CULTURA D’IMPRESA
Il concetto di equiparazione tra piccole e grandi Imprese
Come già proposto nella trattazione di alcuni articoli precedenti, l’attuale situazione economico-congiunturale impone a tutte le attività imprenditoriali, comprese quelle definite come piccole e micro Imprese, di attenersi scrupolosamente a modelli operativi e gestionali comuni ad ogni attività produttiva senza distinzione di dimensione, comparto produttivo ed ubicazione geografica.
Il concetto che le grandi Imprese devono operare secondo dettagliati e complessi protocolli di gestione organizzata, sostenuta da appropriate procedure, mentre le piccole e micro Imprese possono anche operare in maniera quasi improvvisata e poco organizzata come è sempre successo, è un modo di pensare che appartiene ormai al passato e che i fatti da alcuni anni all’attenzione di tutti hanno completamente stravolto.
E’ impossibile disconoscere che la percentuale di guadagno aziendale ogni anno è sempre più esigua, il margine di errore entro cui le piccole Imprese potevano operare senza significative ripercussioni è da tempo ridotto a zero, mentre gli adempimenti di tipo amministrativo, finanziario, contributivo e di adeguamento alle norme di sicurezza sul posto di lavoro proliferano in maniera continua, accomunando nelle responsabilità e nelle possibili sanzioni le piccole e micro Imprese alle Imprese medie e grandi. Più volte abbiamo sottolineato nelle varie pubblicazioni che i controlli in materia fiscale, finanziaria, retributiva ed antinfortunistica colpiscono indifferentemente sia le Aziende piccolissime che quelle di dimensioni più consistenti.
I fatti di ogni giorno smentiscono il concetto secondo cui le medie e grandi Imprese sono esenti da controlli e sanzioni oppure dai cataclismi finanziari e del mercato. Sempre più spesso si sentono o leggono notizie di improvvisi tracolli economici di strutture che tutti ritenevano essere solide e ben piazzate nel mercato imprenditoriale.
L’improvvisa chiusura di stabilimenti, i licenziamenti in tronco di consistenti quantità di lavoratori, il fallimento di Imprese di nome affermato, l’epilogo di grandi Aziende che vengono cedute per importi spesso umilianti a gruppi multinazionali esteri, ci fa capire che tutte le attività produttive non organizzate, non attente ai segnali del mercato, non oculate nella gestione delle proprie potenzialità sono destinate a scomparire nonostante i buoni propositi.
E tutto questo, come già detto, indipendentemente dal tipo di prodotto realizzato negli stabilimenti, dall’ubicazione geografica e dalla dimensione dell’Impresa.
A questo punto appare evidente che piccole e micro Aziende, anche del settore Autodemolizione e Rottamazione, cominciano ad avere una ruolo ed una voce nel comparto produttivo imprenditoriale che prima forse non pensavano di avere.
Il fatto che i programmi di sviluppo nazionali e comunitari prediligano in qualche modo i settori del recupero, del riciclo e della valorizzazione delle risorse esistenti, pone le Aziende che ruotano intorno al comparto del recupero e del riciclo dei rottami e manufatti metallici di qualsiasi provenienza, pur se ancora impegnate in mille difficoltà operative, in una posizione di latente ed interessante privilegio.
A ben vedere la caratteristica dimensione “piccola” dell’Impresa, se opportunamente sfruttata, consente di affrontare ed ammortizzare meglio l’impatto con le mutevoli esigenze del mercato della concorrenza e dei clienti, in quanto l’assenza di consistenti costi fissi e la ridotta complessità dell’organizzazione aziendale risultano, rispetto alle grandi Imprese, meglio gestibili e più rapidamente modificabili in caso di necessità.
Anche il fattore economico-finanziaro o di accesso al credito, solitamente appannaggio delle strutture aziendali più consistenti, non risulta più una discriminante positiva per queste ultime, in quanto i grossi impegni di danaro per sostenere le grandi strutture in difficoltà, non garantiscono più agli Istituti finanziatori il programmato raggiungimento di un vantaggioso recupero degli importi erogati.
Inoltre sempre più spesso la politica del sostegno finanziario alle Imprese da parte degli Enti Pubblici comunitari, nazionali, regionali e locali, anche per via della consistenza spesso limitata degli stanziamenti disponibili, predilige le piccole e micro Imprese allo scopo di salvaguardare l’imprenditoria locale, che risulta meglio inserita e distribuita nel territorio amministrato e meglio alimentabile con contributi “pioggia” di modesta entità.
Questo non vuol dire che le piccole e micro Imprese, pur in presenza di provvidenze pubbliche e possibilità di adeguamento al mercato, possano eludere le regole dettate dalle esigenze della produzione, della clientela e dalle condizioni di accesso al credito o dimenticare le buone prassi della conduzione aziendale.
Le situazioni sopra sommariamente indicate devono considerarsi, per tale nuova emergente dimensione di Impresa, come una ghiotta occasione di rinascita e potenziamento, una possibilità di emergere, di sopravvivere e di migliorarsi rispetto alle condizioni di contrazione e di soffocamento che la situazione congiunturale nazionale ed internazionale sta sempre di più imponendo ai nostri mercati, a favore di una imprenditorialità d’oltremare con cultura e tradizioni aziendali molto diverse dalle nostre. Per tutto quanto sopra è indispensabile quindi cogliere, sopratutto per il comparto degli autodemolitori che operano in un settore contiguo a quello del rinnovo delle risorse disponibili, l’occasione per un ripensamento, ridimensionamento e riorganizzazione della propria Azienda, utilizzando i criteri di conduzione e la messa a punto di specifiche procedure operative caratteristiche delle strutture anche di grandi dimensioni, ma adeguatamente rapportate ed adattate alla dimensione delle Aziende più piccole.
In altre parole questo comparto deve iniziare una volta per tutte quel percorso di “cultura di Impresa” così spesso auspicato da associazioni di categoria, economisti e consulenti aziendali, forse mai abbastanza sostenuto da alcuni grandi gruppi imprenditoriali per evitare la crescita di potenziali futuri ed ingovernabili concorrenti
Cercheremo nelle prossime pubblicazioni di affrontare il temi salienti della “cultura di Impresa” senza la pretesa di fare didattica che demandiamo agli esperti del settore, anche perché spesso queste figure accademiche riescono ad incidere meglio ed in maniera più significativa su di un consesso composto da laureati, soggetti con esperienza di master formativi e certificazione di corsi di formazione specifici. Il nostro obiettivo vuole essere quello di semplificare i concetti base della conduzione aziendale, per sottoporli di chi deve portare avanti un’Azienda di piccole dimensioni non avendo spesso una cultura imprenditoriale adeguata, pur se sostituita da una pratica pluriennale che eguaglia ed in alcuni casi supera la preparazione teorica, e deve dividere il proprio tempo tra il lavoro manuale in stabilimento, il coordinamento dei dipendenti, il rapporto con i fornitori, con i clienti, con le banche, con la concorrenza, con il mercato, con le istituzioni, ecc..
Una figura importante ed emergente in questo contesto a cui dedicare particolare attenzione, spesso proprio nel comparto dell’autodemolizione, è quella dei figli o giovani consanguinei dei titolari di Azienda che, per affinità, abitudine, passione tramandata dai parenti o per semplice necessità già lavorano o intendono lavorare nell’Azienda di famiglia. A loro la trattazione di questi argomenti serva di stimolo per guardare la conduzione dell’Impresa da un punto di vista più evoluto rispetto alla situazione precedente, qualora le condizioni aziendali lo dimostrino e lo esigano, sempre nel rispetto di quanto finora faticosamente costruito e traendo insegnamento dell’esperienza maturata dalla dirigenza attuale, ma con una migliore predisposizione ad interpretare i movimenti del mercato e con una spiccata sensibilità verso le nuove ed evolute tecniche aziendali teorizzate, sperimentate e messe a punto dalla collaborazione tra grandi Imprese e qualificati gruppi accademici di settore, ed infine con la dovuta attenzione alle numerose provvidenze finanziarie disponibili attraverso bandi pubblici, che permettono di acquisire significativi contributi spesso vitali la sopravvivenza dell’Azienda.
Se la piccola Impresa è arrivata nel tempo da zero ad una consistenza significativa, come spesso accade, le nuove generazioni devono produrre gli stessi risultati partendo dalla situazione attuale aumentandola almeno dello stesso incremento apportato dai genitori o dai precedenti dirigenti. La somma di questi “apporti imprenditoriali positivi” non può che portare ad un miglioramento della produttività e della qualità aziendale e quindi ad un rafforzamento nel mercato e ad una crescita economica.
Per arrivare a tanto necessita impegno, lungimiranza, intuito e supporto delle esperienze precedenti, il tutto integrato da una preparazione tecnica specialistica approfondita, costante ed aggiornata indispensabile per poter affrontare le continue mutevoli esigenze del mercato della concorrenza, del mercato della clientela e delle leggi che sempre di più interferiscono con le attività produttive.
Nel prossimo articolo tratteremo il concetto di “procedura”, che riteniamo indispensabile per esaminare e testare gli elementi più sensibili dell’attività produttiva aziendale, evidenziarne limiti e potenzialità, fornire soluzioni razionali e vincenti eliminando gli sprechi, riducendo i costi di produzione e mirando al cosiddetto “soddisfacimento del cliente finale”.
Ing. Paolo Melchiorre – Consulente Aziendale e-mail: paolomelchiorre.ing@libero.it




