COMBINED CHARGING SYSTEM: IN ARRIVO IL PRIMO STADARD PER LA RICARICA
7 case automobilistiche hanno raggiunto un intesa per adottare una piattaforma unica per la ricarica di veicoli elettrici

Il futuro della mobilità è elettrico, ma il sogno di un’auto veramente green stenta a decollare, considerando le infrastrutture ancora scarse e poco efficienti. Una delle problematiche più pressanti è infatti coprire tutto il territorio di colonnine di ricarica. A questo si aggiungono anche la diversa fattura e le diverse tipologie delle batterie che saranno utilizzate nei vari modelli di automobile. Un automobilista deve trovare una stazione o una colonnina di ricarica e sperare che sia adatti alla batteria della sua auto, infatti senza una standardizzazione, non si ha la certezza della compatibilità della stazione di ricarica con il proprio veicolo. La stessa cosa succede per i telefoni cellulari e i tanti tipi di caricabatterie che ci ritroviamo nei cassetti delle nostre abitazioni.
Per risolvere il problema, alcune case automobilistiche tedesche ed americane hanno sviluppato il primo standard comune per la ricarica rapida dei veicoli. Si tratta di una svolta storica per la mobilità elettrica, infatti Audi, BMW, Daimler, Ford, General Motors, Porsche e Volkswagen hanno raggiunto un accordo per l’adozione del Combined Charging System, che permette ai veicoli delle case automobilistiche che hanno sottoscritto l’accordo di utilizzare le stesse stazioni di ricarica rapida in Europa e negli Stati Uniti.
L’obiettivo è facilitare la costruzione di auto elettriche e dare un colpo di acceleratore alla mobilità verde, a vantaggio dei consumatori, dell’industria automobilistica e di chi si occuperà della pianificazione della rete di infrastrutture sul territorio. Le aziende automobilistiche si sono, inoltre, accordate per l’adozione di uno standard unico di comunicazione, denominato HomePlug Green Phy, che permetterà l’integrazione fra i veicoli elettrici con le future applicazioni della rete elettrica intelligente, la cosiddetta Smart Grid, che potrà essere installata in casa o in azienda e con la selezione delle fasce orarie per l’acquisto di energia. Il sistema, inoltre, garantirà la compatibilità con le varie reti nazionali, sia 120V che 220V.
La scelta del Combined Charging System come standard unico nasce sulla base di attenti studi sulle strategie attuali per le tecnologie di ricarica, in funzione dell’ergonomia dei connettori, e tenendo conto delle esigenze dei consumatori europei e nordamericani. Il sistema, presentato al 15° International VDI-Congress e alla Esibizione “Electronic Systems for Motor Vehicles”, a Baden Baden in Germania e che dovrebbe essere in commercio dalla metà del 2012, consiste in un’unica interfaccia da applicare sul veicolo, che lo renda così compatibile con diversi metodi di ricarica (one-phase AC, three-phase AC, DC e ultra fast DC). Il sistema, infatti, unisce in un unico connettore tutte le diverse configurazioni di ricarica e adotta il medesimo protocollo di comunicazione tra il veicolo e la stazione di ricarica.
Per quanto riguarda il mercato statunitense, la nuova piattaforma di ricarica comune è retrocompatibile con il connettore J1772 , mentre per il mercato del Vecchio Continente è retrocompatibile con i sistemi basati sullo standard Iec 62196 di tipo 2, che adotta un connettore della medesima forma. La mobilità sostenibile, grazie a questo tipo di accordi, sembra più a portata di mano, ma è evidente che questi accordi nascondono grossi interessi commerciali a livello internazionale, come, ad esempio, allineare il monte CO2 medio delle case automobilistiche agli standard richiesti o a darsi un trono ecologico, dato che va tanto di moda in quest’ultimo periodo.
Inoltre, ci chiediamo che cosa succederà alle case automobilistiche che non si sono allineate a questo standard. Giganti europei, come Peugeot, Opel o Citroen, sono assenti dall’accordo, ma hanno intenzioni serie sullo sviluppo di auto elettriche nei loro programmi industriali. Al contrario la nostra Fiat, pur ai primi posti nelle classifiche delle emissioni ma solo grazie alla produzione di auto a bassa cilindrata e non per una reale ricerca industriale per migliorare l’efficienza e diminuire le emissioni, sembra più restia a questi accordi. Inoltre, all’appello mancano ancora giapponesi, coreani e cinesi, per non parlare degli indiani, che sicuramente avranno un forte peso nei prossimi anni e che non potranno essere ignorati se l’obiettivo è una mobilità sostenibile a livello globale. Aldilà di accordi e intese per la standardizzazione, la corsa all’elettrico è appena cominciata e la casa automobilistica che arriverà prima al traguardo, sarà quella che produrrà un veicolo alla portata di tutti, che avrà il giusto rapporto tra prezzo, percorrenza, tempi di ricarica e costi di gestione.




