Auto elettriche: modelli economici, boom di vendite e scontro sui target CO2
Ridurre i target climatici futuri potrebbe compromettere la competitività internazionale dell’industria europea e rallentare la diffusione di vetture più economiche.

In Europa le vendite di auto a batteria hanno toccato livelli record e produttori automobilistici stanno ampliando l’offerta con numerosi nuovi modelli a prezzi accessibili.
Tuttavia, qualsiasi tentativo di indebolire i target climatici futuri potrebbe compromettere la competitività internazionale dell’industria europea e rallentare la diffusione delle vetture più economiche.
È quanto emerge dall’ultimo rapporto di T&E (Transport & Environment) sui progressi nel settore dei veicoli elettrici, dal titolo “Don’t stop me now: the EV transition is delivering” (Non fermatemi ora: la transizione verso i veicoli elettrici sta dando i suoi frutti).
Il rapporto di Transport & Environment dimostra che la normativa europea sta dando i suoi frutti e sta portando sul mercato modelli accessibili.
Quasi 40 nuovi modelli sono stati lanciati nella prima metà del 2026, portando il numero di veicoli elettrici a batteria (BEV) destinati al mercato di massa a oltre 150 e altri 60 nuovi modelli verranno lanciati entro la fine del 2026.
Entro fine 2026 saranno disponibili 16 modelli con prezzo inferiore ai 25.000 euro (un raddoppio rispetto al 2025), di cui 4 posizionati sotto la soglia dei 20.000 euro.
Entro il 2028 l’offerta contemplerà circa 10 modelli a 20.000 euro o meno (tra cui Renault Twingo, Volkswagen ID.Up e i modelli della gamma Dacia). Stellantis introdurrà la famiglia “E-car” con prezzi vicini ai 15.000 euro, confermando il revival della Citroën 2CV e la versione entry-level della Fiat Panda. Circa il 60% dei modelli economici disponibili entro il 2028 sarà prodotto all’interno dei confini dell’Unione Europea (“Made-in-EU!”).
“Finalmente gli automobilisti europei stanno vedendo un numero maggiore di auto elettriche più piccole e accessibili, che aspettavano da tempo. – ha dichiarato Lucien Mathieu, Direttore del settore auto di T&E – La crisi petrolifera ha ulteriormente alimentato la corsa dei consumatori europei verso le auto elettriche piccole e convenienti. Le case automobilistiche europee si lamentavano da tempo della scarsa domanda. Ora è chiaro: il problema non era la domanda, ma l’offerta. L’interesse dei consumatori per le auto elettriche piccole e convenienti dimostra che le affermazioni delle case automobilistiche erano errate”.
Ad accelerare bruscamente la decisione d’acquisto dei consumatori è stata la grave crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran.
Il prezzo del diesel ha subito un aumento del 38%, traducendosi in un sovraccarico immediato di circa 30 euro per ogni singolo pieno da 50 litri.
Questa fiammata sui prezzi dei carburanti ha scaricato sugli automobilisti europei un costo shock complessivo di ben 53 miliardi di euro, di cui ben 40 miliardi riconducibili direttamente al carburante diesel.
In questo scenario, l’elettrificazione si è dimostrata una forma di tutela economica contro l’inflazione energetica.
Tra gennaio e agosto 2026, infatti, sono stati immatricolati nell’UE 1,64 milioni di BEV, segnando un balzo del +45% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La quota di mercato media dei BEV nei primi otto mesi ha raggiunto il 22% (in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2025), toccando un picco record del 28% nel solo mese di agosto.
Un punto di svolta storico si è verificato nel secondo trimestre dell’anno, quando le vendite di BEV hanno superato per la prima volta quelle delle auto a benzina.
Sotto il profilo geografico emerge ancora una marcata spaccatura.
I mercati storicamente maturi guidano la transizione in termini assoluti: Francia e Germania assorbono da sole circa il 50% delle vendite totali di BEV dell’Unione nella prima metà del 2026.
Al contempo, anche i mercati emergenti dell’Est e del Sud Europa mostrano tassi di crescita volumetrici straordinari, ma le quote di penetrazione complessive sono ancora a una sola cifra.
Nonostante i progressi industriali, l’autunno 2026 registra uno scontro politico cruciale sul futuro dei target CO2 2030-2035, incentrato in particolare sulla contro-proposta normativa EPP/Salini.
Si tratta di una serie di emendamenti presentati dal relatore del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), l’eurodeputato Massimiliano Salini, nell’ambito della revisione dei regolamenti UE sugli standard di emissione di CO2 per le auto che introduce diverse modifiche e deroghe rispetto alla normativa vigente e alla posizione della Commissione Europea.
Secondo l’analisi del report Transport & Environment, la proposta EPP/Salini dimezzerebbe le vendite complessive di BEV dei marchi dell’UE, cedendo in modo irreversibile la leadership tecnologica globale e le quote d’esportazione nei mercati in via di sviluppo ai competitor cinesi.
T&E stima che la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria (BEV) si fermerebbe al 22% nel 2030 anziché al 47%, con una riduzione di quasi tre quarti delle vendite di modelli sotto i 25.000 euro, e le emissioni cumulative fino al 2050 sarebbero superiori del 40% rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente.
Mentre in UE si discute di vincoli, diversi mercati asiatici ed emergenti si stanno già elettrificando a ritmi nettamente superiori a quelli europei e cinesi. Il caso del Vietnam è emblematico, essendo passato da una quota BEV del 5% a oltre il 40% in meno di tre anni. L’Australia ha mostrato tassi di crescita rapidissimi nell’ultimo biennio, mentre gli Stati Uniti hanno perso slancio industriale, con una quota BEV rimasta bloccata al di sotto della soglia del 10%.
Sotto il profilo della tecnologia adottata, i mercati emergenti del Sud-Est Asiatico prediligono nettamente i veicoli 100% elettrici (BEV) rispetto alle motorizzazioni ibride (HEV/PHEV). Al contrario, la tecnologia ibrida mantiene una penetrazione significativa soltanto nei mercati maturi dell’UE, del Giappone e della Corea del Sud.
Nel mercato statunitense continuano a dominare le motorizzazioni termiche tradizionali.
Le proiezioni indicano che le esportazioni di BEV dall’UE sono destinate a quasi triplicare nei prossimi cinque anni, offrendo ai gruppi automobilistici l’opportunità di convertire le proprie piattaforme di export da motori a combustione a elettrici. Rispettare i target 2030-2035 permetterebbe all’industria europea di colmare completamente il divario di vendite con i produttori cinesi entro il 2035.
“Gli obiettivi dell’UE in materia di automobili stanno ampliando la scelta dei consumatori, riducendo i costi della transizione all’elettrico e offrendo ai produttori europei la possibilità di competere nella corsa globale dei veicoli elettrici. – ha concluso Mathieu – Indebolire ora l’obiettivo del 2030 soffocherebbe i modelli a prezzi accessibili di quasi tre quarti, proprio mentre stanno arrivando sul mercato, e condannerebbe milioni di persone in tutta Europa a una dipendenza paralizzante dal petrolio”.
Di AM








