Aumenta il noleggio veicoli in Italia, ma sul futuro del settore pesano fiscalità e regole sull’elettrico
Nel 25° Rapporto ANIASA, luci e ombre di un settore in espansione ma che deve fare i conti con un contesto normativo e fiscale non privo di fattori critici.

Nonostante i segnali positivi del primo quadrimestre dell’anno, il mercato dell’automobile, in Italia prosegue in un quadro di sostanziale stagnazione, stretto fra le incertezze del futuro, l’aumento dei prezzi e dei costi di materiali, energia e carburanti, e una generale propensione degli acquirenti a rimandare l’acquisto di una nuova auto che si riflette sull’aumento del parco circolante e sull’età media dello stesso.
Non solo, le ultime osservazioni effettuate sui giovani della cosiddetta Generazione Z, mostrano un declino progressivo dell’interesse verso il possesso di un’autovettura o del semplice conseguimento della patente di guida; segno evidente del mutare della società occidentale verso forme di mobilità diverse da quanto utilizzato finora.
In questo quadro, non stupisce che il settore del noleggio veicoli, nel nostro Paese sia sempre più in espansione consolidando il proprio ruolo strategico nel settore mobilità di persone e merci, per privati e aziende, tanto nel lavoro, quanto nel tempo libero.
Gli ultimi dati del settore sono arrivati nel corso della presentazione del 25° Rapporto ANIASA sul noleggio dei veicoli in Italia (disponibile sul sito dell’Associazione a questo link).
Scorrendo i dati esposti dall’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digital che rappresenta, nel sistema Confindustria, le imprese che svolgono attività di noleggio veicoli, car sharing e servizi collegati alla mobilità, si osserva che, lo scorso anno il settore del noleggio veicoli ha proseguito la graduale crescita, raggiungendo un giro d’affari di 17 miliardi di €, una flotta di 1,5 milioni di veicoli e registrando 526.500 immatricolazioni con un balzo del +11% rispetto al 2024 e una quota di mercato che rappresenta il 34% del totale nazionale.
Noleggio a breve termine: bene la crescita, ma a velocità diverse
Nel segmento, la crescita c’è stata, affermano da ANIASA, ma emerge una differenza di velocità tra l’incremento di fatturato (1,6 miliardi, +6,4%), noleggi (quasi 5 milioni) e immatricolazioni (+8,4%) e la stabilità dei giorni di noleggio (38 milioni); mentre si è evidenziata una riduzione nella durata media dei noleggi (-3%) e della flotta (-2%).
Il vero traino per il settore, rimarcano da ANIASA, è stato il canale aeroportuale, che ha generato il 60% del business ed è cresciuto dell’11%. In aumento anche i clienti diretti (34% del totale), mentre i broker si sono confermati fondamentali (31%) per sostenere i volumi.
Noleggio a lungo termine al top
Lo scorso anno la crescita del segmento ha toccato livelli record: oltre 13 miliardi di € di fatturato, 1,3 milioni di veicoli in flotta, 411.000 immatricolazioni (con un balzo del +10%) che hanno portato al 24% l’incidenza sul mercato auto nazionale.
Fra i canali si segnala la crescita dei clienti privati (185.000, pari a un aumento del +4%), a dimostrazione di quanto detto poco sopra sul mutamento culturale nei confronti della proprietà dell’auto rispetto al suo utilizzo effettivo.
Non a caso, inoltre, lo scorso anno si sono allungati i tempi dei contratti di noleggio con il 78% che supera i 36 mesi.
Aumentata anche l’attenzione degli utenti nei confronti delle prestazioni ambientali delle auto noleggiate: nelle alimentazioni è proseguito il declino del diesel (sceso al 28% delle immatricolazioni), mentre elettrico e plug-in hanno raggiunto complessivamente il 20%.
In crisi il modello Car sharing
I numeri del comparto rendono palese la spirale involutiva che perdura da tempo con i noleggi che dagli oltre 13 milioni del 2019 sono arrivati, a meno di 4 milioni, mentre la flotta si è ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia.
Fra le cause di questa decrescita l’Associazione indica un combinato disposto fra scarso supporto degli enti locali, assenza di regole nazionali uniformi, aumento dei costi operativi (furti, usi impropri, sanzioni) e fiscalità sfavorevole (IVA al 22%, anziché al 10% come per il TPL) e rimarca come in mancanza di adeguati interventi mirati, il settore della mobilità in condivisione rischia di perdere la sua posizione strategica fra le opportunità della mobilità urbana.
I primi dati del 2026
Intanto, hanno reso noto da ANIASA, il primo trimestre dell’anno conferma il trend in salita del noleggio a lungo termine (anche se con qualche segnale di rallentamento), così come l’andamento altalenante del noleggio a breve termine.
Quest’ultimo, infatti, ha registrato un aumento del fatturato (+3,6%), dei noleggi (+1,5%) e un incremento significativo delle immatricolazioni (+51%), ma, allo stesso tempo, una diminuzione dei giorni di noleggio (-3%) e della consistenza della flotta (-2,5%).
Luci e ombre anche nel lungo termine in questa prima fase dell’anno. Se da un lato, infatti, sono state registrate la crescita del giro d’affari (+5,6%) e della flotta (raggiunti 1.337.000 veicoli, +3,2%), dall’altro si è manifestata una diminuzione delle immatricolazioni (-4,3%), su cui pesano – secondo l’Associazione – i numerosi rinvii nel canale delle aziende per il rinnovo delle flotte a causa delle nuove regole sul fringe benefit.
In crescita, infine, nel primo trimestre dell’anno la presenza di auto cinesi che, da sole, hanno coperto il 12,4% delle immatricolazioni; nel breve termine addirittura 1 vettura su 5 arriva dalla Cina.
E il futuro?
Secondo l’Associazione sul futuro del settore e il ricambio del parco circolante pesano fiscalità e possibile recepimento delle quote obbligatorie europee di elettrico per flotte aziendali e società di noleggio; misure giudicate “troppo rigide” e che “rischiano di rallentare gli investimenti e frenare ulteriormente il ricambio del parco auto, con effetti opposti rispetto agli obiettivi di transizione ecologica”.
“L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è oramai un trend strutturale che comporta effetti positivi per l’industria automotive, la sicurezza delle strade e la riduzione delle emissioni grazie a un rinnovo della propria flotta decisamente più veloce della media nazionale (circa 4 anni vs oltre 13 anni)”, ha dichiarato Italo Folonari, Presidente ANIASA nel ricordare, però, come: “Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende clienti del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti”.
“Auspichiamo – ha proseguito – che nel 2026 si intervenga finalmente sulla fiscalità dell’auto aziendale: l’appuntamento è l’attuazione della Legge Delega per la riforma tributaria che prevede proprio la revisione dei costi parzialmente deducibili per le imprese. Auspichiamo parallelamente che nell’attuazione della riforma possa essere adottata l’aliquota IVA agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine con finalità turistiche e per i servizi di car sharing”.
Ma c’è di più; secondo il presidente Folonari, “… Sul settore, grava oggi il possibile recepimento della proposta UE su quote obbligatorie di elettrico per le flotte aziendali e le società di noleggio: 45% delle immatricolazioni al 2030 e 80% al 2035%”.
Un obbligo valutato come stringente e lontano dal mercato reale che potrebbe indurre gli operatori, soprattutto nel breve periodo a limitare o ritardare il rinnovo delle flotte a causa dei costi elevati e di infrastrutture di ricarica ancora non uniformemente diffuse sul territorio nazionale.
Una simile rinuncia o dilazione nel tempo si tradurrebbe in un rallentamento del ricambio parco auto con conseguente aumento dell’anzianità dei veicoli, ma anche: “forti criticità per il turismo nei centri minori che necessita del noleggio a breve termine, un pericoloso ritorno al rimborso chilometrico con veicoli datati e possibili forme di evasione fiscale. Di fatto – ha concluso Folonari – un rallentamento concreto del percorso di decarbonizzazione”.









