PRODOTTO O RIFIUTO? LA VERITÀ DEI PNEUMATICI FUORI USO
A Ecomondo workshop di ARGO, ETRA e FISEUNIRE
“Dal riciclaggio della carta, si ottiene carta, dal vetro altro vetro e con la plastica usata si produce nuova plastica… Riciclando pneumatici, non si producono altri pneumatici, ma una nuova materia prima: il granulato di gomma”. Questo lo slogan del workshop “Pneumatici fuori uso: sistemi di gestione, raccolta e standard di prodotto” organizzato dai consorzi ARGO (Associazione che raggruppa le principali aziende che si occupano di riciclaggio di pneumatici fuori uso) ed ETRA (European Tyre Recycling Association) e da FISEUNIRE (Unione Nazionale Imprese Recupero), svoltosi in occasione della XIa edizione di ECOMONDO, a Rimini il 9 novembre. La nuova materia prima, il granulato di gomma, è una gomma ecologica ottenuta da una corretta gestione dei rifiuti e utilizzata in settori diversificati, quali industria (fondi stradali, segnaletica orizzontale in gomma), edilizia (isolanti termici), arredo urbano (pavimentazioni antitrauma per aree giochi), sport (campi in erba sintetica, campi da tennis), ed editoria (pigmenti per inchiostri).
Il progetto “albero della gomma – 100% gomma riciclata” ha l’obiettivo ultimo di rendere note le materie prime e i prodotti ottenuti da esse, anche attraverso la creazione di un apposito marchio che ne connoti la provenienza dal riciclaggio dei pneumatici fuori uso. È indice, quindi, di conformità ecologica, in quanto identifica i materiali ottenuti da procedimenti sostenibili, che favoriscono la diminuzione dell’inquinamento e la dispersione dei rifiuti. È evidente come un tale sistema riesce a garantire la presenza di un processo di rintracciabilità e di monitoraggio continuo, attraverso una metodologia di valutazione del ciclo di vita del prodotto. È indubbio che il settore del riciclaggio della gomma sia in forte ascesa, anche perché è ampiamente riuscito a far sue le politiche del recupero. Diventa fondamentale, in questo senso, creare un network fra i molteplici soggetti coinvolti all’interno della filiera, che consenta di incrementare le azioni strategiche per lo sviluppo del settore, dal punto di vista politico, economico-imprenditoriale e della ricerca. Soprattutto attraverso lo sviluppo di standard qualitativi che facilitino la commercializzazione dei materiali e dei prodotti da essi derivati. Quest’operazione ha favorito in modo concreto ed efficace l’orientamento dell’opinione pubblica verso acquisti ecologicamente sostenibili ed eticamente corretti. Ciò concorre a stimolare la cooperazione tra le aziende del settore, ottimizzando i flussi dei pneumatici verso le strutture di lavorazione più vicine, per promuovere il loro riutilizzo. “Non potendo riutilizzare la materia recuperata per produrre nuovi pneumatici – ha dichiarato il presidente della ARGO, Ettore Musacchi – siamo impegnati in un dialogo trasversale con il sistema industriale, principalmente nei settori edile, stradale e sportivo. La domanda proveniente da queste aziende ha una certa vivacità, a cui rispondiamo fornendo una materia prima derivata dal riciclaggio di pneumatici fuori uso. Ci poniamo, quindi, come interlocutori che soddisfino una logica industriale” “Il crescente interesse – ha concluso – in particolare da parte dei produttori di asfalti e dei campi sportivi in erba artificiale ci rende fiduciosi”. A parlare sono i numeri: 25 paesi dell’Unione Europea riescono a generare ogni anno 3 milioni e mezzo di tonnellate di pneumatici, di cui 400.000 in Italia. Una mole incredibile di materia ed energia, riutilizzata grazie all’intervento di piccole e medie imprese che, da sole, rispondono alle esigenze di un settore in così forte trasformazione. Se da un lato il recupero di materia derivante dal riciclo di pneumatici fuori uso ha raggiunto, a livello europeo, il milione di tonnellate (31,8% del totale), e tra questi il 54% avviene sotto forma di granulato e il 10% di polverino, in Italia purtroppo solo il 13%, delle 400.000 tonnellate prodotte di pneumatici dimessi, viene riciclato come materia prima. Il 50% della produzione italiana, infatti, è indirizzato verso un procedimento di riciclo nel settore del recupero dell’energia o di prodotti, mentre l’altro 50% è destinato alla discarica o alla dispersione. Il processo di riciclo della gomma è stato osteggiato dal fatto che, in un primo momento, non esisteva una filiera che si servisse di questo materiale e, ancora oggi, le applicazioni esulano dal largo consumo. Inoltre la carente informazione sui prodotti derivati da riciclaggio di pneumatici ha contribuito a generare un clima di diffidenza nell’opinione pubblica. La situazione italiana sembra avviarsi, però, verso uno sviluppo più rapido, che risulterebbe maggiore se, a fronte degli ingenti investimenti del settore industriale, facesse seguito una normativa meno incerta, una burocrazia più snella e una più ampia promozione della filiera. Vale la pena convogliare tutte le energie per incidere sul comportamento di enti e acquirenti verso questo genere di prodotti. Il tutto con il chiaro intento di traghettare definitivamente l’intero settore dalla fase politica del progetto a quella applicativa, per accrescere un mercato dalle potenzialità smisurate e per chiarire le modalità di applicazione. In questo modo, gli enti locali e le amministrazioni, riversando la loro capacità d’acquisto su prodotti a basso impatto ambientale e accludendo canoni ecologici nei sistemi d’acquisto, hanno l’opportunità tangibile e reale di incidere sul mercato, al punto di diminuire gli impatti sull’ambiente e sull’economia delle proprie attività. “La prossima settimana – ha dichiarato Elio Savi dell’IMF – verrà consegnata alla task force europea un nuovo progetto in grado di identificare diversi prodotti all’interno del ciclo del recycling”. Non deve essere sottovalutato il fatto che il riciclaggio è profondamente differente dallo smaltimento, in quanto include un’attività produttiva: “Il pneumatico – ha proseguito – è un prodotto, non è un rifiuto e come tale deve essere considerato in tutte le molteplici fasi del suo ciclo di vita. È fondamentale cercare il coinvolgimento delle imprese e il dialogo fra i diversi soggetti interessati per realizzare, da pneumatici dimessi, quei prodotti di cui le stesse aziende necessitano”. È chiaro che la trasformazione dei pneumatici non può e non deve avvenire a scapito dell’ambiente: “bisogna tener sempre sotto controllo la tossicità e gli impatti ambientali, non solo dei mezzi di trasporto che consegnano le nuove materie prime e i prodotti già ultimati, ma anche e soprattutto dell’intero processo di riciclaggio dei pneumatici”. “Non è pensabile – ha concluso – cercare di risolvere un problema, creandone di nuovi”. Le azioni da intraprendere per il futuro sono indirizzate verso un ampliamento del recupero delle materie. In quest’ottica rivestirà un ruolo cruciale orientare gli sforzi e le strategie verso la promozione del settore e della filiera. In concreto sarà decisivo incrementare gli investimenti nei settori della ricerca sui processi produttivi e sulle applicazioni dei materiali. Altrettanto importante sarà implementare tutta l’attività di marketing per favorire le conoscenze delle potenzialità insite dei manufatti che provengono dalla gomma riciclata e l’impiego dei prodotti presso le aziende del settore gomma e degli altri settori che se ne servono. In aggiunta, occorre incoraggiare sia le imprese sia le Pubbliche Amministrazioni verso un uso più responsabile delle risorse naturali.




