L’impresa di autodemolizione come presidio ambientale e generatore di opportunità
L’AD di Pomili racconta il percorso di evoluzione della sua Società che, da sempre, si confronta con l’innovazione e la volontà di cavalcare il cambiamento offrendosi all’esterno non solo come impianto qualificato, ma anche attrattore e promotore di cultura ambientale.

Se c’è una cosa che subito salta all’occhio visitando l’impianto della Pomili presso Monterotondo (città Metropolitana di Roma) è l’età media degli operatori, piuttosto bassa per un impianto di autodemolizione storico che, tuttavia, non a caso, ha puntato proprio sul rinnovamento generazionale per affrontare le sfide del presente e del futuro.
Alla guida del team, naturalmente, un giovane; autodemolitore e ingegnere ambientale, attualmente AD della Società, nonché vicepresidente nazionale ADA e che rappresenta la terza generazione al timone.
È a Luca Pomili che abbiamo voluto rivolgere le nostre domande per capire cosa significa essere impresa di autodemolizione oggi in un contesto di cambiamenti normativi, geopolitici, di mercato e di urgenza ambientale.
“L’autodemolitore oggi, deve essere inquadrato completamente all’interno della filiera assieme a tutti gli altri soggetti: dai progettisti, ai produttori, dalla vendita al fine vita, sino alla valorizzazione della ricambistica e dei materiali estratti dal veicolo”.
“Tutti dovrebbero lavorare in armonia con lo stesso obiettivo. Non a caso questo è il paradigma che si pone il nuovo Regolamento ELV; armonizzare tutti gli anelli della catena. In questo senso la figura dell’autodemolitore sta acquisendo un ruolo sempre più centrale dal momento che la norma impone l’utilizzo dei materiali derivanti dai veicoli dismessi per la produzione dei nuovi e, in una certa misura, i costruttori dovranno progettare i nuovi veicoli pensando sempre più alla nostra categoria e al nostro operato”.
Quali scelte ha messo in campo la società per cavalcare il cambiamento in atto, già da qualche anno?
“Sin dall’annuncio del Regolamento abbiamo intuito che la nostra attività avrebbe dovuto reggersi su tre pilastri: digitalizzazione, tracciabilità e certificazione, direttrici che poi sono state confermate proprio nel regolamento stesso; credo che investire su questi aspetti sia la chiave di volta per ogni impresa di autodemolizione”.
Cosa si intende con questo?
“Per quanto riguarda le certificazioni occorre garantire che tutte le procedure messe in campo dall’azienda, sia dal punto di vista amministrativo, ma anche per quanto riguarda: qualità, ambiente, sicurezza, etica e responsabilità sociale, parità di genere… devono essere certificate, anche da organismi terzi. L’autodemolitore deve essere aperto alle valutazioni esterne per dare la miglior immagine di sé e del proprio ben agire”.
“Per quanto riguarda la tracciabilità, va da sé che tutti questi processi devono essere anche adeguatamente tracciabili e tracciati attraverso app e gestionali dedicati: dalla presa in carico del veicolo, sino all’ultimo ricambio. La tracciabilità produce dati e la disponibilità di questi dati consente all’autodemolitore di rapportarsi in maniera sistematica e paritetica con tutti i partner della filiera e con gli enti deputati al controllo”.
“Tutte queste attività si giovano, ovviamente, della digitalizzazione dei processi, conditio essenziale per efficientare e velocizzare i flussi di dati generati nell’impianto, ma anche per aumentare le opportunità di business come nel caso della vendita di ricambi usati”.
“Per noi la sfida principale è stata proprio questa: cercare di avere un sistema digitalizzato dei ricambi provenienti dai diversi modelli di auto per efficientare non solo le vendite ma anche il magazzino e la sua logistica”.
Un impianto di autodemolizione ha, necessariamente un impatto sul territorio, tuttavia, può anche essere un modello di economia circolare generatore di cultura ambientale al di là del business. Qual è l’esperienza di Pomili?
“Per noi fare autodemolizione significa essere un presidio ambientale; mettere, cioè, a disposizione anche di altri le competenze e il know-how maturate per raggiungere la compliance richiesta dalle norme. Accanto alle attività d’impresa, infatti, già da diversi anni abbiamo messo a punto una serie di iniziative che solo apparentemente sembrano “altro” rispetto al nostro settore”.
“Cito, ad esempio la promozione e il supporto a Enciclopediambiente.com il primo dizionario online che veicola ambiente e sostenibilità attraverso i suoi vocaboli o la promozione di una Radio di Comunità locale (FrammaRadioWeb) fatta da un team giovane che divulga, tra l’altro, importanti contenuti ambientali”.
“Abbiamo stipulato con vari enti e amministrazioni del territorio apposite convenzioni per ripulire, a costo zero, il territorio dai veicoli abbandonati accanto ad adeguate campagne informative atte a prevenire ulteriori, futuri abbandoni”.
“Nel tempo si è consolidata la rete di collaborazioni con diverseUniversità per la redazione di articoliscientifici e progetti sperimentali; mentre a livello sociale, accanto alle tante iniziative di sostegno a reti locali, non posso non rimarcare come il nostro ambito di lavoro rientri nel novero dei green jobse pertanto ricerchiamo continuamente nuove forze da inserire in azienda sviluppando competenze utili all’ambiente che poi ricadono nel territorio”.
“E le soddisfazioni non mancano: siamo fra le poche aziende che continuano ad assumere in controtendenza con il mercato e proprio recentemente abbiamo finalizzato l’ingresso di due valide figure femminili nel reparto smontaggio/ricambi; mentre la nostra società risulta fra le buone pratiche citate nel volume: “Il futuro non aspetta, si costruisce”, il nuovo lavoro della giornalista Letizia Palmisano sull’Italia che ripara, ricicla e riusa”.
Pomili Vi aspetta ad Ecomondo presso l’Area PolieCo, Hall Sud – Stand 113









