivo di fonti primarie di energia. Le scelte politiche e tecnologiche volte a contrastare il cambiamento climatico hanno implicazioni determinanti sull’evoluzione di questa fonte, infatti è previsto il picco per il 2020 per poi declinare. Ad esempio, il consumo di carbone della Cina rappresenta quasi la metà della domanda mondiale di questa fonte e il Piano Quinquennale di Pechino per il periodo 2011-2015, che punta a ridurre l’intensità energetica e carbonica dell’economia cinese, costituirà un fattore determinante per i mercati mondiali del carbone. Anche un’ampia diffusione sia di più efficienti centrali elettriche a carbone che di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 potrebbe migliorare le prospettive di lungo termine del carbone, ma ci sono ancora considerevoli ostacoli da superare. La Russia sarà la protagonista incontrastata del panorama energetico mondiale, grazie alle immense risorse di cui dispone.
Nonostante un futuro roseo questa nazione dovrà affrontare diverse difficoltà, infatti, i principali giacimenti di petrolio e gas della Russia attualmente in produzione, situati nella Siberia Occidentale, entreranno in fase di declino; occorrerà quindi sviluppare campi nuovi e più costosi, sia nelle aree tradizionali di produzione come la Siberia Occidentale stessa che in nuove aree di frontiera come la Siberia Orientale e l’Artico. Infine la questione dell’accesso all’energia. Ad oggi, 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità e 2,7 miliardi si affidano ancora all’uso della biomassa tradizionale per cucinare. Affinché tutti possano accedere ai servizi energetici moderni è necessario sostenere, fino al 2030, una spesa aggiuntiva pari al 3% circa degli investimenti energetici totali. Senza questo maggior investimento, la situazione mondiale al 2030 cambierebbe di poco rispetto ad oggi e nell’Africa sub-sahariana si rileverebbe addirittura un peggioramento. L’allarme che arriva dall’Agenzia internazionale dell’energia è chiaro: se i governi non promuoveranno cambiamenti significativi nel settore energetico nei prossimi 20 anni, l’energia diventerà più costosa e inquinante. “Ritardare gli interventi – ha dichiarato Fatih Birol, responsabile economico dell’Agenzia internazionale dell’energia – è un falso risparmio: per ogni dollaro non investito nel settore energetico prima del 2020, sarà necessaria una spesa addizionale di 4,30 dollari per compensare l’aumento delle emissioni”. L’incidente nucleare di Fukushima, i disordini in alcune parti del Medio Oriente e in Africa del Nord e la netta ripresa della domanda energetica nel 2010, che ha spinto le emissioni di CO2 a un livello record, evidenziano l’urgenza e la portata della sfida energetica.

 

 

 

 

 

 

 


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