Auto con motori a combustione interna: anche in Italia stop dal 2035!

L’annuncio che ha messo in allarme la filiera nazionale automotive è stato dato dopo l’ultima riunione del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica – CITE.

L’obiettivo della decarbonizzazione dei trasporti a partire dallo stop alla produzione di autoveicoli con motori a combustione interna, che usano, quindi, carburanti tradizionali, è sempre più vicino anche in l’Italia.

La notizia è arrivata sul finire della scorsa settimana in occasione della quarta riunione del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica – CITE, al termine del quale è stata diramata una Nota consultabile sui siti del Ministero della Transizione ecologica e del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili nella quale si evidenza, come, nel corso della riunione: “sono state definite le tempistiche di sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna, decidendo, in linea con la maggior parte dei Paesi avanzati, che il phase out delle automobili nuove con motore a combustione interna dovrà avvenire entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri entro il 2040”.

In tale percorso – prosegue la breve comunicazione – occorre mettere in campo tutte le soluzioni funzionali alla decarbonizzazione dei trasporti in una logica di “neutralità tecnologica” valorizzando, pertanto, non solo i veicoli elettrici ma anche le potenzialità dell’idrogeno, nonché riconoscendo – per la transizione – il ruolo imprescindibile dei biocarburanti, in cui l’Italia sta costruendo una filiera domestica all’avanguardia”.
Un ultimo aspetto riguarda i costruttori di nicchia, per i quali: “misure specifiche potranno essere eventualmente valutate con la Commissione europea all’interno delle regole”.

Anche l’Italia, dunque, sembra allinearsi alla proposta della Commissione Ue di procedere con la graduale eliminazione dei veicoli a combustibili fossili dalle strade europee entro un orizzonte temporale decisamente vicino.

Ma non è così semplice e, infatti, non si è fatta attendere la risposta del settore industriale di riferimento; l’ANFIAAssociazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica in un suo comunicato stampa ha parlato apertamente di una “politica degli annunci”, stigmatizzando come la nota del CITE: “ha sorpreso e messo in serio allarme le aziende della filiera produttiva automotive italiana – e, probabilmente, anche tutti gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che rischiano il posto a causa di un’accelerazione troppo spinta verso l’elettrificazione – non essendo coerente con le posizioni espresse, ancora poche ore prima, da autorevoli esponenti del Governo”.

Da tempo il settore automotive nazionale (e non solo), lamenta serie difficoltà amplificate dalla crisi-covid e l’annuncio del prossimo, possibile, phase out dei motori endotermici da parte della Commissione Ue, nel luglio scorso, aveva già provocato diversi malumori stante i costi stimati degli adeguamenti impiantistici, delle linee di produzione e delle policy di mercato da parte delle Case costruttrici coinvolte.

Pochi giorni fa, ne avevamo scritto qui, l’Associazione europea dei fornitori automobilistici, CLEPA, aveva lanciato un allarme quantificando i dati in termini occupazionali ed economici derivanti dalla messa al bando dei motori ICE al 2035, stimando ampie perdite di posti di lavoro nel settore manifatturiero legato all’auto, perdite che solo in una piccola parte potrebbero essere compensate dalla catena di produzione dei nuovi veicoli elettrici.

Se rispecchia realmente le posizioni del Governo italiano – scrivono dall’ANFIA – il CITE non può non aver tenuto conto di questi impatti e, considerato il suo ruolo di organo di coordinamento delle politiche nazionali per la transizione ecologica, non può aver preso e comunicato alla stampa una decisione così forte senza aver contemporaneamente predisposto un “piano di politica industriale per la transizione del settore automotive”, operativo sin da oggi”.

L’appello dell’ANFIA e l’auspicio espresso è, dunque, quello di: “un ripensamento, o comunque un chiarimento, su quanto espresso nella nota […], soprattutto, chiediamo al Governo italiano di fare quello che i governi degli altri Paesi hanno già fatto: dare delle certezze alla filiera e definire al più presto la road map italiana per la transizione produttiva e della mobilità sostenibile”.

 

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