L’INDUSTRIA DEL RICICLO PUÒ TRAINARE L’ECONOMIA EUROPEA
L’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente spiega il ruolo del riciclo nella green economy
L’Unione Europea negli ultimi 15 anni ha introdotto una serie di politiche volte ad aumentare il riciclaggio e tra i principali materiali oggetto di riciclaggio sono presenti gli scarti e i componenti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, i veicoli fuori uso, gli imballaggi, le batterie, i rifiuti domestici e i rifiuti da costruzione e demolizione. Sebbene queste iniziative dell’UE siano state prese soprattutto per motivi ambientali, il riciclo presenta notevoli vantaggi anche per molti settori dell’economia – fornisce materie prime, crea posti di lavoro e sviluppa opportunità di business e di innovazione. Questi vantaggi economici sono stati esaminati nel nuovo rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), che considera l’industria del riciclo nel contesto della costituzione della ‘green economy’, come uno dei principali obiettivi della politica europea. Il rapporto, intitolato “Vantaggi, occupazione e innovazione: il ruolo del riciclo nell’economia verde” (Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy) dimostra che il riciclo ha molti benefici ambientali, tra i quali evitare il conferimento dei rifiuti in discarica e diminuire le emissioni inquinanti, ma aiuta anche a soddisfare le esigenze materiali della produzione industriale, evitando l’impatto ambientale relativo all’estrazione e alla raffinazione di materiali vergini. I ricavi dal riciclo sono sostanziali e in forte crescita, infatti, dal 2004 al 2008 nell’Unione Europea il giro d’affari delle sette principali categorie di materiali riciclabili (vetro, carta e cartone, plastica, ferro e acciaio, rame, alluminio e nickel, metalli preziosi e altri metalli) è quasi raddoppiato da 32,5 miliardi a oltre 60 miliardi di Euro.
Tra la fine del 2008 e la prima metà del 2009 il giro d’affari di riciclo è sceso bruscamente a causa della ridotta domanda di materie prime e del calo dei prezzi delle materie prime dovuti alla crisi economica, ma da allora il mercato sembra aver recuperato. La crescita del riciclo è guidata dalla crescente domanda di materiali riciclabili, così come il boom delle economie asiatiche hanno aiutato a spingere verso l’alto il prezzo dei materiali. Un altro incentivo sono state le Direttive Europee sui rifiuti, che hanno contribuito, attraverso obblighi al riciclo o al recupero di percentuali crescenti di rifiuti, a scoraggiare lo smaltimento in discarica. Di conseguenza, la quantità di materiali riciclabili classificati e immessi sul mercato è aumentato del 15% tra il 2004 e il 2009. A livello occupazionale, dal riciclo sono stati creati più posti di lavoro e a livelli di reddito più elevati rispetto allo smaltimento in discarica o all’incenerimento dei rifiuti, passando da 422 posti per milione di abitanti nel 2000 a 611 nel 2007. L’occupazione complessiva relativa al riciclo dei materiali nei paesi europei è, quindi, cresciuta del 45% tra il 2000 e il 2007, con un incremento annuo del 7%. Il riciclo è in grado di soddisfare gran parte del fabbisogno di risorse dell’economia, diminuendo l’impatto ambientale sugli ecosistemi che non riescono più a fornire risorse e ad assimilare i rifiuti. Inoltre soddisfa già una parte sostanziale della domanda di alcuni gruppi di materiali, in particolare carta e cartone, ferro e acciaio. Tuttavia, anche il riciclo più spinto non riesce a coprire la domanda di risorse di tutti i paesi dell’UE. Il riciclo può migliorare la “sicurezza della risorsa”, ma la crescita economica condotta dal consumo in continua crescita di materiale non può più essere sostenuta, in quanto richiederebbe un volume infinito di risorse. Il riciclo è particolarmente utile per garantire l’approvvigionamento di risorse scarse, come i metalli rari, che sono fondamentali nell’UE per la produzione di nuove tecnologie, in particolare in settori come la mobilità elettrica, l’informatica, la comunicazione e le energie rinnovabili. L’Unione europea non dispone di riserve geologiche di questi metalli e dipende quasi totalmente dalle importazioni. Per motivi economici, tecnici e geopolitici nel prossimo futuro potrebbero verificarsi scarsità e difficoltà di approvvigionamento di metalli preziosi o rari. Inoltre, questo tipo di metalli sono legati ad un uso troppo dispersivo e dissipativo, ovvero sono utilizzati in piccolissime quantità in una moltitudine di applicazioni e prodotti. Le attuali infrastrutture di riciclo non si sono ancora concentrate su questo problema, quindi molti di questi metalli vengono completamente persi. Le importazioni di rifiuti da metalli preziosi in Europa sono aumentate del 50% tra il 2000 e il 2009 e questo dato rappresenta l’unico gruppo di materiali riciclabili che è notevolmente aumentato durante questo periodo. I benefici economici, sociali e ambientali del riciclo evidenziano la necessità di passare al più presto ad un’Economia Verde al fine di generare ricchezza, pur mantenendo un ambiente sano ed equità sociale per le generazioni attuali e future. Sebbene il dibattito sul vero significato di Green Economy sia tuttora aperto, questo termine identifica un’economia che migliori il benessere umano e l’equità sociale, riducendo significativamente i rischi ambientali ed ecologici. Nella sua espressione più semplice, l’economia verde può essere pensata a basso tenore di carbonio, efficiente nell’uso delle risorse e socialmente sostenibile. Nell’economia verde, la crescita del reddito e dell’occupazione dovrebbero essere guidate da investimenti pubblici e privati che riducano le emissioni di carbonio e l’inquinamento, aumentino l’energia e l’efficienza delle risorse, e prevenga la perdita di biodiversità. Tali investimenti devono essere indirizzati e sostenuti da investimenti mirati della spesa pubblica, da riforme politiche oculate e attente modifiche normative. Il percorso di sviluppo della green economy deve mantenere, migliorare e, se necessario, ricostruire il capitale naturale, inteso come risorsa economica fondamentale e come fonte di benefici pubblici, specialmente per i più poveri, i cui mezzi di sostentamento e la sicurezza dipendono dalla natura. Oggi le tre sfide più importanti per l’Europa sono la riduzione dell’impatto ambientale, la creazione di nuovi posti di lavoro e la valorizzazione delle risorse, che sono alla base dell’economia verde e in questo senso il riciclo può dare un contributo sostanziale per affrontarle tutte.
I gruppi dirigenti hanno concrete possibilità di rafforzare il riciclo nella UE e, quindi, di contribuire a creare una green economy tutta europea attraverso semplici passi:
• sostenere la domanda di materiali riciclabili nell’industria all’interno e all’esterno dell’UE;
• assicurare che i materiali riciclabili vengano ben separati dai rifiuti per lo smaltimento e che la qualità dei materiali riciclabili sia migliorata perché questo aumenterebbe il valore dei rifiuti riciclati;
• migliorare la progettazione dei prodotti per facilitare la separazione del materiale, in particolare scoraggiando l’uso di materiali compositi che rendono difficile il riciclo;
• integrare il riciclo di metalli rari e preziosi nelle infrastrutture di riciclaggio già esistenti, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclaggio e lo stimolo della ricerca per sostituire questi metalli;
• eliminazione graduale dello smaltimento in discarica per i materiali riciclabili;
• costruzione di infrastrutture e mercati di riciclaggio dove ancora non esistono.
Lo sviluppo del riciclo degli ultimi dieci anni dimostra che, se le forze di mercato e le richieste legislative lavorano in sinergia, si possono ottenere ottimi risultati. Questo approccio integrato dovrebbe essere ulteriormente rafforzato all’interno di una strategia sostenibile di gestione di materie prime dell’UE, ma occorrono anche misure per ampliare la consapevolezza del ruolo del riciclo nella realizzazione di una vera green economy in Europa e nel resto del mondo.




