Mercato auto italiano: febbraio ancora in calo

Volumi così bassi non si vedevano da febbraio 2015.

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Dopo la caduta del 14% registrata a gennaio, anche a febbraio prosegue il calo a due cifre  del mercato italiano dell’auto.

Nel mese scorso sono state immatricolate 142.998 autovetture con una contrazione del -12,3% rispetto a febbraio del 2020 quando ne furono immatricolate 163.124.

Negli ultimi tre giorni di febbraio è stato immatricolato il 39,9% del totale mercato, mentre le auto-immatricolazioni di case e concessionari, secondo le elaborazioni sui dati Dataforce, hanno rappresentato l’8,5% dei volumi di vendita mensili, con una flessione del -34% su febbraio 2020; in particolare, le auto-immatricolazioni dei dealer sono diminuite del -33,3%, quelle delle case auto -42,9%.

Sono due gli elementi importanti da considerare per valutare questo calo.
In primo luogo, il fatto che febbraio dello scorso anno è stato l’ultimo mese “normale” cioè non ancora interessato dagli effetti della pandemia, anche se i primi provvedimenti anti-covid furono adottati già il 23 febbraio.
In secondo luogo, il confronto tra febbraio 2021 e febbraio 2020 è inficiato dal fatto che nell’era del Coronavirus si è molto ridotto il ricorso ai chilometri zero.

Nel secondo mese dell’anno, assistiamo nuovamente a una performance negativa del mercato dell’auto, visto che volumi così bassi non si vedevano da febbraio 2015 – ha affermato Paolo Scudieri, Presidente di ANFIA – Pur in presenza di un migliorato clima di fiducia di consumatori e imprese, anche grazie alla ritrovata stabilità politica, con l’avvio delle attività del nuovo Governo, sull’opportunità attuale all’acquisto di beni durevoli, fra cui l’automobile, da parte dei consumatori, si rileva un peggioramento nel mese, evidentemente per via di una situazione economica ancora critica che necessita di tempo e interventi adeguati ad una vera ripartenza”.

Il primo bimestre archivia un calo del 13,1% a 277.145 unità, confermando una tendenza in discesa che rischia di assumere carattere di cronicità in assenza di interventi.

Fino a prova contraria l’obiettivo del Governo è sostenere l’economia per raggiungere quest’anno quantomeno l’incremento del 4% del Pil previsto dall’Istat. – ha spiegato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor – Il raggiungimento di questo obiettivo non è compatibile con un settore dell’auto al collasso. Occorre quindi che il Governo rifinanzi immediatamente gli incentivi per le auto più richieste dal pubblico. Come, d’altra parte, è indispensabile che il Recovery Plan preveda interventi significativi per sostenere il settore dell’automobile che è strategico anche per la transizione ecologica”.

La drammatica situazione del mercato auto italiano dipende dagli effetti di due fattori di segno opposto.
Da un lato vi è una forte correlazione tra le limitazioni agli spostamenti delle persone e l’acquisizione di ordini e quindi se la pandemia accelera, non cala soltanto la propensione all’acquisto di auto legata al quadro economico, ma anche il numero di persone che vanno alle concessionarie.
Dall’altro lato molto forte è il sostegno alla domanda fornito dagli incentivi previsti con la Legge Finanziaria per il 2021 anche per le autovetture con emissioni di CO2 comprese tra 61 a 135 gr/km, che sono decisamente più interessanti per la maggior parte del pubblico di quelli in vigore per le auto con emissioni comprese tra 0 e 60 gr/km di CO2 e ciò non tanto per una scarsa sensibilità ecologica del pubblico quanto per il fatto che, per le auto elettriche e ibride plug-in, vi sono ancora fortissime carenze nella diffusione delle infrastrutture di ricarica.

Tra i motivi che rallentano la ripresa del settore, l’UNRAE aggiunge la penalizzazione fiscale delle auto concesse dalle aziende ai dipendenti come fringe benefit.

L’inasprimento della tassazione dovuto al nuovo ciclo di prova WLTP per misurare le emissioni, ed il mancato adeguamento dei valori da NEDC a WLTP come avvenuto per le fasce degli incentivi – ha spiegato Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE – colpisce un settore, quello delle auto aziendali, che nel resto d’Europa è in crescita e raggiunge quote del 63% in Germania, del 54% in UK, del 53% in Francia, del 50% in Spagna, mentre in Italia è fermo al 36% per l’elevata imposizione fiscale cui è sottoposto rispetto agli altri grandi mercati europei”.

Dall’analisi delle immatricolazioni per canale emerge come la domanda di trasporto privato sia crescente (+11,5%), espressione della necessità di disporre di mezzi personali per gli spostamenti in sicurezza e, grazie alla disponibilità di incentivi statali, dell’interesse a cambiare le auto più vecchie con quelle a più basse emissioni di gas effetto serra.
La dinamica delle immatricolazioni a società (-26,1%) e noleggio (-43,5%) risulta, invece, penalizzata dall’incertezza provocata dall’emergenza sanitaria, dal peggioramento del trattamento fiscale legato al fringe benefit delle auto aziendali e dal drastico ridimensionamento del noleggio a breve termine (-75,5%).
I dati cumulati del periodo gennaio-febbraio indicano privati +5,1%, società -22,4%, noleggio -43%.

Sul lato delle alimentazioni, è sempre in crescita il contributo delle vetture ibride plug-in (+246,4%) e delle altre ibride el

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