Industria automobilistica: cresciuta nel 2025, nel mondo, ma non in modo uniforme
Secondo i dati presentati dall’OICA a Pechino, sul finire di aprile, l’industria delle auto nel modo si presenta resiliente, ma frammentata. L’Asia si conferma dominante, l’Europa è rimasta stabile ma soffre di una domanda debole e di un disomogeneo adeguamento industriale.

Luci e ombre nella “fotografia globale” dell’industria automobilistica così come presentata sul finire di aprile, a Pechino, dall’OICA – Organizzazione Internazionale dei Costruttori di Automobili che riunisce 37 associazioni di categoria nazionali provenienti da Europa, Americhe, Asia e Africa, in occasione di una conferenza ospitata dalla China Association of Automobile Manufacturers.
Se da un lato, infatti, l’industria automobilistica è tornata a crescere nel mondo, con la produzione globale di veicoli passata dai 92,7 milioni di unità del 2024 ai 96,4 milioni dello scorso anno (+3,9%), mentre le vendite globali sono passate dai 95,3 milioni ai 99,8 milioni di unità (+4,7%); dall’altro, tale crescita non è stata proprio uniforme a causa di contesti normativi e percorsi tecnologici diversi.
Col risultato che la crescita si concentra sempre più in Asia, mentre l’Europa ristagna e le Americhe si trovano ad affrontare notevoli fattori di stress tra domanda, produzione e condizioni commerciali.
Il settore, appare ancora, dunque, per OICA “una delle principali forze industriali a livello mondale, ma si trova ora ad operare in un contesto globale molto più complesso rispetto a qualsiasi altro momento degli ultimi anni”, come ha affermato Shailesh Chandra presidente dell’Organizzazione anche se non va nascosto che i continui investimenti effettuati dai costruttori in tecnologie pulite, innovazione digitale e sicurezza, non li sottraggono dal confrontarsi con un contesto globale più frammentato rispetto al passato.
Secondo l’OICA i produttori, oggi, si trovano a dover affrontare dinamiche contrapposte: un rallentamento della crescita in alcune regioni, una crescente concorrenza in altri territori, la persistente incertezza in merito a commercio, catene di approvvigionamento, accessibilità economica, costi energetici e approcci divergenti sull’elettrificazione.
Vediamo, dunque, l’istantanea relativa allo scorso anno delle diverse macroregioni secondo quando illustrato dalla principale organizzazione mondiale dell’industria automobilistica.
L’Asia vola per produzione e vendite
Nel 2025 – secondo i dati OICA – l’Asia ha confermato la sua posizione dominante sul mercato globale con una produzione che ha raggiunto 59,2 milioni di veicoli (+7,6%) che rappresentano oltre il 61% della produzione globale.
Le vendite in Asia, Oceania e Medio Oriente sono arrivate 55,02 milioni di unità dai 51,39 milioni precedenti (+7,1%), portando la quota di mercato della regione sul totale delle vendite globali a oltre il 55%.
La Cina, ovviamente, ha confermato la prima posizione arrivando a produrre, da sola, 34,53 milioni di unità, con un aumento di 3,25 milioni di veicoli in un solo anno.
Se si guarda la solo segmento “domestico” dei veicoli ad energia alternativa, la Cina, lo scorso anno, ne ha prodotti 16,626 milioni di unità, con un incremento del 29%.
Sempre lo scorso anno l’India si è affermata in seconda posizione sul podio come motore di crescita, grazie ad una produzione salita a 6,49 milioni di veicoli e un volume di vendite interne che ha raggiunto la cifra record di oltre 4,6 milioni di autovetture e più di 1 milione di camion e autobus.
Nell’anno trascorso il Giappone è rimasto un pilastro industriale fondamentale con 8,41 milioni di veicoli prodotti.
Europa stabile e non è un buon segnale
I numeri relativi alla produzione e alle vendite in Europa illustrano una situazione di sostanziale e critica stabilità con l’anno precedente, a dimostrazione – scrivono da OICA – del ritmo disomogeneo della transizione industriale.
Lo scorso anno la produzione europea si è chiusa a 17,2 milioni di veicoli con un calo percentuale del -0,8%; le vendite si sono attestate a 18,63 milioni con un decremento del -0,4%.
Se la Germania si è confermata il principale centro produttivo del continente, i decrementi di produzione nel Regno Unito e quelli riscontrati in Italia, palesano che il problema maggiore, per l’industria automobilistica europea, non sia tanto quella di una domanda debole, quanto, piuttosto, “un difficile e disomogeneo adeguamento industriale”.
Il Continente americano viaggia a velocità diverse
Toni contrastati nella fotografia dedicata a Nord e Sud America.
Nella regione, complessivamente, si è assistito ad una diminuzione della produzione (-2,1%) che si è attestata sui 18,74 milioni di veicoli, mentre le vendite sono aumentate del 2,9%, raggiungendo i 24,86 milioni.
Negli USA sono stati prodotti 10,24 milioni di veicoli e venduti 16,7 milioni a dimostrazione della tenuta del mercato domestico, tuttavia, l’OICA ha messo in guardia contro la crescente esposizione alle tensioni commerciali, ai rischi tariffari e alle pressioni sulla localizzazione della produzione.
Il Messico è rimasto un punto di riferimento fondamentale per la produzione nordamericana, mentre il Brasile si è distinto come un’eccezione positiva, con una produzione che ha raggiunto i 2,64 milioni di veicoli.
L’Africa in ripresa
La regione africana, pur nel limite dei ridotti volumi in termini assoluti, secondo l’Organizzazione ha registrato una delle crescite più dinamiche dell’anno con le vendite passate da 1,05 milioni a 1,29 milioni di veicoli, pari ad una crescita del 22%. Sudafrica e Marocco si confermano hub industriali di importanza strategica.
“La questione più importante non è più semplicemente se l’industria automobilistica globale stia crescendo”, ha affermato François Roudier, Segretario Generale dell’Organizzazione.
“La vera questione è dove si sta spostando la competitività. I dati del 2025 non sono solo un punteggio; sono una mappa del riposizionamento industriale”.
E questo riposizionamento industriale deve farci pensare, aggiungiamo, se si vuole capire dove sta andando il settore e a quale velocità.









