Mercato auto Italia: a febbraio le immatricolazioni giù del -22,6%

Per l’ottavo mese consecutivo il mercato nazionale decresce a doppia cifra in attesa della boccata d’ossigeno rappresentata dalle annunciate nuove misure di incentivazione. Intanto, sul settore automotive, cala la nuova scure del conflitto.

All’inizio del mese, come di consueto, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha reso noti i dati relativi al mercato auto italiano del mese precedente evidenziando che, a febbraio, sono state immatricolate 110.869 autovetture; una cifra che rappresenta una diminuzione del -22,6% in rapporto alle unità immatricolate a febbraio 2021 (quando ancora il mercato era spinto dagli incentivi).

Il pesante risultato negativo di febbraio va ad aggiungersi alla serie ininterrotta di variazioni percentuali negative, peraltro a due cifre, che perdura da 7 mesi (8 con febbraio, appunto); mentre il consuntivo del primo bimestre si ferma a 218.716 unità immatricolate, il 21,1% in meno rispetto ai volumi dell’analogo periodo 2021.
Tuttavia, la variazione negativa è ancora più ampia, -37,9% se si confrontano i dati del mese scorso con i volumi immatricolati in febbraio 2019.

Secondo una valutazione del Centro Studi Promotor, qual ora si proiettassero i risultati del primo bimestre sull’intero anno si otterrebbe un volume di immatricolazioni pari a 1.093.415 unità, in pratica: “un livello da anni ’60 del secolo scorso”.

E così mentre il mercato auto nazionale continua a soffrire degli effetti a lungo termine della pandemia, compresa la nota crisi di microchip, l’ulteriore, pesantissima, scure del conflitto russo-ucraino in atto si abbatte nel settore creando ulteriore incertezza nei consumatori; incertezza vieppiù alimentata anche dall’attesa degli specifici decreti attuativi che renderanno operativi gli incentivi compresi nel fondo di 700 milioni di € per il 2022 previsti nel “Decreto bollette.

Va detto che, come si legge in una Nota del Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, le risorse di tale fondo, che prevede anche un miliardo di € l’anno del 2023 al 2030 per favorire la transizione verde nonché ricerca e sviluppo nel settore automotive potranno essere impiegate anche per erogare incentivi all’acquisto di veicoli non inquinanti e per favorire il recupero e il riciclaggio dei materiali.

Pur consapevoli della situazione gravissima e delle evidenti priorità che essa pone al Governo italiano e a noi tutti come cittadini, e per la quale auspichiamo un immediato e definitivo successo della diplomazia – ha affermato Michele Crisci, Presidente UNRAE – non possiamo ignorare l’andamento ormai critico del mercato auto… Ci auguriamo, pertanto, che ricomposta al più presto la crisi internazionale, il Governo possa trovare lo spazio necessario per l’emanazione del Decreto attuativo che consenta la più rapida fruizione del fondo, sia pur ridotto a 700 milioni di euro, previsto nel recente D. L. Energia, per il rifinanziamento degli incentivi”.

Anche l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, ANFIA, guarda con speranza alle prossime misure messe in campo dal Governo: “È stato finalmente compiuto anche in Italia un primo passo a sostegno della transizione energetica della filiera automotive”, ha affermato il Presidente Paolo Scudieri.

Oltre ai fondamentali interventi sulla domanda, in continuità con quanto fatto nel 2021 a supporto della diffusione delle tecnologie a zero e bassissime emissioni (auto BEV e PHEV) e secondo una programmazione pluriennale, ci aspettiamo che venga definito al più presto un set di strumenti di accompagnamento alla riconversione produttiva della filiera – soprattutto per le imprese ancora unicamente concentrate sulla tecnologia dei motori a combustione interna, chiamate a investire in ricerca e sviluppo, nuove competenze e nuovi impianti – parte integrante di un ampio piano di politiche industriali per il settore”.

Ma le preoccupazioni per gli attori del settore non si concentrano solo sulla questione relativa alle misure di sostegno alla domanda, peraltro lungamente desiderate, da Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente FederautoFederazione Italiana Concessionari Auto l’allerta è anche nei confronti del “forte aumento del prezzo del carburante, sia fossile sia elettrico, che rischia di deprimere ulteriormente il comparto”, mentre, al contempo: “Resta, invece, ancora aperta la partita europea connessa al pacchetto legislativo Fit for 55”.

Secondo i concessionari: “Puntare solo sulle motorizzazioni esclusivamente elettriche potrebbe generare un fatale effetto boomerang tale da compromettere le dinamiche collegate alla catena del valore di un settore fondamentale del Paese”.

E ancora, pur condividendo gli obiettivi Ue di decarbonizzazione va: “rivista la decisione relativa al definitivo abbandono dei motori endotermici delle autovetture nel 2035 […] per non turbare le decisioni di acquisto, deprimere i valori residui dei veicoli ed impattare ulteriormente sugli equilibri economici e occupazionali delle reti di vendita e della filiera in generale”.

Un ulteriore stimolo di riflessione, secondo il Presidente Federauto è quello che lo sviluppo di una mobilità più sostenibile ed a basse emissioni deve prevedere: “la revisione generale della fiscalità sull’auto aziendale e una rete di ricarica elettrica adeguata”.

Il sommarsi delle varie incertezze, secondo gli analisti del settore automotive è responsabile della diminuzione della domanda di nuovi veicoli a basse e zero emissioni che hanno ridotto le loro quote il mese scorso pur in un contesto che vede penalizzate più fortemente le alimentazioni tradizionali benzina e diesel, mentre la domanda di veicoli alimentati a GPL è cresciuta sotto la spinta degli aumenti dei carburanti più diffusi, compreso il metano.

E se il nuovo soffre i colpi della situazione congiunturale l’usato torna a godere di ottima salute: lo scorso mese sono stati registrati 406.956 trasferimenti di proprietà (al lordo delle minivolture) che rappresentano un incremento del 34,3% rispetto a febbraio 2021 e anche il primo bimestre dell’anno ha segnato una crescita parallela (34,3%).

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