Trasporto merci e veicoli industriali: la filiera automotive nazionale traccia una Roadmap.

ANFIA; FEDERAUTO e UNRAE hanno promosso una iniziativa congiunta per il rilancio e la transizione green del comparto nazionale del trasporto merci.

La “fotografia” del parco circolante nazionale relativo ai veicoli industriali non è certo delle più luminose: quasi 700.000 mezzi con portata maggiore alle 3,5 tonnellate, ma fra i più vecchi del continente (età media di 13,4 anni) e, allo stesso tempo, fra i più impattanti dal punto di vista emissivo visto che il 56% dei mezzi rientra nelle categorie precedenti l’Euro IV (percentuale che scende al 45,5% per i veicoli pesanti, superiori o uguali a 16 tonnellate, che presentano un’età media di 11,5 anni).

È quanto hanno raccontato mercoledì 7 i rappresentanti della Associazione Nazionale Filiera Industria AutomobilisticaANFIA, dell’Associazione dei Concessionari – FEDERAUTO e dell’Unione Rappresentanti Autoveicoli EsteriUNRAE durante una Conferenza stampa congiunta e trasmessa on line dal titolo: “La Roadmap per il rilancio del trasporto merci”, realizzata nell’ottica di un accompagnamento del settore verso la transizione energetica e al conseguente raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ed efficienza necessari per garantire la salute economica e la competitività del comparto.

Partendo dall’attuale congiuntura e dai temi al centro del dibattito in un orizzonte di breve periodo, le tre Associazioni hanno promosso uno sguardo alla programmazione del prossimo futuro presentando una serie di indirizzi strategici di sviluppo basati su proposte concrete e attuabili anche perché, se è vero che le immatricolazioni in questo segmento si sono ridotte in 13 anni di oltre il 40% (dalle 35.442 unità nel 2007 ai 20.256 veicoli venduti nel 2020): quello dei veicoli industriali rimane un settore strategico per l’economia nazionale; prova ne sia l’aumento dei volumi trasportati lo scorso anno in corrispondenza del periodo più duro delle chiusure dettate dalle misure di contenimento della pandemia.

E se di settore strategico si tratta, secondo le tre Associazioni, occorre intervenire con interventi mirati in grado di promuoverne lo svecchiamento in un’ottica di maggiore sostenibilità e sicurezza:
– incentivi fiscali e di mercato per gli Euro VI e le alimentazioni alternative per favorire la decarbonizzazione;
– d
isincentivi per i veicoli ante Euro IV;
– potenziamento rete biocarburanti;
– sviluppo rete di ricarica elettrica e a idrogeno;
– autorizzazioni alla circolazione dei veicoli con lunghezza 18 m;
– attuazione revisione obbligatoria anche presso officine private.

Più in dettaglio, stante la necessità del settore di contribuire alle generali politiche di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni climalteranti, le tre Associazioni hanno suggerito la disincentivazione dei mezzi più inquinanti a partire dallo stimolo dei costi; ad esempio, una maggiorazione del costo per il passaggio di proprietà; l’azzeramento del rimborso dei pedaggi stradali e delle accise per i mezzi ante Euro IV, senza dimenticare l’entrata in vigore della revisione annuale obbligatoria, anche presso officine private, in attesa, da tempo, dell’emanazione dei decreti attuativi.

Dal punto di vista delle alimentazioni il settore ha richiesto un maggior investimento sull’utilizzo dei biocarburanti per autotrazione e sulla parallela implementazione delle infrastrutture di ricarica elettrica al fine di spingere verso mezzi più green, in attesa che anche il trasporto merci possa giovarsi della auspicabile diffusione dell’idrogeno.

La transizione verso un sistema di trasporti completamente sostenibile è l’obiettivo desiderabile per il quale il nostro comparto dedica notevoli sforzi e investimenti”, ha dichiarato Paolo A. Starace, Presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE.
In quest’ottica chiediamo, tra l’altro, di rifinanziare l’ecobonus sui veicoli commerciali per tutto il 2021, di prevedere agevolazioni anche per il rinnovo del parco dei rimorchi e semirimorchi, di rendere operativo il sistema dei “certificati bianchi” per il rinnovo delle flotte, e la rimodulazione del bollo dei veicoli industriali sulla base del criterio che chi più inquina più paga, con evidenti benefici per l’ambiente e la sicurezza”.

Una ulteriore rivoluzione sollecitata dai tre soggetti della filiera automotive va nella direzione di autorizzare la libera circolazione di autoarticolati di lunghezza fino a 18 m (più lunghi di 1,5 metri rispetto alla lunghezza massima consentita attualmente a parte i pochi mezzi la cui circolazione è permessa, ma solo a livello di sperimentazione).
In questo modo, hanno spiegato, a parità di massa, corrisponderebbe una maggior capacità di carico che si tradurrebbe in una riduzione del numero di mezzi in circolazione ed in un efficientamento dei flussi logistici.

Oltre ad essere indispensabile per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale del trasporto merci – ha dichiarato Luca Sra, Delegato ANFIA per il Trasporto merci – il rinnovo del parco circolante risponde anche alla necessità di elevare gli standard di sicurezza dei veicoli che ogni giorno viaggiano sulle strade, superando la contraddizione tra gli enormi investimenti dei produttori per adeguarsi alle normative vigenti in materia e l’effettiva dotazione dei mezzi in uso – solo il 21,6% dei veicoli industriali circolanti è dotato dei dispositivi di sicurezza resi obbligatori dal 1° novembre 2015 (AEBS per la frenata autonoma d’emergenza ed LDW per il mantenimento della corsia).

 “Il rilancio del trasporto merci è strettamente connesso a una complessa e articolata trasformazione dell’intero comparto in un’ottica sostenibile ed ecologica”, è intervenuto Gianandrea Ferrajoli, Coordinatore Federauto Truck.
Le idee condivise oggi sono numerose perché non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione offerta dai fondi previsti dal PNRR per una definitiva modernizzazione del comparto trasporti in un’ottica più moderna e rispettosa dell’ambiente”.

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