Traffico veicolare alla sbarra!

La Commissione europea ammonisce l’Italia (e non solo) per le continue violazioni dei limiti di inquinamento dell’aria dovuto agli ossidi di azoto di provenienza dal traffico, soprattutto di motori diesel.

limiti emissioni NOx

Le ripetute violazioni dei limiti di inquinamento dell’aria per quanto riguarda il biossido di azoto (la maggior parte del quale proviene dal traffico veicolare), rischia di costare caro al nostro Paese. La Commissione europea, infatti, ha spiccato ieri, mercoledì 15 febbraio, l’ultimo avvertimento di prassi ai Paesi membri inadempienti in materia, ossia; Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e, purtroppo, anche l’Italia.

Con questo atto, Bruxelles esorta i cinque Stati ad agire per garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica dal momento che, proprio l’inquinamento da NO2 costituisce un grave rischio per la salute umana.
La Commissione ricorda che in Europa più di 400.000 cittadini muoiono prematuramente ogni anno a causa della scarsa qualità dell’aria; senza contare il fatto che milioni di persone soffrono di malattie cardiovascolari e respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico. È stato calcolato che nel 2013 il persistere di elevati livelli di NO2 è stato responsabile del decesso di quasi 70.000 cittadini; un numero impressionate che supera di molto il totale dei decessi causati da incidenti stradali nello stesso periodo di riferimento!

Giova ricordare che a livello del suolo il traffico stradale è responsabile di circa il 40% delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), dal momento che le emissioni provenienti dai “camini” delle lavorazioni industriali sono diluite prima di raggiungere il terreno e, delle emissioni totali di NOx dovute al traffico, circa l’80% proviene dai veicoli con motore diesel.

A livello europeo la Direttiva di riferimento sulla qualità dell’aria è la 2008/50/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio datata 21 maggio 2008 relativa alla “Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa“. Essa stabilisce precisi valori limite per i vari inquinanti atmosferici (ivi compreso il biossido di azoto) e prevede che, in caso di superamento di tali limiti, gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscono misure adeguate a rimediarvi nel più breve tempo possibile.
Nonostante questo obbligo, tuttavia, sono molti i luoghi dove la qualità dell’aria è da diversi anni un triste problema. In 23 dei 28 Stati membri le norme sulla qualità dell’aria non sono ancora rispettate – in totale in più di
130 città in tutta Europa. 

In effetti la Commissione ha intrapreso fin dal 2008 un’azione legale contro gli Stati membri a causa della scarsa qualità dell’aria, concentrandosi inizialmente sul particolato (PM10) – per il quale il termine per l’adempimento di conformità era il 2005 – e sul biossido di azoto (NO2) – per quale il termine era il 2010. Ad oggi, l’azione legale imperniata sul NO2 riguarda 12 Stati membri, con casi d’infrazione in corso nei confronti di Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Tuttavia, ricorda la Commissione, potrebbero intervenire azioni nei confronti di altri Stati membri. 

Orbene, i cinque Paesi destinatari del recente ammonimento di Bruxelles presentano persistenti violazioni dei valori limite per NO2, rispettivamente: 
– Germania (28 zone di qualità dell’aria, tra cui Berlino, Amburgo, Monaco, Amburgo e Colonia); 
– Francia (19 zone di qualità dell’aria, fra cui Parigi, Marsiglia e Lione); 
– Regno Unito (16 zone di qualità dell’aria, tra cui Londra, Birmingham, Leeds e Glasgow); 
– Italia (12 zone di qualità dell’aria, tra cui Roma, Milano e Torino); 
– Spagna (3 zone di qualità dell’aria, tra cui una che copre Madrid e due Barcellona). 

Tra le eventuali misure volte a ridurre le emissioni inquinanti – accelerando al contempo la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio – da Bruxelles suggeriscono tre direzioni da seguire: 
– riduzione globale dei volumi di traffico, 
– variare la tipologia di combustibili utilizzati, 
– passare ad autovetture elettriche e lavorare in termini di educazione dei consumatori a comportamenti più virtuosi all’atto della guida

In questo contesto, ridurre le emissioni dei veicoli diesel sarebbe già un passo importante nella direzione del raggiungimento della conformità con gli standard UE in materia di qualità dell’aria. Ancora meglio se il nostro Paese si dotasse di una cabina di regia per intervenire strutturalmente sulle opportunità di rivedere il sistema di mobilità pubblico e privato di merci e persone, anche attraverso adeguati stimoli al rinnovamento del parco auto circolante. 

A questo punto, dal momento che spetta alle autorità dello Stato membro scegliere le misure idonee per far fronte al superamento dei limiti di NO2, è necessario compiere maggiori sforzi a livello nazionale, regionale e locale, per adempiere agli obblighi della normativa UE e tutelare la salute pubblica; anche perché se gli Stati membri non dovessero adempiere questo compito entro due mesi, comunicando alla Commissione una apposita strategia di adeguamento, la stessa potrebbe decidere di deferirli alla Corte di Giustizia dell’UE. 
E per il nostro Paese non sarebbe un bel risultato, tanto più nel momento in cui ci si ritroverebbe a dover rispondere di eventuali, salate, sanzioni economiche!

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