Sicurezza stradale: una necessità che va affrontata a livello globale e locale

In preparazione dell’evento di giugno promosso dalle Nazioni Unite, si è svolto a New York un incontro preparatorio in vista del “Decennio di azione per la sicurezza stradale 2021-2030”

Dal 30 al 1° luglio 2022 avrà luogo l’incontro “L’orizzonte 2030 per la sicurezza stradale: garantire un decennio di azione e risultati” sotto l’egida dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e, la scorsa settimana, con l’obiettivo di gettare le basi per il prossimo appuntamento, si è tenuto a New York un evento di supporto che ha visto la partecipazione di esperti, responsabili politici, leader aziendali, mondo della ricerca universitaria e ONG con lo scopo di: aumentare la consapevolezza pubblica sulla crisi globale della sicurezza stradale; identificare opportunità di finanziamento; garantire che le iniziative legate alla sicurezza stradale siano incluse fra le priorità dei diversi Paesi.

Fra i punti chiavi emersi dall’incontro:
– la necessità di integrare la sicurezza nelle diverse e singole iniziative politiche;
– considerare la sicurezza stradale come un’opportunità di investimento in linea con gli obiettivi climatici e la ripresa dalla pandemia;
– aumentare la collaborazione tra le parti interessate, comprese le partnership non convenzionali;
– identificare strategie e ruoli per gli stakeholder;
– incoraggiare l’impegno dei donatori e del settore privato per maggiori investimenti.

Lo scenario in cui si è mosso l’incontro è quello che vede ogni anno, nel mondo, un numero di decessi che supera la cifra di 1,3 milioni di unità ed oltre 50 milioni di feriti causati da incidenti stradali; una mattanza che risulta la principale causa di morte per i bambini e i giovani di età compresa fra i 5 e i 29 anni.

Ma se è vero che i Paesi dell’Occidente sviluppato hanno da tempo messo in campo strategie per la riduzione dell’incidentalità stradale e delle vittime delle strada (in questo senso, giova ripetere che le strade europee sono le più sicure al mondo, la “mappa” del fenomeno, seppur ampiamente diffusa vede tragicamente in testa i Paesi in via di sviluppo e quelli a basso e medio reddito ove si verifica il 90% di tutti gli incidenti stradali del globo.

Orbene, a settembre 2020 l’Assemblea Generale dell’ONU aveva adottato la risoluzione A/RES/74/299 “Improving Global Road Safety”, confermando la Dichiarazione di Stoccolma (19-20 febbraio 2020) che invitava gli Stati membri e la comunità internazionale ad intensificare la collaborazione multilivello per garantire maggior impegno e continuità politica al fine di migliorare la sicurezza stradale, ma già in agosto era stato proclamato il Decennio di azione per la sicurezza stradale 2021-2030, con l’ambizioso obiettivo di prevenire almeno il 50% dei decessi e dei feriti dovuti al traffico stradale entro il 2030.

Ora, per realizzare quanto contenuto nell’apposito Global Plan, i partecipanti all’incontro di New York hanno chiesto finanziamenti urgenti per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla sicurezza stradale e affrontare gli impatti sulla salute pubblica e economia. 

La discussione, come si legge in un comunicato dell’UNECECommissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite si è incentrata su due diversi filoni: il tema degli investimenti in sicurezza stradale e una discussione fra stakeholders diversi sulle strategie per la sicurezza.

Sul primo punto, dall’ONU è emersa la priorità di fronteggiare una crisi globale della sicurezza stradale che potrebbe costare all’economia mondiale 1,8 trilioni di dollari nel periodo tra il 2015 e il 2030.
Fatta salva la priorità di garantire l’adeguato sostegno ai Paesi più fragili: “Tutti i paesi dovrebbero stanziare fondi sufficienti per il miglioramento della sicurezza stradale nei loro bilanci nazionali: per infrastrutture più sicure, comportamenti degli utenti della strada più sicuri, veicoli più sicuri, un migliore sistema di gestione della sicurezza stradale, un’applicazione più efficace delle leggi sul traffico e un risposta post-incidente”, ha dichiarato Jean Todt inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale.

L’appello è ad un maggior impegno da parte dei donatori per sostenere il Fondo per la sicurezza stradale dell’ONU che fornisce competenze in materia di sicurezza stradale e progetti ad alto impatto a 30 Paesi e che potrebbe essere un catalizzatore unico per gli investimenti mirati in iniziative e politiche di riduzione dei decessi.

La maggior parte dei Paesi spende meno dell’1% del PIL in investimenti per la sicurezza stradale, anche se il costo di una scarsa sicurezza stradale può arrivare fino al 6% del PIL”, ha affermato Olga Algayerova, Segretario Esecutivo dell’UNECE. “Sono urgentemente necessari maggiori investimenti a tutti i livelli. Ci sono ampie prove che investire nella sicurezza stradale paga”; infatti, secondo studi recenti, la riduzione degli incidenti stradali mortali e feriti potrebbe aumentare tra il 7 e il 22% del PIL pro capite nei paesi a reddito medio-basso, con conseguente elevato ritorno sugli investimenti.

Senza contare che: “C’è un’enorme opportunità per il settore privato di investire in miglioramenti della sicurezza stradale. Passare a infrastrutture verdi e sicure è un buon affare”, come ha sottolineato Amani Abou-Zeid, Commissario dell’Unione africana per le infrastrutture e l’energia. 

Altre fonti di entrata, emerse dalla discussione, sono state evidenziate, fra le opzioni nazionali, la tassazione sul carburante, l’assicurazione per i veicoli, la dogana dei veicoli, le licenze di immatricolazione e le multe per eccesso di velocità; mentre, a livello internazionale sono state indicate come strategiche le risorse del settore privato, le attività filantropiche, le donazioni e forme innovative di strumenti di finanziamento, come le obbligazioni verdi.

Sul punto relativo alle strategie, è stato ribadito come la sicurezza stradale sia una responsabilità  condivisa implicando la necessità di un “maggior impegno e partnership a tutti i livelli”.
Fra gli esempi interessanti, si rimarca quello portato da Jamil Ahmad, direttore degli affari intergovernativi dell’UNEP che ha affrontato la questione relativa all’esportazione di veicoli usati pericolosi e inquinanti nei paesi in via di sviluppo.

Nello specifico, ha raccontato della partnership sostenuta dal Fondo per la sicurezza stradale delle Nazioni Unite attraverso la quale 15 Paesi dell’Africa occidentale stanno ora implementando standard di qualità, mentre l’UE sta rivedendo i regolamenti sull’esportazione di veicoli usati e l’Unione africana sta consultando gli Stati membri africani per un approccio a livello continentale

La questione della sicurezza negli autoveicoli è stata ribadita anche da David Ward, presidente esecutivo della Towards Zero Foundation, che ne ha rimarcato l’importanza in considerazione del miliardo di nuovi veicoli a motore aggiuntivi in circolazione previsti nel prossimo decennio, sottolineando che l’industria automobilistica ha la responsabilità di assicurarsi che questi siano sicuri e puliti implementando gli standard minimi per i veicoli delle Nazioni Unite su tutta la linea.

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