Inquinamento acustico da trasporti: chi ne risente di più?
Un documento informativo dell’Agenzia Europea dell’Ambiente evidenzia non solo la maggiore vulnerabilità di alcune fasce d’età, ma anche le disuguaglianze sociali e gli svantaggi ambientali, che possono rendere più acuto l’impatto dell’inquinamento acustico da trasporti.

L’impatto dell’inquinamento acustico da trasporti va ben oltre il semplice fastidio. L’esposizione cronica interrompe il sonno e attiva la risposta allo stress dell’organismo, innescando processi fisiologici quali stress ossidativo, infiammazione e disregolazione ormonale.
Nel tempo, questi meccanismi contribuiscono allo sviluppo e all’aggravamento di diverse patologie: malattie cardiovascolari, disturbi del sonno e fastidio cronico, effetti cognitivi e comportamentali nei bambini, salute mentale e patologie neurodegenerative, diabete di tipo 2 e mortalità prematura.
È quanto emerge dal documento informativo dell’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente) dal titolo “Rumore da trasporti, vulnerabilità e disuguaglianze”, che evidenzia non solo la maggiore vulnerabilità di alcune fasce d’età, ma anche le disuguaglianze sociali e gli svantaggi ambientali, che possono rendere più acuto l’impatto dell’inquinamento acustico da trasporti.
Il rumore derivante dai trasporti colpisce tutti, ma i suoi effetti sulla salute non sono distribuiti in modo uniforme. Alcuni gruppi di popolazione subiscono conseguenze più gravi perché sono più suscettibili al rumore. Allo stesso tempo, altri gruppi hanno maggiori probabilità di esservi esposti o dispongono di minori risorse per evitarne o far fronte ai suoi effetti.
iMilioni di persone sono colpite da fastidio cronico, patologie e disturbi del sonno causati dal rumore dei trasporti. Tra questi, 73.000 decessi prematuri, 49.000 nuovi casi di malattie cardiovascolari e 23.000 nuovi casi di diabete di tipo 2.
Anche i bambini sono a maggior rischio: le ricerche dimostrano che l’esposizione al rumore può causare difficoltà di lettura, sovrappeso e problemi comportamentali.
Non solo, nuove ricerche suggeriscono che il rumore contribuisca probabilmente anche a migliaia di casi di depressione e demenza.

Esistono inoltre prove, sebbene limitate, che un basso status socioeconomico aumenti direttamente la suscettibilità biologica al rumore, ma il fenomeno non segue un unico modello uniforme.
In alcune città, le infrastrutture di trasporto più rumorose attraversano i quartieri economicamente svantaggiati, concentrando l’esposizione tra le fasce a basso reddito.
In altre realtà, le zone centrali ad alto valore immobiliare combinano un’elevata accessibilità e costi delle case molto alti con livelli elevati di rumore da traffico, attirando residenti più abbienti.
In ogni caso, il basso status socioeconomico gioca un ruolo determinante sulla vulnerabilità complessiva, provocando un’esposizione più elevata e minori risorse per evitare o mitigare il rumore.
Le popolazioni socio-economicamente svantaggiate infatti affrontano un rischio maggiore a causa di minore qualità dell’isolamento acustico negli edifici; minore accessibilità a parchi o zone silenziose e difficoltà a trasferirsi in quartieri più tranquilli.
L’analisi dei dati UE rileva un’associazione più marcata e costante quando si considerano i fenomeni migratori e il luogo di nascita dei residenti.
Le zone urbane con una quota maggiore di residenti nati fuori dall’Unione Europea tendono a registrare percentuali più elevate di territorio esposto a rumori stradali elevati. Un fenomeno presente in 19 dei 21 Paesi UE analizzati.
L’inquinamento acustico si concentra spesso anche attorno a servizi essenziali per fasce vulnerabili della popolazione: circa 60.000 scuole e 15.000 ospedali in Europa si trovano in aree con livelli di rumore da traffico pari o superiori a 55 dB.
Per proteggere la popolazione dai rischi sanitari dell’inquinamento acustico da trasporto e ridurre le disuguaglianze ambientali, l’Agenzia Europea dell’Ambiente raccomanda un approccio combinato basato su due pilastri complementari: misure universali a livello di popolazione e interventi mirati per i gruppi vulnerabili e le aree più esposte.
In questo contesto, emergono diversi suggerimenti da prendere in considerazione, tra i quali:
– continuare a ridurre l’esposizione al rumore per l’intera popolazione;
– prestare maggiore attenzione ai gruppi di popolazione vulnerabili e sensibili;
– rafforzare le prove scientifiche sulle disuguaglianze legate al rumore;
– supportare le valutazioni a diverse scale geografiche;
– adottare una prospettiva più ampia in materia di salute ambientale;
– garantire che le considerazioni di equità siano integrate nella progettazione e nell’attuazione delle misure di mitigazione.
Di AM









