EFFETTO CAR SHARING

Una politica lungimirante che tenga conto di tutte le problematiche inerenti il settore dei trasporti nell’Europa a 27, può dimostrarsi una carta vincente nella partita internazionale contro il global warming. Infatti le emissioni di gas climalteranti direttamente imputabili al settore trasporti contribuiscono in maniera rilevante al totale dell’immesso in atmosfera, partecipando sensibilmente all’effetto serra e al conseguente cambiamento climatico, il quale non solo, come si è detto più volte, costituisce un enorme problema in sé per lo sconvolgimento dei vari ecosistemi, ma, proprio per questo, contribuisce all’evolversi di fenomenologie metereologiche sempre più catastrofiche (con conseguenze spesso incalcolabili sui mercati e sulle comunità umane) e al diffondersi di patologie, anche a decorso epidemico, dovute alle mutate condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni anche in zone in cui questi erano, finora, impossibilitati a riprodursi (ndr: si veda per un approfondimento l’articolo “Mobilità e salute” pubblicato sul numero di ottobre del notiziario Autodemolitori).

Il quadro della situazione europea per quanto riguarda i livelli di emissioni fa emergere un dato inquietante: circa 1/5 delle emissioni totali di gas climalteranti deriva direttamente dai trasporti e il 90% di queste dai trasporti su strada. Eppure qualche alternativa perseguibile ai consueti serpentoni ed ingorghi che caratterizzano le nostre convulse e congestionate città, strette fra un soffocante pendolarismo e una patologica mancanza di servizio pubblico adeguato, c’è. Molte città europee, da tempo hanno attuato strategie in conformità col proprio assetto urbanistico, geografico ed idrogeologico, favorendo il diffondersi di iniziative mirate che spaziano tra: • trasporto fluviale su battelli per i pendolari; • capillari percorsi ciclabili e sistemi di bike sharing; • riconversione del parco autobus con analoghi mezzi meno impattanti sull’ambiente; • sistemi di pedaggio e tassazione per i veicoli che entrano nel circuito cittadino; • promozione del rinnovo del parco auto con mezzi ibridi; • promozione del car sharing. L’espressione inglese, letteralmente significa: “auto in condivisione” e allude ad un innovativo servizio impontato da apposite Società che forniscono, a richiesta, e solo per il tempo di utilizzo effettivo, un automezzo. Se consideriamo che in media circa l’80% delle auto circolanti in Europa viaggia all’incirca 60′ al giorno trasportando 1 – 2 persone e che un utente al servizio di car sharing può usare un’auto solo per lo stretto tempo necessario, si può ben dedurre come più persone, con un adeguato parco mezzi, potranno usare la stessa auto raggiungendo così gli obiettivi di: • diminuzione delle auto in circolazione; • maggiore possibilità di parcheggi disponibili, • diminuzione delle emissioni climalteranti; • diminuzione della spesa per il carburante; • possibilità di circolazione in tutte le zone della città ivi comprese le zone a traffico limitato; • possibilità di circolazione anche nei giorni di blocco del traffico. Il tutto, con l’ulteriore opportunità da parte dell’utente di poter scegliere, di volta in volta, la categoria e le prestazioni dell’auto richiesta senza doversi sobbarcare i costi fissi di gestione. Di tutto questo, dello stato dell’arte circa l’applicazione di questo servizio e delle prospettive di sviluppo futuro nel merito, si è parlato mercoledì 21 novembre, a Roma, nell’ambito del 3° Forum Car Sharing – “La scelta sostenibile”, evento promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Obiettivo della manifestazione: fare il punto sulle varie iniziative italiane; elaborare un confronto con le esperienze europee più significative; analizzare le opportunità imprenditoriali del settore; illustrare le strategie mirate all’incremento e alla diffusione di questo intelligente sistema per la mobilità sostenibile. Dalla convention romana è emerso un quadro mediamente confortante: attualmente sono 13 le città italiane che garantiscono un servizio di car sharing e altre due si stanno attrezzando per iniziarlo. 9.488 sono gli abbonati al servizio sul territorio nazionale, 359 le vetture coinvolte e 219 i parcheggi dove ritirare e riconsegnare l’auto. Nella classifica dei capoluoghi di provincia più virtuosi per questo tipo di servizio spicca la città di Torino che può vantare 96 autoveicoli e 59 parcheggi, a seguire Milano (50 automezzi e 32 parcheggi) e Genova (43 auto e 31 parcheggi), mentre Venezia vanta il maggior numero di contratti di abbonamento: 2.294. Allo scopo di promuovere la condivisione delle automobili per intervenire direttamente sulla riduzione delle auto circolanti e l’inquinamento derivante, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ambito del D. L. del 27 marzo 1998, ha istituito una struttura di coordinamento delle realtà locali del car sharing, appositamente promossa e finanziata, inizialmente, con 9 milioni di Euro, recentemente saliti a 10. L’obiettivo di ICS (acronimo di Iniziativa Car Sharing) è quello di fornire assistenza alle realtà locali che intendono sviluppare questo servizio e istituire, al contempo, uno standard nazionale operativo e tecnologico, stilando le procedure unificate ed evidenziando le caratteristiche che una organizzazione deve avere per avviare con successo un servizio di condivisione delle automobili. ICS è il gestore dei fondi erogati e ha il compito di fornire alle città che hanno aderito al programma tutte le facilitazioni concrete per l’avvio del servizio di car sharing sul proprio territorio. Attualmente gli Enti coinvolti che hanno firmato la convenzione istitutiva ICS, sono: Alessandria, Bari, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Livorno, Milano, Mantova, Modena, Novara, Padova, Palermo, Parma, Perugia, Pescara, Provincia di Bologna, Provincia di Milano, Provincia di Napoli, Provincia di Rimini, Reggio Emilia, Roma, Scandicci, Sesto Fiorentino, Taranto, Torino, Venezia, Viareggio. Altri Enti che hanno siglato il Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Ambiente sono: Catania e Trieste. L’obiettivo del Ministero, come sottolineato durante il 3° Forum Car Sharing è quello di arrivare ai 15.000 utenti entro il 2009, guardando ai risultati di altre realtà europee come la città di Brema, che con oltre 3.000 abbonamenti è arrivata a ridurre le emissioni climalteranti a carico del trasporto veicolare nell’ordine di 2.000 tonnellate! Ovviamente sarebbe miope considerare il car sharing come la panacea risolutiva del male rappresentato dalla congestionata mobilità dei centri urbani, in quanto il servizio è complementare e non sostitutivo dell’offerta di trasporto pubblico. Un po’ come a dire: ognuno, con le proprie scelte quotidiane, può fare qualcosa contro l’immobilismo imperante che spinge i singoli a considerare sempre “gli altri” come responsabili e doverosi risolutori dei problemi di tutti.

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