Italiani al volante; la fotografia nella quinta Ricerca Anas sugli stili di guida
Grazie alle campagne per la sicurezza stradale, negli ultimi anni si è visto un progressivo miglioramento di alcuni comportamenti, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo del cellulare e l’uso delle frecce, ma ancora solo il 41,1% degli italiani usa correttamente il cellulare alla guida.

L’utilizzo del cellulare alla guida continua ad essere un comportamento diffuso in Italia, con soltanto il 41,9% degli italiani che usa l’assistente vocale o il bluetooth, anche se il 75% ritiene che l’uso del cellulare alla guida sia pericoloso.
Sono alcuni dei dati emersi dalla Ricerca sugli stili di guida commissionata da Anas – Società del Gruppo FS e condotta da GR – Global Research a partire da una serie di interviste su un campione di 4.000 persone e 5.000 osservazioni dirette lungo 12 strade Anas: RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle” in Piemonte; Statale 336 “Dell’Aeroporto della Malpensa” in Lombardia; Statale 14 “Della Venezia Giulia” tra Mestre e Portogruaro in Veneto; Statale 75 “Centrale Umbra” in Umbria; Grande Raccordo Anulare di Roma; A2 “Autostrada del Mediterraneo” fra Salerno e Lagonegro e Castrovillari e Villa San Giovanni; Statale 1 “Aurelia” fra Roma e Grosseto; Statale 700 “Della Reggia di Caserta” in Campania; Strada statale 16 “Adriatica” tra Foggia e Monopoli; A19 “Palermo Catania”; Statale 121 “Catanese” in Sicilia; Statale 131 “Carlo Felice” fra Cagliari e Sassari.
Ebbene, scorrendo i dati dell’istantanea scattata dalla ricerca (che fa riferimento a dati 2025), si osserva che il 14,6% degli intervistati digita ancora il numero prima di inserire il vivavoce e l’8,9% guida con lo smartphone in mano. Il 34,5% non utilizza mai il telefono alla guida. Non solo, i soggetti più indisciplinati sono i guidatori di veicoli a noleggio, quelli meno esperti e i motociclisti.
Sempre sul rapporto con il principale device, croce e delizia del nostro quotidiano, se il 7,9% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto un incidente negli ultimi due anni, in questo gruppo il 90,8% ha ammesso di usare il cellulare alla guida contro il dato generale di campione pari al 65%.
Emerge, dunque una situazione paradossale per cui non sempre l’esperienza di un incidente determina un cambio di comportamento; anzi, spesso alimenta una sorta di sfida nei confronti della norma o di resistenza alle sanzioni.
La percentuale dei favorevoli alle nuove norme introdotte nel Codice della Strada è più bassa fra coloro che hanno avuto un incidente 76,9% contro al dato generale dei favorevoli pari all’86%.
E il paradosso che emerge dalla ricerca è ancora più marcato se si considerano i profili delle persone più esposte al rischio: giovani, motociclisti e utilizzatori di veicoli a noleggio, sono quelli che accettano meno la norma.
Sempre sul fronte della percezione del rischio e delle capacità di guida e di controllo delle varie situazioni, dalle interviste è emerso che il 76,3% del campione è convinto che guidare in un luogo familiare riduca la prudenza e la percezione del pericolo.
Per contro, però, solo il 31,6% ritiene ci siano situazioni specifiche in cui dover essere più concentrati alla guida (ad esempio in caso di condizioni meteo avverse, luoghi non familiari, presenza di controlli delle forze dell’ordine o autovelox; mentre il 41,5% non è d’accordo e il 27% non sa cosa rispondere.
Si palesa, quindi, un altro paradosso: è vero che gli intervistati riconoscono la possibilità di errare, ma, allo stesso tempo, si percepiscono sempre attenti in una sorte di “illusione del controllo” che deriva da azioni routinarie determinanti un abbassamento della difesa, per assurdo, proprio dove il rischio invece si annida maggiormente.
Non a caso, gli italiani, ad osservare i risultati dell’indagine sul campione, continuano a ritenersi esperti alla guida (62,3% dal 64,7% di due anni fa) attribuendosi un “voto” di 7,8 (comunque in calo rispetto alla valutazione precedente del 2024 che era 7,9). Solo il 6,4% si ritiene poco abile e l’1,6% molto inesperto.
Il problema, per noi, sono sempre “gli altri”, l’italiano si auto assolve accusando il prossimo di essere indisciplinato; ad esempio, nell’uso delle frecce, la media è di 8,5 contro 5,4; nella guida dopo assunzione di bevande alcoliche è 8,4 contro 5,5; nell’utilizzo del casco alla guida di motocicli è 8,1 contro 6,9; per le cinture di sicurezza 7,9 contro 5,4; per il rispetto dei limiti di velocità 7,8 contro 4,9; e ancora, per il mancato utilizzo del cellulare alla guida 7,8 contro 4,8.
Tuttavia questo “gap di percezione è leggermente diminuito rispetto al Rapporto precedente: 2,6 punti, contro 2,9 del 2024.
Un focus specifico riguarda la presenza sempre più massiccia di monopattini sulle strade. Il 31,4% degli intervistati li ritiene sicuri, mentre la maggior parte del campione li ha valutati con un punteggio compreso fra 1 e 5.
Sulla percezione della loro pericolosità gioca molto il fattore età; non a caso i giovani fra i 18 e i 24 anni hanno assegnato loro una quasi sufficienza (5,5 su 10) che decresce fino ad arrivare ad un punteggio di 3 su 10 per gli over 65. Il 76,5% degli intervistati ha dichiarato di non utilizzare il monopattino e di non volerlo adoperare in futuro.
Le ragioni della pericolosità percepita sono da ricercarsi, per più della metà del target (55,1%,) nelle imprudenze dei conducenti, ma giocano a sfavore anche: la mancanza di protezioni, una scarsa conoscenza dei segnali e delle regole di circolazione, l’utilizzo in aree extra-urbane, pedonali o sui marciapiedi.
In conclusione, la ricerca conferma come, grazie alle diffuse campagne per la sicurezza stradale, negli ultimi anni si sta registrando un progressivo miglioramento di alcuni comportamenti, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo del cellulare e l’uso degli indicatori di direzione per segnalazione di sorpasso e rientro di corsia.
Anche il rispetto del divieto di sorpasso è risultato essere in lieve e progressivo miglioramento dalle ultime rilevazioni: non lo rispetta il 14,3% del target (ma era il 14,6% nel 2024, il 15,9% nel 2023 e il 17% nel 2022). Per quanto concerne l’utilizzo delle cinture di sicurezza alla guida si è registrata una maggiore attenzione; soprattutto per quelle posteriori che, in oltre tre anni, è cresciuta di circa 40 punti percentuali.
“I numeri della Ricerca Anas sugli Stili di Guida sottolineano con chiarezza quanto il comportamento individuale al volante sia determinante per la sicurezza di tutti”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme. “I dati confermano che investire in consapevolezza, formazione ed educazione stradale non è solo necessario, ma rappresenta una leva concreta per ridurre i rischi e salvare vite”.
“Come Anas – ha proseguito l’AD – stiamo lavorando per un impegno continuo e condiviso sui temi della sicurezza: dalle istituzioni, in particolare con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le Forze dell’Ordine, alle imprese con cui collaboriamo, passando per le associazioni fino ai singoli cittadini. Promuovere una cultura della guida responsabile significa agire in modo strutturale, intervenendo non solo sulle infrastrutture e sulla tecnologia, ma soprattutto sulle persone”.
“È questa – ha concluso Gemme – la direzione giusta per avvicinarci a un obiettivo ambizioso e imprescindibile: la Vision Zero voluta dall’Unione Europea entro il 2050. Un traguardo che richiede determinazione, collaborazione e una visione chiara, che oggi più che mai siamo chiamati a perseguire con coerenza e responsabilità”.









