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Mobilità, parco circolante e abitudini di spostamento a Roma. C’è da fare parecchio.

Mobilità, parco circolante e abitudini di spostamento a Roma. C’è da fare parecchio.

Presentato uno Studio della Fondazione Filippo Caracciolo che analizza il quadro complessivo e dettagliato del parco auto romano, ne stima gli impatti in termini di sicurezza e sostenibilità ambientale e prospetta sfide e soluzioni per il futuro.

Se la Capitale di un Paese rappresenta la sua massima espressione in termini di immagine, ne consegue, al contempo, che le sue problematiche, in una certa misura, ne evidenziano in maniera statisticamente rilevante anche i punti critici.
È il caso, appunto della mobilità, più croce che delizia delle nostre città e, decisamente problematica in quelle maggiori, come, appunto, Roma.

Ebbene, i suoi punti dolenti e le strategie risolutive che dovrebbero essere adottate da decisori locali e cittadini, sono stati oggetto dello Studio: “La mobilità automobilistica a Roma. Il parco veicolare e le abitudini di spostamento” presentato ieri al Campidoglio dall’Automobil Club di Roma nel corso di una Conferenza Stampa che ha visto, tra gli altri, la presenza di Eugenio Patanè, Assessore alla mobilità del Comune di Roma Capitale.

Lo Studio, che rappresenta una base di riflessione e confronto con gli stakeholder (istituzioni pubbliche locali, operatori privati ed esperti di settore), a supporto delle politiche pubbliche della mobilità romana è stato realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo, centro studi di riferimento della Federazione ACI, istituito con lo scopo di promuovere e realizzare gli studi e la ricerca scientifica nel campo della mobilità, con particolare riferimento alla sicurezza, all’accessibilità e alla tutela dell’ambiente e che, per questo, si avvale dell’apporto del suo Comitato Scientifico, composto da esponenti del mondo accademico.

Sviluppato in tre diverse Sezioni, il lavoro dei ricercatori della Fondazione:
– analizza le caratteristiche complessive e dettagliate del parco auto romano e ne stima gli impatti in termini di sicurezza e sostenibilità ambientale;
– approfondisce le misure e le politiche di gestione della mobilità attuate dall’Amministrazione capitolina per affrontare la sfidante evoluzione verso una mobilità più sicura e sostenibile;
– illustra, infine, i risultati di una indagine rivolta ai soci ACI Roma, ossia, utenti con abitudini di mobilità fortemente legate all’uso prevalente dell’auto, e, proprio per questo rappresentativi di quel target di cittadini che saranno maggiormente interessati dalle politiche di “razionalizzazione” dell’utilizzo dei veicoli privati.

Tra gli indicatori oggetto di indagine: le modalità di trasporto utilizzate negli spostamenti sistematici, in particolare casa-lavoro e casa-studio, le caratteristiche delle autovetture utilizzate e a disposizione dei nuclei familiari, ma anche i fattori che possono motivare gli utenti a modificare le proprie abitudini di spostamento, verso modalità considerate più sostenibili.

Vediamo insieme i risultati più interessanti, nonché problematici.
Quello della Capitale è un parco auto circolante in espansione (le radiazioni sono sempre inferiori alle immatricolazioni), che tende ad invecchiare (quasi il 60% dei veicoli ha più di 10 anni di età e il 20% oltre 20 anni; le Euro 0–3 costituiscono ancora il 24% del circolante romano) e che, pertanto, si caratterizza per essere inquinante e insicuro.

Sui quest’ultimo punto è stato rimarcato che a Roma accadono oltre 13.000 incidenti stradali all’anno (35 al giorno; 1,5 ogni ora), una cifra che rappresenta quasi l’8% del totale nazionale ed equivale alla somma degli incidenti che si verificano a Milano, Genova e Bari.

Dal punto di vista della tipologia di mezzo usato per gli spostamenti, l’auto continua ad essere al centro delle preferenze degli utenti; infatti, il 77% dei partecipanti all’indagine condotta presso i soci dell’AC Roma utilizza l’auto privata).

Comprensibilmente i veicoli di ultima generazione sono concentrati nei municipi caratterizzati da maggiore reddito familiare e individuale, mentre quelli più vetusti si trovano nei municipi a condizioni economiche meno favorite. Un aspetto che dovrebbe stimolare i decisori locali ad attuare politiche di governance della mobilità che guardino, da un lato, al diritto sacrosanto agli spostamenti; dall’altro, alla tutela delle fasce più fragili.

Per quanto concerne gli aspetti ambientali lo Studio sottolinea come una auspicabile sostituzione delle auto comprese nelle fasce Euro 0 – Euro 3 con veicoli più performanti e rispondenti agli standard Euro 6, consentirebbe una riduzione degli inquinanti atmosferici: oltre il 70% in meno per quanto riguarda le poveri sottili e circa il 56% in meno per gli ossidi di azoto (NOx). Qual ora i veicoli più vetusti venissero eliminati del tutto si avrebbe una riduzione del 74% del particolato atmosferico e del 65% degli NOx.

Roma insiste su un territorio vasto e composito, con una densità abitativa molto bassa e una popolazione di quasi 3 milioni di abitanti, sempre più interessati da dinamiche espansive verso le periferie e, quindi, con un pendolarismo sempre più accentuato, fattori che rendono arduo lo sviluppo di un servizio di trasporto pubblico capillare, efficiente ed economicamente sostenibile e, di conseguenza, rendono centrale l’uso dell’auto per le esigenze di lavoro e di vita quotidiana, con ricadute in termini di congestionamento e traffico veicolare”.

Così ha rimarcato nel suo intervento Giuseppina Fusco, Presidente ACI Roma, proseguendo poi nel sottolineare come: “Un insieme di mezzi in gran parte vetusti, altamente inquinanti, privi dei più performanti sistemi di assistenza alla guida, debba imporre “politiche di mobilità in grado di contemperare le esigenze individuali di spostamento con quelle, irrinunciabili, di mitigazione degli impatti negativi che la circolazione urbana determina sulla sicurezza, sull’ambiente e sulla inclusività sociale”.

Urge, pertanto, per la Presidente ACI Roma: “L’adozione di una strategia di incremento qualitativo e quantitativo dell’offerta di strumenti di mobilità alternativi all’auto, in particolare il trasporto pubblico, a integrazione delle auspicabili misure strutturali di incentivo alla sostituzione dei veicoli, potrebbe accelerare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’incidentalità stradale e delle emissioni inquinanti”.

Una riflessione, questa, che pur partendo da un contesto locale, dovrebbe essere ampliata a tutto il Paese dal momento che, se guardiamo al solo aspetto rappresentato dall’anzianità del parco auto circolante (come rimarcato in una recente Nota dell’ACEA di cui abbiamo parlato in questo articolo), l’Italia si attesta sui 12,5 anni, sopra la media Ue di 12,3; ma fra i maggiori mercati dell’area solo la Spagna è sopra con 13,9, mentre Francia e Germania hanno parchi auto circolanti decisamente più “giovani”, rispettivamente 10,8 e 10.
C’è decisamente tanto da fare.

Foto di wal_172619 da Pixabay

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