EVOLUZIONE NORMATIVA E SVILUPPO DEL TRATTAMENTO DEI VEICOLI FUORI USO PER I NUOVI TARGET DI RICICLAGGIO PREVISTI PER IL 2015

A ECOMONDO di Rimini la Filiera ELV si è interrogata sulle prospettive degli obiettivi-target europei ed il contrasto all’illegalità nella gestione del fine vita degli autoveicoli

convegno ecomondo

Come ogni anno nell’ambito della Fiera Ecomondo si è tenuto il Convegno Internazionale sul Recupero\Riciclo dei veicoli fuori uso a cura di Anfia, Unrae e della Filiera industriale per fare il punto su nuove esperienze e tracciare elementi di sviluppi del comparto industriale coinvolto, elemento di interesse fondamentale per i temi ambiente, materie prime ed energia. Fino ad oggi il paese Italia è stato in grado di raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclaggio previsti dalle leggi UE e nazionali grazie agli sforzi per il miglioramento della qualità delle attività messe in opera dagli operatori industriali inquadrati anche nell’Accordo di Programma Quadro per la Gestione dei Veicoli fuori Uso siglato dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, dal Ministero dello Sviluppo Economica, dall’ISPRA e dalle Associazioni che raprpesentano la filiera industriale del trattamento dei veicoli a fine vita (ANFIA e UNRAE per i costruttori di autoveicoli; FEDERAICPA per i Concessionari; FISE-UNIRE, CAR e ADA per le Aziende di demolizione; ASSOFERMET per gli addetti alla demolizione, frantumazione e recupero/commercio di rottame; AIRA per i frantumatori di rottame metallico; e AIR per le aziende del recupero energetico); tra l’altro, il primo ed unico esempio di tal genere in Europa.


Nel convegno di quest’anno fattore centrale di discussione è stato il cambiamento normativo e industriale che dovrà essere messo in atto per traghettare il Paese verso nuovi e più impegnativi traguardi già previsti dalla normativa europea per il 2015. 
Missione 2015, dunque, per i demolitori italiani. Entro quella data l’Italia dovrà garantire, così come gli altri Paesi dell’Unione, il recupero del 95% del peso medio per veicolo per anno e l’85% del riciclaggio complessivo dei veicoli a fine vita. Ad aprire il Congresso è stato Salvatore di Carlo, Fiat Group Automobiles S.p.A. Coordinatore della Filiera industriale, che ha tracciato una relazione sulla situazione tecnica attuale.
Il Congresso deve essere per noi un momento di lavoro, siamo qui insieme per discutere i problemi della Filiera e per vedere che cosa si può fare per il futuro. Lo sviluppo futuro deve essere la nostra direttiva, un veicolo a fine vita muove una quantità di materiale notevole. Cercheremo di addentrarci all’interno della catena della responsabilità politica e legislativa a livello europeo ed italiano. La capacità di parlare con persone che per noi rappresentano le nostre leggi aiuta a migliorare la capacità di salvaguardare la qualità dell’ambiente.”
“I dati Eurostat 2011 riferiti al 2009 confermano che l’Italia sta mantenendo pienamente i target europei in vigore con l’84,6% di recupero energetico e l’81,8 di riciclaggi meccanico dei mezzi a fine vita, l’unico calo è stato assestato tra il 2008 e il 2009 causa elevate campagne di rottamazione. – ha poi continuato l’ing. Di Carlo – In vista dei target 2015 stiamo lavorando alla ricerca di nuovi mercati, come quello per le asfaltature stradali per la gomma da pneumatici e di nuovi prodotti plastici industriali dai paraurti. Siamo inoltre alle fasi finali del progetto Target Fluff per il recupero energetico. Rilevante sarà l’apporto della nuova legge sui Pneumatici Fuori Uso per la raccolta a costo zero. Rimane il dato di fatto che la congiuntura economica ha ridotto drasticamente le immatricolazioni e conseguentemente anche il volume dei veicoli a fine vita che dagli 1,5 milioni del 2010 a fine 2011 saranno invece circa 1 milione. Senza considerare il consistente aumento nel numero dei veicoli fuori uso che ogni anno vengono esportati al di fuori dei confini nazionali sottraendo lavoro agli operatori italiani e in molti casi uscendo definitivamente dal circuito virtuoso del riciclo del recupero”.
Un fenomeno non solo italiano, ma che sta interessando l’intera Unione Europea. “Nel 2008 in Europa 1 milione di auto è stato esportato fuori dai confini dell’UE e di 4 milioni di veicoli si sono perse completamente le tracce’, ha confermato Artemis Hatzi-Hull, rappresentante della Direzione Generale della Commissione Europea per le tematiche legate ai rifiuti industriali che ha inoltre illustrato i dati europei ribadendo la positività del lavoro fatto in Italia e soffermandosi sul fatto che, ad oggi, solamente 5 Paesi non hanno raggiunto l’obbiettivo prefissato dalla Commissione Europea.
Rossana Laraia di ISPRA ha fatto il punto della situazione in merito all’elaborazione dei target italiani e dei dati relativi al riciclaggio. “L’Italia ha raggiunto risultati importanti solo dopo l’accordo di massa. Fino a quel momento, c’era stato un mancato coordinamento. E’ stato svolto un lavoro enorme e monitorato sulla contabilità dei rifiuti. Dopo un anno di lavoro abbiamo trovato una linea guida, l’unico neo rimasto è il problema sulla frantumazione. L’Italia è comunque all’avanguardia per gli strumenti sulle esportazioni. Per raggiungere l’obiettivo del 2015 dobbiamo muoverci in tempo, non come nel 2006 perché non possiamo assolutamente perdere questo treno”.
Secondo i dati del Pubblico Registro Automobilistico italiano, forniti durante l’incontro dall’ACI, da gennaio a ottobre 2011 515.000 veicoli sono usciti dal PRA per esportazione con una percentuale media del 35%. Ma nel mese di ottobre le radiazioni dal PRA per esportazioni hanno superato in numero quelle per demolizione. Esistono infatti diversi tipi di radiazione (atto amministrativo che sancisce fuoriuscita del veicolo del registro) che può avvenire per demolizione, per esportazione all’estero e per ritiro su area privata. Il 50% del nostro parco circolante ha 10 anni come vita media. Un focus del 2011 illustra come in Italia ci sia stato un superamento delle esportazioni rispetto alle demolizioni (51% Valle D’Aosta, 54% Trentino alto Adige, 50% Veneto). Il 12-13% del calo delle radiazioni è stato per interventi sul mercato, variazione della normativa ed evoluzione economico sociale. Le direttrici delle esportazioni, nella stragrande maggioranza a opera di privati, riguardano principalmente l’Europa dell’Est e il Nord Africa. 
“Si tratta per la maggior parte di esportazioni fittizie di veicoli per alimentare il mercato estero dei pezzi di ricambio e della rottamazione” -ha dichiarato Vincenzo Pensa dell’ACI. “L’Interpol sta indagando sul traffico estero di veicoli formalmente demoliti in Italia. In attesa di modifiche normative l’ACI ha deciso di istituire un Libro Bianco sul fenomeno, raccolta di spunti e proposte aperta a tutti gli attori della filiera interessati quale strumento di attenzione delle autorità italiane anche nei contesti decisionali internazionali. Inoltre abbiamo elaborato una circolare che introduce elementi di controllo e monitoraggio più rigidi nel segno della tracciabilità dei veicoli che vengono esportati’.
Per Corrado Scapino di FISE-UNIRE (Unione Nazionale Imprese Recupero), che ha fatto ampie considerazioni sugli sviluppi in tema di riciclo ELV, a seguito dell’attivazione del nuovo Decreto 82/2011 sul recupero degli pneumatici “il problema delle esportazioni non è solo un problema ambientale ma di politica industriale, perché dal riciclo e dal recupero dei veicoli a fine vita si ottengono materie prime ed energia per l’industria. Dunque si tratta di un grave danno per il Paese in termini economici. Per questo, nel pieno rispetto delle regole di mercato, ogni Paese deve cercare di fare in modo che i veicoli a fine vita vengano rottamati sul proprio territorio’.
Il Decreto in questione ha introdotto l’obbligo, peraltro passibile di sanzioni, per i produttori e importatori di pneumatici, di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di PFU pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. Il nuovo decreto riguarda non solo la gestione degli PFU provenienti dal mercato del ricambio,ma anche la gestione di quelli provenienti dalla demolizione delle autovetture. Il provvedimento è in linea con l’obiettivo tracciato dalla nuova direttiva sui rifiuti (direttiva2008/98/CE), che intende avviare l’Unione europea verso una «società del riciclaggio» al fine di ridurre la produzione di rifiuti e, nel contempo, utilizzarli come risorse. In termini di evoluzione normativa l’intervento di Davide Roettgen, dello studio legale Ambientalex, ha posto all’attenzione generale il tema dell’End of Waste” (fine dei rifiuti), “perché una volta riciclato il veicolo a fine vita non è più considerabile un rifiuto ma un prodotto a tutti gli effetti, principio di cui anche la normativa europea ha finalmente preso atto. Meglio il riciclo e il recupero piuttosto che lo smaltimento. La Direttiva 2008\98\CE una volta era composta da soli 22 articoli ora ne ha ben 43, qualcosa finalmente si muove ed è arrivato anche in Europa. Gli obiettivi sono la nozione di rifiuto, il trattamento del rifiuto e la conservazione e il risparmio delle risorse naturali. “ Pieno supporto normativo e in termini di supporto alla ricerca ai progetti di sviluppo del settore da parte del Sen. Andrea Fluttero, segretario della Commissione Ambiente del Senato che ha inviato un proprio messaggio, e da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico rappresentato a Rimini da Vincenzo Zezza della Direzione Generale Politica Industriale e Competitività che ha incentrato la propria attenzione su innovazione e competizione. “Il primo step è quello dell’innovazione. Non possiamo competere senza innovazione. Bisogna investire su innovazione e ricerca e fare squadra. La collaborazione reciproca ci porterà grandi soddisfazioni”. Salvatore Di Carlo ha quindi concluso il Convegno e ringraziato i partecipanti, dando poi appuntamento al prossimo anno con la speranza di avere ulteriori miglioramenti e di avvicinarsi sempre più agli obiettivi prefissati per il 2015.

 

 

 


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