Auto elettriche: quote di mercato e infrastrutture di ricarica in Ue

L’Associazione dei produttori europei di autoveicoli ha pubblicato una mappa interattiva che esplicita la correlazione fra vendite di auto elettriche e disponibilità di punti di ricarica in Ue.

È piuttosto evidente che l’entusiasmo dei consumatori verso le auto elettriche sta aumentando a ritmi sostenuti e che proprio gli ultimi due anni hanno visto una vera e propria esplosione di interesse verso questa tipologia di alimentazione; interesse variamente spinto da istanze ecologiche e di sostenibilità legate alla riduzione delle emissioni nella mobilità, ma anche dalle tante misure volte al rinnovo del parco auto circolante e alla circuitazione di veicoli a basse emissione che molti Paesi europei hanno messo in campo anche per sostenere un comparto industriale, quello automotive, pesantemente messo in crisi dalla pandemia.

Un comparto che, non bisogna dimenticare, impiega direttamente e indirettamente 14,6 milioni di europei (pari al 6,7% di tutti i posti di lavoro dell’UE) di cui 3,7 milioni nel solo settore automobilistico.
Tra l’altro, i veicoli a motore sono responsabili di 398,4 miliardi di € di entrate fiscali per i governi nei principali mercati europei; mentre l’industria automobilistica genera un avanzo commerciale di 74 miliardi di € per l’Ue (dati ACEA).

Tuttavia, e lo avevamo visto tempo fa in un apposito articolo, la “geografia” dei punti di ricarica nell’area dell’Ue è piuttosto disomogenea e denota un quadro di forte disuguaglianza fra i Paesi membri.

Orbene, recentemente, ACEA – l’Associazione dei produttori europei di autoveicoli che riunisce i 15 principali produttori europei di auto, camion, furgoni e autobus ha pubblicato sul proprio sito una mappa interattiva aggiornata al 2021 che evidenzia la correlazione tra vendita di auto elettriche e disponibilità di infrastrutture di ricarica nei 27 Paesi dell’Ue.

Il primo fatto che salta all’occhio è che il 70% dei punti di ricarica disponibili in Ue si trova in tre Paesi: Olanda (29,7% pari a 66.665), Francia (20,4%, pari a 45.751) e Germania (19,9%, pari a 44.538).

Il secondo fatto che desta attenzione è che, insieme, questi tre Paesi rappresentano solo il 23% della superficie totale dell’Ue; ne consegue che il residuo 30% delle infrastrutture di ricarica disponibili è dislocato – in maniera molto disarmonica, tra l’altro – nel 77% dell’area geografica complessiva.
Ad esempio, sottolinea ACEA, la Romania che è circa sei volte più grande dell’Olanda, detiene appena 493 punti di ricarica (0,2% del totale Ue).

E l’Italia?
Il nostro Paese si trova in una fascia medio-alta (5,8% pari a 13.073 – appena dietro la Germania e davanti alla Svezia che però ci superano ampiamente per quota di mercato: 32,2% la Svezia e 13,5% la Germania contro il 4,3% dell’Italia.

Del resto, sempre guardando alle quote mercato, si nota l’evidente divario fra i Paesi del Nord Europa, tutti allineati su percentuali piuttosto alte (Finlandia, 18,1%; Danimarca, 16,4%; Paesi Bassi, 25%; Francia, 11,2%; Lussemburgo, 11,4%), con l’unica eccezione rappresentata dal fuori-area Portogallo che ha pur sempre il 13,5% (e però solo 2.470 punti di ricarica) e i Paesi dell’Europa centrale e dell’area Mediterranea (quest’ultima, peraltro presenta due dei principali key-market Ue per volumi: Italia e Spagna che però, dal punto di vista delle quote EV, risultano su posizioni piuttosto basse, rispettivamente 4,3% e 4,8%).

Appare evidente che una efficace strategia di decarbonizzazione dei trasporti e della mobilità in Europa dovrà garantire ad imprese e privati la disponibilità massima di infrastrutture di ricarica in grado di sostenere la domanda di veicoli elettrici, tenendo in considerazione, altresì – ed è argomento di forte attenzione in queste settimane – come procurarsi tutta l’energia elettrica necessaria da destinare ai soli trasporti-green, senza ricorrere ai soliti combustibili fossili.

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