LA GUIDA SOFT È ANCHE ECO

Mentre negli States un eco-navigatore istruisce all’ecoguida, in Italia, da gennaio, l’ecoguida si studia per i quiz della patente

eco guida

Stop alle brusche frenate, alle continue accellerate o alle partenze a tutto gas. Una guida troppo “ansiosa” e “nervosa” fa male all’ambiente e al portafoglio. Meglio usare un po’ di “dolcezza” al volante: si inquina meno e si risparmia di più. Basta qualche piccolo accorgimento ed è possibile consumare fino al 15% di benzina in meno. É quanto ha dimostrato uno studio del “Transportation Center” dell’Università della California che ha analizzato i vantaggi ambientali ed economici di guida “dolce” dimostrando come una guida “soft” pesi meno rispetto ad una guida fatta di continue frenate e accelerate, sull’ambiente, oltre che sulle tasche degli automobilisti. Di qui la novità, anzi l’invenzione del “Transportation Center”: l’eco-navigatore, una sorta di sistema computerizzato in grado di “istruire” in presa diretta gli automobilisti distratti, o comunque poco attenti ai consumi, sui comportamenti più idonei da adottare alla guida per non gravare eccessivamente su ambiente e portafoglio. Così mentre l’eco-navigatore monitora l’andamento del veicolo e i suoi consumi, allo stesso tempo “detta” al conducente il corretto stile di guida da adottare.

Ecco i principali “trucchi” dell’ecoguida, suggeriti dalla ricerca e dall’eco-navigatore, che consentono di risparmiare benzina e contenere l’emissione di gas inquinanti:
inserire la marcia superiore il prima possibile;
– mantenere una velocità costante;
– evitare di accelerare e frenare in maniera brusca, ma farlo sempre con moderazione e dolcezza, cercando di anticipare l’andamento del traffico;
– procedere gradualmente nelle code, considerando che partire da fermi implica un maggior consumo di carburante;
– sfruttare, quando è possibile, la folle della macchina per l’avanzamento graduale;
– controllare una volta al mese la pressione delle gomme, poiché le ruote sgonfie aumentano l’attrito della macchina sull’asfalto, creano maggior resistenza al suo avanzamento e quindi comportano una maggiore quantità di energia necessaria al suo movimento (è stato calcolato che questo particolare accorgimento può fare risparmiare al guidatore circa un pieno all’anno);
– tenere spenta l’aria condizionata (che al massimo della potenza può arrivare ad assorbire un quarto del serbatoio dell’automobile) e abbassare, piuttosto, il finestrino sotto i 65 km orari. Oltre quel limite, invece, l’attrito dell’aria diventa un elemento troppo significativo e conviene quindi accendere il condizionatore: l’opzione del ricircolo interno evita che l’aria calda proveniente dall’esterno debba essere raffreddata continuamente ex novo e fa quindi risparmiare;
– contenere la velocità poiché a circa 100 km/h la maggior parte delle auto perde efficienza: accelerare ulteriormente porta quindi piccoli risparmi di tempo, ma molti consumi in più.

Insomma, una guida “soft” è anche “eco”, anzi doppiamente “eco”: eco-sostenibile ed eco-nomica! Ma l’ecoguida, oltre che uno stile di guida fortemente raccomandato, è ormai una vera e propria nuova disciplina. Il “Transportation Center” dell’Università della California ne è il promotore. Tra gli ultimi lavori dei ricercatori del Centro, figura, infatti, il Report che da un lato elenca le principali “mosse” dell’ecoguida, ovvero gli accorgimenti da adottare per contenere i consumi di carburante e dall’altro raccoglie i risultati dei test condotti fino ad oggi su automobilisti volontari grazie all’impiego di appositi sistemi computerizzati che “istruiscono” il conducente ad una guida economica e compatibile con l’ambiente. Tecnologicamente all’avanguardia, tali sistemi automatizzati da installare sulle auto devono, tuttavia, ancora essere perfezionati, in quanto consentono un risparmio ancora contenuto: attualmente garantiscono una riduzione di carburante dell’1% sulle strade veloci e del 6% in città (se un’auto percorresse 20.000 km l’anno su strade urbane, con tale sistema, 1.200 sarebbero dunque “gratis”). A beneficiarne non sono solo le tasche degli automobilisti, ma anche l’ambiente: la pratica dell’ecoguida contribuisce al contenimento dell’effetto serra, con una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 15 grammi ogni chilometro percorso, oltre che al contenimento di tutti gli inquinanti emessi dal tubo di scappamento. La diffusione del dispositivo messo a punto dal “Transportation Center” è, tuttavia, limitato. Secondo l’Economist, solo l’1% dei veicoli americani (soprattutto camion, auto ibride o a benzina, ma di fascia alta) è oggi dotato di tale sistema. Eppure, nonostante la tecnologia dell’eco-navigatore non sia ancora decollata, sembra essere destinata a prendere sempre più campo. Sempre secondo l’Economist, entro il 2020, la percentuale dei veicoli attrezzati di tale dispositivo è destinata a salire al 30%: insomma, una vettura su tre avrà sul cruscotto un eco-computer per ridurre i consumi ed ottimizzare la guida. Intanto l’Università della California sta lavorando perché le previsioni del noto settimanale londinese si realizzino e sta mettendo a punto un apposito sistema finalizzato all’ecoguida che integra diverse tecnologie: un gps per monitorare posizione e velocità, le mappe di Google Earth per distinguere tra strade cittadine e autostrade e una serie di sensori montati sulla macchina per tenere sotto controllo il consumo di carburante e la composizione dei gas di scarico emessi (oltre, ovviamente, a un navigatore che evita di perdersi nelle strade sconosciute). Seppur la tecnologia dell’ecoguida sia ancora allo stadio embrionale e il suo utilizzo sia ancora di nicchia, la sensibilità a questa sottesa sembra si stia già diffondendo. Negli Stati Uniti si è già formato un club informale, quello dei cosiddetti “hypermilers”, automobilisti molto coscienziosi e responsabili che con il loro stile di guida “soft”, attento ai consumi, al portafogli e all’ambiente, sono in grado di far “tirare” i loro super bolidi a per 100 chilometri con 4,5 litri di carburante. Il loro trucco? No alle partenze a tutto gas, al bando le accelerate improvvise, stop alle frenate brusche. Ma gli “hypermilers” o ecoautomobilisti sono in realtà una piccola minoranza e l’ecoguida un’eccezione virtuosa alla regola più largamente diffusa: uno stile di guida poco attento ai consumi e all’ambiente. Così mentre oltreoceano si studiano automatismi in grado di suggerire al conducente un comportamento sostenibile mentre è al volante, in Italia si pensa a sensibilizzare all’ecoguida i futuri automobilisti di domani a partire dall’esame per la patente. Sulla scia del successo di “Ecopatente 2010”, l’iniziativa partita lo scorso anno su iniziativa di Legambiente, in collaborazione con CONFARCA (Confederazione Autoscuole Riunite e Consulenti Automobilistici) e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Gioventù che ha portato nel 2010 al rilascio di 11.000 ecopatenti, da gennaio 2011 l’ecoguida è entrata di diritto tra i temi dei quiz dell’esame di teoria per conseguire la patente. Insomma, da quest’anno l’ecopatente non è più un’opzione, ma è obbligatoria: la patente è così “ecosostenibile”. Tra le domande dei test che i futuri automobilisti dovranno sostenere per conseguire la patente dallo scorso gennaio ci sono, infatti, anche quelle legate alla guida ecosostenibile, ad esempio sull’uso corretto del cambio e delle marce, sulla manutenzione delle gomme, piuttosto che sull’uso dell’aria condizionata. La trovata, una novità per il nostro Paese, non è del tutto nuova in Europa: in Inghilterra e in Olanda l’ecopatente è infatti una realtà ben consolidata. In Olanda, il test eco-driving è obbligatorio per tutti coloro che vogliono sostenere l’esame di guida dagli inizi del 2008. Sensibilizzare i futuri automobilisti nei confronti delle tamatiche ambientali ed educarli ad uno stile di guida sostenibile attraverso piccoli ma intelligenti accorgimenti che permettono di risparmiare carburante, riducendo quindi le emissioni, è lo scopo dell’iniziativa che, oltre che alla teoria, guarda anche alla pratica. É stata, infatti, siglata una convezione per la fornitura di apposite scatole nere sui veicoli delle autoscuole che, collegate con le centraline dei motori, hanno il compito di monitorare le modalità di guida di ciascun allievo e fornire dei report dettagliati per individuare regimi di guida ecosostenibili.

 


Condividi con:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *