Veicoli fuori uso: le proposte di AIRA e FoSS per potenziare recupero e riciclo

A Roma, l’Associazione Industriale Riciclatori Auto e la Fondazione Sviluppo Sostenibile hanno presentato uno Studio che analizza lo stato dell’arte in Italia e propone soluzioni per raggiungere gli obiettivi europei di riciclo e recupero.

In data 26 luglio, presso la Sala Cristallo dell’Hotel Nazionale, in piazza di Montecitorio, a Roma, e in diretta streaming su RiciclaTV, si è svolto il Convegno: “Proposte per il riciclo e recupero dei veicoli fuori uso” a cura della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e AIRAAssociazione Industriale Riciclatori Auto; un’occasione di incontro e confronto fra operatori e stakeholders per fare il punto sul quadro nazionale del settore e presentare proposte migliorative nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi europei così come contenuti nella Direttiva 2000/53/CE.

Durante il Convegno, inoltre, è stato presentato lo Studio, scaturito dalla collaborazione fra i due soggetti, che offre ai lettori l’analisi e la “fotografia” del settore del recupero e riciclo auto nazionale e contiene alcune proposte di miglioramento che saranno inviate anche alla Commissione europea che ha da tempo avviato una revisione della direttiva succitata nell’ottica di nuovi e più impegnativi obiettivi di riciclo, nonché di un più generale riordino del modello di governance del settore.

Il tutto, tenendo conto dell’importanza che riveste il settore del riciclo ELV per il nostro Paese e la sua economia; tanto più in un momento caratterizzato dalla penuria di materie prime e di aumento dei costi in generale stante le crisi in atto e la necessità, altresì di rispondere positivamente alle sfide dell’economia circolare e della transizione ecologica.

Ebbene, per quanto concerne il quadro attuale nazionale, il lavoro svolto in termini di percentuali di reimpiego, riciclaggio e recupero mostra, nel nostro Paese, una sostanziale stabilità dopo una passata fase di miglioramento avvenuta in seguito al D. Lgs. 209/2003 recante attuazione della Direttiva e che ha stimolato una risposta positiva da parte dell’intera filiera ELV.

Tuttavia, come più volte ricordato, permangono carenze strutturali mai del tutto risolte e se, ancora nel 2019, la percentuale di reimpiego e riciclaggio è cresciuta rispetto all’anno precedente fino a quasi raggiungere il target dell’85% (84,7% per la precisione) lo stesso non si può dire per quanto concerne l’obiettivo Ue del 95% di recupero che appare decisamente lontano (ancora 84,7% contro una media europea del 95,1%).

Il problema principale, in questo caso, è rappresentato dal recupero della frazione residuale delle operazioni di frantumazione, il cosiddetto car fluff che continua ad essere avviato a smaltimento quando, dato l’alto potere calorifico, potrebbe essere destinato a recupero energetico.

Quali soluzioni, dunque, per colmare i gap e allineare le performance della filiera nazionale a quelle europee?
Da AIRA e FoSS si punta a sollecitare una normativa ad hoc incentrata su cinque punti fondamentali:

– introduzione di un regime di Responsabilità estesa del produttore (EPR) in grado di rispondere ai principi di responsabilità definiti dalla direttiva quadro sui rifiuti; tracciare in maniera efficace le perfomance di trattamento anche per marchi automobilistici; incrementare la platea dei veicoli fuori uso da sottoporre alla disciplina della direttiva; contrastare il fenomeno delle esportazioni a scopo elusivo di veicoli usati;

– imporre obiettivi di riciclo per singole frazioni di materiali, in particolare vetro, plastica e metalli non ferrosi;
– definire premialità tenendo conto del contenuto di materie riciclate e dei componenti riutilizzati nei nuovi veicoli;
– colmare il deficit impiantistico, dando attuazione al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (PNGR);
– sostenere la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche di riciclo.

La disciplina oggi vigente, risalente al 2003 – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente di AIRA – si è dimostrata inadeguata, in particolare riguardo al modello di governance della filiera del trattamento dei veicoli fuori uso, all’incapacità di traguardare le performance richieste dall’UE, al disordine normativo sulla ripartizione delle attività di trattamento all’interno della filiera di gestione dei veicoli fuori uso e all’assenza di stimoli per l’innovazione, l’evoluzione tecnologica e il completamento del fabbisogno impiantistico. È quindi necessario agire per superare queste criticità.

“Riteniamo ha aggiunto – che questo sia il momento giusto per intervenire, in quanto entro la fine dell’anno la Commissione europea presenterà una proposta di modifica delle direttive in materia e, non meno importante, in quanto ci troviamo all’alba di una rivoluzione tecnologica e culturale, come il progressivo incremento dei veicoli elettrici e lo sviluppo di pratiche commerciali come lo sharing. È, inoltre, importante che l’Italia durante questa transizione normativa e tecnologica coinvolga organicamente gli stakeholder, chiediamo quindi che venga istituito presso il Ministero della transizione ecologica un tavolo di confronto a cui partecipino tutte le rappresentanze delle categorie interessate”.

Il settore del riciclo dei veicoli fuori uso – ha ricordato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – è strategico per un Paese, come il nostro, che ogni anno importa circa 20 Mt di acciaio e lo sarà ancor di più in futuro con la crescita delle auto elettriche, che richiedono una maggiore quantità di materiali pregiati e classificati come critici. Abbiamo condotto questo studio perché purtroppo abbiamo dovuto constatare che il settore finora non ha avuto la dovuta attenzione nella definizione della rotta verso l’economia circolare e l’Italia non è finora riuscita a centrare l’obiettivo europeo di recupero”.

Le proposte verranno inviate anche alla Commissione europea chiedendo, fra l’altro, che la disciplina venga applicata anche a categorie di veicoli finora esclusi, come gli automezzi di peso superiore 3,5 e i motocicli.

 

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