Mercato auto Italia: timido recupero su giugno 2020, ma ribasso del 13,3% rispetto al 2019

Proseguono le difficoltà nel settore: a gran voce si richiedono misure per il sostegno della domanda.

Sono 149.438 le immatricolazioni d’auto conteggiate nel mese di giugno secondo i dati pubblicati ieri dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile; una quantità che dimostra una sicura ripresa della domanda (+12,6%) rispetto allo scorso, disastroso anno (132.691 registrate in giugno 2020); eppure ancora lontana dalle 172.300 unità di giugno 2019 (- 13,3%) ultimo anno prima della pandemia e sul quale vale la pena concentrarsi per un confronto statisticamente attendibile.

Decisamente in ombra anche il risultato del cumulato semestrale – se correttamente analizzato secondo la logica di cui sopra: sono 884.750 le unità immatricolate nei primi sei mesi del 2021 (+ 51,4% rispetto al cumulato semestrale 2020), ma se si guardano i dati del primo semestre 2019 si osserva che allora le nuove immatricolazioni erano 1.083.184.
A questo punto il risultato apparentemente positivo dello scorso mese rivela un più che allarmante -18,3% con una perdita di 188.434 unità.

La strada per tornare ai numeri di allora che rappresentano un livello di mercato più “fisiologico” per un Paese come il nostro è una sola, secondo i rappresentanti dell’automotive nazionale e passa necessariamente dal rifinanziamento degli incentivi all’acquisto per la fascia 61-135 g/Km di CO2.

I dati parlano da soli – ha dichiarato Paolo Scudieri, Presidente ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica – confrontando i primi due mesi del 2021, con gli incentivi in vigore, e il primo bimestre dello scorso anno, non ancora intaccato dagli effetti della pandemia, si stimano volumi addizionali di vendita di autovetture a basse emissioni pari a 40.000 unità, vale a dire il 28% in più, che significano anche una decisa spinta al rinnovo del parco circolante più anziano e inquinante e un indispensabile sostegno alle imprese della filiera produttiva, ancora toccate da un ampio ricorso alla cassa integrazione”.

Ma tale rifinanziamento dovrebbe avvenire, secondo l’Associazione: “con una dotazione adeguata e non effimera e a fronte di rottamazione per replicare e rafforzare gli effetti positivi già sperimentati, anche grazie al forte gradimento riscontrato presso i consumatori”.

Lo stesso dicasi per quanto riguarda il rinnovo degli incentivi destinati all’acquisto di veicoli commerciali leggeri di ultima generazione che dovrebbero via via sostituire quelli più vetusti in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità della mobilità delle merci.

Dello stesso avviso il Presidente dell’UNRAE – Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, Michele Crisci, in quale ha ricordato che: “Nel recente e proficuo incontro del Tavolo Automotive con il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e il Viceministro Gilberto Pichetto Fratin, sono state poste le basi per la definizione di una politica economica di medio-lungo periodo, ma abbiamo anche fornito indicazioni per interventi urgenti mirati ad accelerare il rinnovo del parco auto, misura necessaria per allineare il nostro Paese agli obiettivi europei di transizione ecologica”.

Per questo – ha aggiunto – auspichiamo l’estensione fino al 2026 dell’Ecobonus per la fascia di emissioni tra 0 e 60 g/km di CO2 e, in sede di conversione del DL Sostegni-bis, il rifinanziamento per tutto il 2021 degli incentivi per la fascia 61-135 g/km a fronte di rottamazione, per non vanificare i risultati fin qui ottenuti”.

Risultati non da poco se si considera che, proprio grazie agli incentivi è stato possibile “rottamare 185.000 vecchie auto, per il 95% sostituite con nuove vetture della fascia 61-135 g/Km CO2 risparmiando all’ambiente circa 115 mila tonnellate di CO2 l’anno e consentendo un’aggiuntività di introiti IVA e IPT per l’Erario di circa 160 milioni di euro”.

Dal punto di vista delle alimentazioni, prosegue il trend in discesa per le alimentazioni tradizionali, benzina e diesel che lasciano terreno alle più innovative alimentazioni alternative; quest’ultime in crescita non solo dal punto di vista delle singole unità, ma anche in considerazione dei guadagni sulle quote di mercato.

Più in dettaglio le autovetture diesel hanno rappresentato poco più del 22% del mercato di giugno, mentre quelle a benzina si sono attestate a poco più del 30%.
Per contro le vetture con alimentazione alternativa hanno raggiunto una quota che supera il 47% del mercato a giugno in decisa crescita tanto a livello mensile che semestrale con le auto elettriche che rappresentano più di un terzo del mercato.

Di queste le ibride non ricaricabili sono arrivate in giugno alla quota del 27,1% del mercato e le ricaricabili hanno raggiunto più del 9% (le ibride plug-in hanno rappresentato il 5% della quota mensile, mentre le elettriche a batteria poco più del 4%).
Anche le alimentazioni GPL e Metano hanno aumentato le loro quote arrivando, rispettivamente all’8,2% e al 4,2% in giugno.

Nel commentare i dati di mercato dello scorso mese, anche alla luce dei rumors che arrivano dall’Europa circa la possibilità dell’introduzione di uno stop alla commercializzazione delle auto con motore endotermico a partire dal prossimo decennio, Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto – Federazione Italiana Concessionari Auto ha dichiarato: “Certamente la mobilità elettrica ed elettrificata è destinata a conquistare sempre maggiore spazio nei prossimi decenni ma non è pensabile risolvere il problema dell’impatto ambientale solo con i veicoli a batteria e fissando una data per il blocco definitivo alla commercializzazione di auto a benzina e diesel nel nostro Paese”.

Credo che un approccio inclusivo basato su tutte le tecnologie intermedie ecosostenibili, altamente performanti dal punto di vista della riduzione delle emissioni in atmosfera, unitamente alla rottamazione dei veicoli più datati, sia la chiave per gestire la sfida della transizione ecologica”.

Non solo, se è vero che il mercato auto pur nella crisi attuale sta chiaramente evolvendo verso modalità meno impattanti dal punto di vista delle emissioni, è pur vero che malgrado la crescente attenzione dei consumatori un grosso limite alla diffusione delle auto elettriche continua ad essere, almeno nel nostro Paese, la mancanza di punti e infrastrutture di ricarica.

In questo senso, il Presidente UNRAE ha commentato: “Poiché la diffusione della mobilità a zero emissioni è scoraggiata anche dalla scarsa dotazione di infrastrutture di ricarica, è indispensabile agevolare l’installazione di punti di ricarica pubblici, privati e aziendali, con un giusto mix fra i vari sistemi slow, quick, fast e ultra-fast, queste ultime soprattutto in ambito autostradale”.

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