La mobilità sostenibile è anche con il bioetanolo

La direttiva RED (Renewable Energy Directive) prevede sin dal 2009 l’utilizzo di fonti rinnovabili in sostituzione delle fonti fossili

La mobilità sostenibile è possibile anche con il bioetanolo. La guerra in Ucraina accende l’attenzione sui trasporti pubblici e privati, sollevando discussioni per cercare quelle alternative possibili alla benzina. Abbassare le emissioni di CO2 diventa obbligatorio se vogliamo salvaguardare l’ambiente.

Ed è proprio in questo momento storico che la direttiva RED (Renewable Energy Directive) prevede sin dal 2009 l’utilizzo di fonti rinnovabili in sostituzione delle fonti fossili. La stessa Direttiva impone un obiettivo di riduzione delle emissioni per il settore trasporti attraverso l’uso di almeno il 10% di fonti rinnovabili, in particolare biocarburanti.

La nuova Direttiva RED 2 (recepita dall’Italia lo scorso dicembre) prevede che i fornitori di benzina, diesel e metano siano obbligati a conseguire entro il 2030 una quota almeno pari al 16% di fonti rinnovabili, sul totale dei carburanti immessi in consumo.

Il bioetanolo
L’utilizzo immediato del bioetanolo che consente una riduzione media delle emissioni del 75%, assieme ad altri biocarburanti ed energie rinnovabili da sviluppare nei prossimi anni, come elettrico e idrogeno verde, assume un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi che l’Europa si è posta: riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030.

Tuttavia, a fronte dell’introduzione dell’obbligo minimo di miscelazione di bioetanolo con la benzina a partire dal prossimo anno e, nonostante la leadership tecnologica italiana, il bioetanolo oggi prodotto nel nostro Paese viene destinato ai mercati europei confinanti (Svizzera e Francia).
Con Fabiola De Simone, Government Affairs Manager ePure, European renewable ethanol, cerchiamo di comprendere il ruolo del bioetanolo a beneficio dell’ambiente.

Quanto incide il bioetanolo sui trasporti sostenibili?
«Ad oggi, il settore dei trasporti e, in particolar modo, quello del trasporto su strada, rappresenta quasi un quarto del totale delle emissioni di gas serra nell’Unione Europea. Sulla base degli ultimi dati disponibili pubblicati da Eurostat, nel 2020 il 92,5% dell’energia utilizzata nel settore dei trasporti proveniva da combustibili fossili, mentre il restante 7,5% (calcolata sottraendo i coefficienti di moltiplicazione virtuali offerti dalla Direttiva Energie Rinnovabili) da fonti di energia rinnovabile».

«Il 90% di questa energia rinnovabile utilizzata nei trasporti è rappresentata dai biocarburanti, di cui il 60% viene prodotto a partire da materie prime di origine agricola e circa il 30% da altre materie prime conformi o scarti e residui. Il mercato dei biocarburanti in Europa è ancora dominato dal biodiesel, utilizzato anche per i mezzi pesanti. Ciononostante, il bioetanolo, miscelato con la benzina, rappresenta una delle soluzioni più sostenibili e convenienti per abbassare le emissioni del settore automobilistico e raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE. Secondo gli ultimi dati raccolti per il 2021, il bioetanolo europeo prodotto dai membri di ePure riduce le emissioni di gas serra del 77% rispetto ai combustibili fossili che rimpiazza. Maggiore è la quantità di bioetanolo miscelata nella benzina (che varia dal 5%, al 10%, 20% o addirittura 85% o 95%), maggiori sono i vantaggi economici e ambientali».

Come rivoluzionare il comparto delle automobili?
«Secondo la Commissione europea, circa il 90% del parco veicoli europeo sarà ancora costituito nel 2030 da automobili con motore a combustione interna e quindi alimentati da carburanti liquidi, per la maggior parte combustibili fossili. In questo contesto, è necessario ottenere in Europa una qualità migliore della benzina che utilizziamo per le nostre auto, costituita da meno carburante fossile e più rinnovabile, come il bioetanolo».

«In Italia la qualità standard della benzina è rimasta all’E5, una miscela che contiene un massimo di 5% di bioetanolo, ma in molti altri Paesi europei è ampliamente disponibile presso le stazioni di servizio la miscela E10, che permette di ridurre significativamente le emissioni del settore dei trasporti. Ad oggi, miscele più elevate, come la miscela E20 che è perfettamente compatibile con le nuove automobili immesse sul mercato, dovrebbero essere introdotte per assicurare una performance ambientale ancora migliore. D’altro canto, l’uso di auto elettriche plug-in hybrid, che permette di combinare i benefici dell’elettrico con quelli dei carburanti rinnovabili, dovrebbe essere supportata dai governi per assicurare una giusta transizione verso la neutralità climatica».

Le industrie in che modo rivoluzionano i processi produttivi?
«Le industrie produttrici di bioetanolo in Europa sono delle realtà complesse, rappresentazione perfetta del principio della bioeconomia circolare. Processando biomassa agricola da coltivazioni, scarti o residui, le bioraffinerie producono sia bioetanolo usato come carburante che mangime animale altamente proteico, riducendo il bisogno di esportare mangimi a base di soia o altre colture insostenibili da altri Paesi».

«Allo stesso tempo, molto spesso la produzione di bioetanolo è perfettamente integrata nelle catene del valore delle produzioni agro-alimentari, come quella dello zucchero. Inoltre, da anni i produttori di bioetanolo investono per ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli sprechi e riutilizzare gli scarti, abbassando così ulteriormente le emissioni di CO2 finali. Un esempio è quello della CO2 biogenica catturata durante il processo di fermentazione per la produzione del bioetanolo, che viene poi riutilizzata nel settore agro-alimentare».

Di Francesco Fravolini

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