Mercato auto Italia in crescita: +9,9% a settembre
Nei primi 9 mesi del 2026 sono state immatricolate 1.268.964 autovetture (+8,7%), ma persiste un divario del 13,6% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Il mercato auto italiano a settembre ha registrato un +9,9% con 139.356 nuove immatricolazioni, a fronte delle 126.781 unità censite a settembre 2025.
Il consuntivo dei primi nove mesi dell’anno evidenzia un incremento dell’8,7%, raggiungendo 1.268.964 immatricolazioni rispetto alle 1.167.542 del corrispondente periodo 2025.
Negli ultimi tre giorni di settembre sono state targate 58.906 unità (42,15% del volume mensile), con una media di 19.635 immatricolazioni al giorno contro le 4.254 dei restanti giorni lavorativi.
Il recupero del mercato auto degli ultimi mesi, tuttavia, non colma la distanza dai livelli pre-pandemia. A settembre le immatricolazioni risultano inferiori del 2,2% rispetto allo stesso mese del 2019, mentre nel cumulato gennaio-settembre il ritardo è del 13,6%. Secondo il Centro Studi Promotor, per l’intero 2026 si stima un volume di 1.618.671 immatricolazioni, in aumento del 6,1% sul 2025, ma in calo del 15,6% sui livelli del 2019.
Sul fronte delle aree geografiche, a settembre il Nord Ovest conferma la prima posizione e recupera 1,5 punti di quota, salendo al 32,7%, mentre il Centro guadagna 1,1 punti con il 28,7% delle immatricolazioni totali, grazie comunque al noleggio, senza il quale perderebbe oltre 6 punti, fermandosi al 22,6%.
Il Nord Est perde 4 punti, al 22,2% (22,9% al netto del noleggio); il Sud sale al 10,5% (+0,6%) e le Isole al 5,8% (+0,6%).
Sui canali di vendita, la crescita torna diffusa su tutti gli utilizzatori.
I privati salgono a 78.456 unità (+9,7%, 56,1%), con un cumulato di 685.783 unità (+10,4%, 53,93%). Il canale società torna nettamente positivo: +11,7% a 24.850 unità (17,7%), con il fleet a +3,93%. Il noleggio registra 36.435 unità (+9,4%, 26,0%), con il lungo termine a +7,7% (31.007 unità) e il breve termine a +6,8% (2.381 unità). Il lungo termine torna positivo anche nel cumulato (+0,6% a 273.690 unità), dopo essere rimasto negativo per tutto l’anno.
“Il peso dei canali di vendita, caricato in gran parte sul noleggio e sui concessionari, anziché sui privati che acquistano solo se confortati da incentivi importanti, agisce come una sorta di cerotto provvisorio su un malessere che impedisce al mercato di riacquistare i suoi normali connotati di certezza e stabilità. – ha spiegato Massimo Artusi, presidente Federauto – In questo quadro rientrano, come elementi di tale malessere del mercato, sia gli incrementi del prezzo dei carburanti, sia il blocco della circolazione dei diesel euro 5”.
Sul fronte alimentazioni, a settembre i motori a benzina hanno perso 4,8 punti percentuali, scendendo al 17,6% della quota di mercato (19,4% nel totale dei primi nove mesi, con una diminuzione di 5,8 punti).
Il diesel è finito in ultima posizione tra le motorizzazioni, calando di 4 punti percentuali nel mese e fermandosi al 4,9% a settembre e al 6,5% nell’arco dei nove mesi. Il GPL è diminuito all’8,1% nel mese (-1,2 punti) e al 7,1% da gennaio a settembre (-2,2 punti).
Le auto ibride, leader del mercato, hanno guadagnato ben 5,5 punti nel mese, superando la metà delle immatricolazioni con una quota del 50,7% (49,4% nei primi nove mesi), di cui il 18,5% sono “full” hybrid e il 32,2% “mild” hybrid.
Le auto totalmente elettriche (BEV) hanno raggiunto il 7,6% di share a fine mese, guadagnando 2 punti rispetto al 2025 (8,0% nel cumulato). Le ibride plug-in (PHEV) sono salite all’11,1%, rispetto all’8,5% dell’anno precedente (9,5% da gennaio a settembre, con un incremento di 3,5 punti percentuali).
In riferimento al mercato per segmenti, a settembre sono ancora i SUV a costituire la fetta preponderante del mercato, con una quota del 59,6%. I volumi sono in crescita del 10,8% rispetto a settembre 2025.
Nel mese, le autovetture utilitarie e superutilitarie rappresentano il 30% del mercato, con volumi in crescita del 14,1% rispetto a quelli di settembre 2025, mentre nei nove mesi crescono del 13,5%, a fronte di una quota del 31,4%.
“L’inarrestabile ondata di importazioni di veicoli dalla Cina, in assenza di qualunque misura che riporti la concorrenza a livelli di equità, sta causando massicci licenziamenti e chiusure di stabilimenti, che riguardano sia i produttori di autoveicoli che di componenti, che del veicolo rappresentano l’80% del valore. – ha dichiarato Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA – È una situazione insostenibile. L’OCSE ha certificato che il sistema produttivo cinese beneficia di sussidi complessivamente dalle 3 alle 8 volte superiori a quanto fatto dai governi europei. È quindi necessario adottare immediatamente, a livello europeo, misure concrete che ripristinino una condizione di parità e reciprocità in una filiera, quella dell’automotive, essenziale per l’autonomia strategica europea”.
Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni in settembre perdono il 3,7% e scendono a 106,0 g/Km; nei primi 9 mesi flettono del 5,8%, a 107,2 g/Km.
“Il rinnovo del parco circolante deve restare una priorità strategica. – ha dichiarato Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE – I segnali positivi del mercato del nuovo sono importanti, ma letti insieme ai dati dell’usato, dove circa la metà dei trasferimenti netti riguarda vetture con oltre dieci anni, mostrano con chiarezza che la vera sfida è attivare meccanismi capaci di trasformare la ripresa delle immatricolazioni in un progressivo svecchiamento del parco. È lì che si misura l’impatto reale su sicurezza, efficienza e sostenibilità della mobilità”.
Di AM







