Mercato auto in Europa: settembre a +10,2%

L’Europa corre con l’elettrico mentre l’Italia arranca sotto l’8% di elettriche tra assenza di incentivi e nodi fiscali.

I dati diffusi da ACEA evidenziano per il mese di settembre 2026 un consolidamento della ripresa del mercato auto in Europa. 
Nell’Europa allargata (UE + EFTA + Regno Unito), le immatricolazioni mensili hanno raggiunto 1.363.210 unità (+10,2%), portando il consuntivo dei primi nove mesi dell’anno a 10.555.351 unità (+6,3%). 
Le stime delle varie associazioni auto proiettano la chiusura dell’intero anno 2026 in territorio positivo, con una crescita stimata tra il +5% e il +6%.

Nonostante i trend positivi, però, il recupero resta ancora incompleto. Sebbene settembre 2026 superi del 6% i volumi pre-pandemici di settembre 2019, il cumulato dei primi nove mesi registra ancora un ritardo significativo rispetto al medesimo periodo del 2019 (-14,2% per l’Europa Occidentale secondo Centro Studi Promotor; -12,9% secondo UNRAE). 

“Il superamento dei livelli di settembre 2019 rappresenta un segnale positivo – ha sottolineato il Centro Studi Promotor – ma non va confuso con il pieno recupero del mercato. Il divario del 14,2% nei primi nove mesi mostra che il recupero resta incompleto e che sarà decisiva la continuità della crescita. A questo recupero si accompagna un cambiamento nella composizione delle immatricolazioni, con le elettriche pure oltre il 30% del mercato di settembre, pur con differenze ancora marcate nella loro diffusione tra i maggiori paesi europei”.

Risultano tutti in crescita i cinque Major Market sia nel mese e sia nel cumulato. 
A settembre il Regno Unito guida con un incremento del 12,0%, seguito da Francia (+11,6%), Spagna (+10,2%), Italia (+9,8%) e Germania (+9,0%). 
Nei primi 9 mesi, il Regno Unito cresce del 10,2%, l’Italia dell’8,6%, la Spagna del 6,7%, la Germania del 5,3% e la Francia del 4,1%.

Sul fronte alimentazione emerge una profonda ricomposizione del mercato europeo, caratterizzata dall’espansione dei veicoli elettrificati e dalla costante flessione delle motorizzazioni termiche pure (benzina e diesel).
Nel dettaglio le autovetture a benzina chiudono settembre in calo del 13,9%, con una quota di mercato del 17,7%.
In flessione anche le autovetture diesel (-39,1% su settembre 2025), con una market share del 4,9%.

Nel cumulato, le immatricolazioni di vetture a benzina registrano una variazione negativa del 16,4% (19,5% di quota), mentre le diesel calano del 27,4% (6,6% di quota). Il dato più significativo riguarda le elettriche pure (BEV), che a settembre raggiungono 416.433 immatricolazioni, in aumento del 59,9%, portando la propria quota al 30,5% del mercato dal 21,1% di un anno prima. Nei primi nove mesi le BEV totalizzano 2.549.810 unità (+41,9%), con una quota che sale dal 18,1% al 24,2%. 

Prosegue anche l’espansione delle ibride ricaricabili (PHEV): a settembre le immatricolazioni sono state 164.470 (+24%), pari al 12,1% del mercato contro il 10,7% di settembre 2025. Da gennaio le PHEV raggiungono 1.128.875 unità (+22,4%), con una quota del 10,7%, rispetto al 9,3% dello stesso periodo dell’anno precedente.

La diffusione dell’elettrico resta tuttavia disomogenea tra i maggiori mercati europei. 
Sul totale delle alimentazioni a ricarica elettrica (BEV + PHEV), l’Italia è fanalino di coda tra i Major Market con il 18,8%, contro quote superiori al 45% in Francia, Germania e Regno Unito.

Inoltre, l’Italia risulta anche al terzultimo posto tra i 31 Paesi europei, davanti solo a Polonia e Croazia, con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% al netto del nostro mercato).

“L’Italia è anche l’unico a non poter contare, in questo momento, su programmi di incentivazione all’acquisto il cui contributo è fondamentale per sostenere e accelerare la domanda, a patto che si adottino le necessarie misure di salvaguardia e valorizzazione delle produzioni europee. – ha spiegato Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA – In questo quadro, l’intesa politica raggiunta da Francia e Germania sulla regolamentazione CO2 e sul Made in Europe rappresenta un buon punto di partenza per i negoziati in Consiglio, soprattutto considerando quanto distante fosse la posizione espressa dai francesi sul dossier CO2 negli scorsi mesi. Su quest’ultimo tema, diversi punti dell’accordo convergono con le nostre posizioni, mentre altri devono senza dubbio essere ridiscussi e meglio specificati. Apprezziamo anche il cambio di rotta della Germania sul Made in Europe, in merito al quale resta importante, a nostro avviso, salvaguardare soprattutto il 70% di componentistica europea e mantenere il perimetro geografico circoscritto ai 27 Paesi UE+UK”.

Da sottolineare che una porzione rilevante della crescita dei volumi è sostenuta dai principali gruppi cinesi (Geely Group, BYD, SAIC Motor, Chery Automobile, Leapmotor). 

Sul fronte dei rapporti commerciali tra Unione europea e Cina, dal prossimo 1° dicembre dovrebbe entrare in vigore la misura di salvaguardia concordata con Pechino: un tetto di 350.000 vetture ibride l’anno prodotte in Cina (con un aumento del 6% annuo per quattro anni), applicato a tutti i modelli fabbricati nel Paese asiatico, inclusi quelli dei Costruttori europei, con esclusione delle unità a marchio cinese assemblate in Europa.

 Di AM

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