Il futuro dell’autodemolizione fra novità normative e bisogno di fare sistema

Unità e fusione della rappresentanza a livello nazionale ed europeo non sono più procrastinabili per il futuro della categoria.

La filiera del fine vita dei veicoli in Italia sta vivendo un momento di particolare fermento per tante questioni in sospeso e per tante novità che si profilano all’orizzonte.

Vi sono normative sovranazionali ancora in itinere, benché in larga parte già anticipate nei loro indirizzi più ampi e che andranno a riformulare l’architettura normativa del settore; permane una certa instabilità del mercato che preoccupa tutte le imprese e in questo quadro stanno evolvendo tante situazioni.

Nel corso di una puntata del nostro format: Diamo Voce all’Ambiente, abbiamo voluto sentire dalla viva voce di tre giovani imprenditori dell’autodemolizione cosa “bolle in pentola” a partire proprio dalle problematiche del settore.

È un quadro generale di grande cambiamento, ma anche di grande opportunità, quello evidenziato da Federica Di Mauro di CESA Srl. “Oggi ci troviamo di fronte ad un cambio di paradigma, perché la nostra categoria, già abituata da tempo da tante evoluzioni delle norme, si troverà a breve di fronte all’introduzione del nuovo regolamento ELV che comporterà grandi novità.

In questo scenario, il fattore rappresentato dall’unità nella rappresentanza della categoria avrà un ruolo fondamentale, secondo l’imprenditrice.
Un categoria forte e unita, oggi, è un imperativo assoluto: non c’è più la possibilità di procrastinare questo tipo di azioni perché le sfide sono tante ed è bene affrontarle insiemesuperando azioni individuali e personalismi”.

Non si tratta più, secondo la Di Mauro, di difendere le ragioni commerciali degli impianti, ma di difendere le ragioni istituzionali che impatteranno direttamente sul futuro delle aziende.

Il nuovo regolamento ELV, ha rimarcato Nunzia Tafuri di CDV Tafuri Srl, punta a rendere la filiera automotive più circolare, tracciata e sostenibile.

Sarà una grande opportunità – ha dichiarato – se si valorizzeranno davvero: recupero, riutilizzo e l’economia circolare nel suo insieme. Non nascondo, però, che potrebbe diventare un problema qual ora dovesse essere strumentalizzato a favore di pochi grandi operatori e a svantaggio delle piccole e medie imprese che, è innegabile, rappresentano la maggior parte delle imprese di autodemolizione presenti sul territorio italiano”.

Ora più che mai, secondo Tafuri è il momento di valorizzare la figura professionale dell’autodemolitore attraverso dinamiche di unione e coesione, restituendo il valore dell’operato delle imprese coinvolte che quotidianamente si confrontano non solo con le problematiche occupazionali e dei servizi sul territorio, ma soprattutto con le stringenti questioni ambientali.

Per questo, secondo la giovane imprenditrice: “è fondamentale intraprendere una direzione chiara che faccia leva sul concetto che da soli si può anche resistere, ma insieme possiamo provare a contare davvero”.

I passi fondamentali per traghettare la categoria verso un futuro di coesione, dunque, sono:
la presenza costante ai Tavoli istituzionali;
la difesa dell’indipendenza e dell’autonomia delle imprese;
il confronto continuo con le imprese sul territorio attraverso un sistema di delegati regionali;
l’istituzione di un comitato etico per garantire trasparenza e regole chiare per evitare possibili conflitti di interesse;
la messa al centro delle esigenze quotidiane delle imprese fornendo anche servizi e strumenti concreti per migliorare efficienza, marginalità e sostenibilità delle imprese stesse;
la messa al centro della necessità di garantire contratti trasparenti e non discriminatori,
la difesa della capillarità delle imprese.

L’interesse sul fine vita delle auto è diventato maggiore anche da parte delle Case costruttrici che non stanno vivendo un momento idilliaco dal punto di vista del mercato – ha spiegato Ruggiero Delvecchio dell’Autodemolizione Fratelli Devecchio.

Noi riteniamo che l’autodemolizione italiana non debba diventare una colonia industriale di altri Paesi e anche lo stesso regolamento ribadisce la necessità di difendere le piccole e medie imprese”.

Proprio in un quadro di forte delocalizzazione dell’impresa italiana – ha proseguito – è importante rilevare come il settore dell’autodemolizione si costituito da imprese italiane saldamente e tradizionalmente radicate su territorio che sono, altresì, veri e propri presidi di economia circolare ed i sostenibilità”.

In definitiva, dunque, i richiami a più voci all’unità e alla coesione, secondo i tre imprenditori che si sono candidati alla Presidenza (Delvecchio) e alla Vicepresidenza (Di Mauro e Tafuri) della storica Associazione Demolitori Autoveicoli – ADA, diventano, dunque, elementi programmatici e distintivi al tempo stesso perché, forse, da soli si andrà anche più veloci, ma, certamente, insieme, si va più lontano.

Per approfondire tutte le questioni qui appena accennate, e scoprire di più, si rimanda alla visione della puntata “Il futuro dell’autodemolizione fra novità normative ed esigenze di fare sistema” in onda sul canale You Tube di Touch Play.

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