Motori benzina e diesel; confermato dall’Ue lo stop dal 2035

Dal Consiglio UE, via libera a diverse, importanti proposte del Pacchetto Fit for 55 tra le quali nuovi e definitivi standard di emissioni di CO2 per auto e furgoni nuovi dal 2035.

Tanto tuonò che piovve”.
Il detto popolare è oggi più che mai attuale dopo l’annuncio che il Consiglio dei Ministri Ue dell’Ambiente ha diramato, nella notte tra il 28 e il 29 giugno, relativamente all’intesa negoziale raggiunta sul pacchetto di misure a contenimento della crisi climatica più noto come “Fit for55” che ha come obiettivo la riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e di raggiungere l’azzeramento delle stesse nel 2050.

Uno degli aspetti più controversi e che non ha mancato di far discutere, sin dalla proposta del Pacchetto di misure da parte della Commissione europea lo scorso 14 luglio, è la riduzione del 100% delle emissioni di CO2 di auto nuove e veicoli commerciali leggeri al 2035 che determinerebbe lo stop alla vendita di auto a motore endotermico tradizionale (benzina e diesel) a quella data.

Ebbene, il raggiungimento di un accordo sul Pacchetto da parte degli stati membri, sul punto specifico, conferma quanto già espresso dall’Europarlamento lo scorso 8 giugno e apre la via, da una posizione molto netta, ai negoziati con il Parlamento Ue per l’accordo finale sui testi legislativi definitivi.

Contestualmente, però, su richiesta di alcuni Paesi tra i quali l’Italia e la Germania si consentirà l’uso di carburanti sintetici o ibridi plug-qual ora tali tecnologie riuscissero a garantire l’obiettivo generale di eliminazione completa delle emissioni allo scarico.

E ancora, i ministri Ue dell’ambiente hanno approvato una proroga di cinque anni che esenta i produttori di nicchia (ovvero quelli che producono meno di 10.000 veicoli l’anno) dagli obblighi relativi alle emissioni, un emendamento controverso che, se approvato in sede negoziale, andrà a tutto vantaggio dei marchi di lusso fra i quali quelli della cosiddetta Motor Valley emiliana.

L’accordo raggiunto in sede di Consiglio ha anche deciso che nel 2026 la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e la necessità di riesaminare tali obiettivi tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride plug-in e l’importanza di una transizione praticabile e socialmente equa verso emissioni zero.

Il Consiglio ha convenuto, inoltre, di porre fine al meccanismo di incentivi normativi per i veicoli a zero e basse emissioni a partire dal 2030.

Immediata la reazione dei produttori automobilistici europei che tramite l’Associazione di riferimento, ACEA, ha rimarcato le “importanti implicazioni, non solo per l’industria automobilistica, ma anche per l’economia dell’UE nel suo insieme”.

Se i produttori sono concordi nel riconoscere gli sforzi compiuti finora dall’industria per spingere sull’elettrificazione della mobilità, altrettanto compatti lo sono nel sottolineare che “la chiave per raggiungere gli obiettivi di CO2 non è solo nelle mani del settore: anche gli altri devono fare la loro parte”.

E i problemi sono sempre quelli: la necessità di una rete infrastrutturale di ricarica veloce a livello europeo e l’accesso alle materie prime necessarie.

Come … l’Europa garantirà un accesso strategico al materie prime chiave per la mobilità elettrica?” si è chiesto Oliver Zipse, Presidente ACEA e CEO di BMW. Se l’UE vuole essere un pioniere della mobilità sostenibile, la disponibilità di questi materiali deve essere garantita. In caso contrario, saremo minacciati da nuove dipendenze, poiché altre regioni economiche si sono già posizionate in una fase iniziale”.

E ancora, ha aggiunto aprendo la questione dei combustibili alternativi: “In futuro, l’apertura tecnologica significa che anche l’idrogeno e altri combustibili CO2 neutrali possono svolgere un ruolo importante nella decarbonizzazione del trasporto su strada”.

Infine, nel contesto dei prossimi negoziati sul regolamento sulle infrastrutture dei combustibili alternativi (AFIR), i produttori europei hanno lanciato una esortazione ai responsabili politici locali a soddisfare le ambizioni che hanno appena stabilito per l’industria automobilistica allorquando si tratterà di fissare obiettivi infrastrutturali per ciascuno stato membro.

I governi europei hanno preso la storica decisione di porre fine alla vendita di auto inquinanti – ha commentato Julia Poliscanova, senior director per veicoli ed e-mobility di Transport & Environment – I trasporti sono la principale fonte di emissioni e le automobili sono la parte più grande del problema. Oggi è un enorme passo avanti per la lotta al clima, ma anche per l’inquinamento atmosferico e per rendere i veicoli elettrici più convenienti”.

Tuttavia, ha poi concluso: “… Le nuove proposte sui carburanti sono un diversivo. Non perdiamo altro tempo in carburanti sintetici per auto e furgoni e concentriamoci invece sull’implementazione della ricarica, sulla riqualificazione dei lavoratori per la transizione elettrica e sull’approvvigionamento responsabile di materiale per le batterie”.

Voglio sottolineare -ha dichiarato Frans Timmermans, Vicepresidente della Commissione Ue nel corso della conferenza stampa del Consiglio Ambiente del 28 giugno – che i negoziati odierni sono stati lunghi e talvolta complicati perché si tratta di proposte di vasta portata. E sono davvero molto incoraggiato dal fatto che le decisioni di oggi non sono state determinate né dalle posizioni geografiche né dalle posizioni in termini di dove ci si trova in termini di sviluppo. Questo è un approccio condiviso in tutte le parti d’Europa. Ovviamente ci sono differenze tra gli stati membri, ovviamente tutti gli stati membri hanno dovuto accettare cose che avrebbero preferito non accettare. Ma tutti hanno capito, la maggior parte di loro, quasi tutti hanno capito che questa è la via da seguire per noi collettivamente. E questo ci permetterà di compiere questa transizione in modo giusto, senza lasciare indietro nessuno e assicurandoci che coloro che possono permettersi di finanziare la transizione lo facciano”.

A questo punto, nonostante molte incognite siano ancora sul tavolo, non resta che attendere i prossimi sviluppi, anche se, appare chiaro, un solco è stato tracciato.

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