AUTODEMOLIZIONE: UN CASO DA REPORT
Nella puntata di domenica 9 maggio, fra gli interventi anche quello di Roberto Capocasa
Domenica sera, nella tranquillità casalinga del week end morente, tra le piccole incombenze domestiche, distrattamente lo sguardo si è soffermato, di tanto in tanto, sui programmi televisivi di un pa- linsensto al Valium. Ad un tratto, all’ennesimo scatto del telecomando l’attenzione è stata catturata da uno dei programmi di informazione e approfondimento più validi del pano- rama nazionale: Report, condotto dalla nota Milena Gabbanelli. Il servizio in onda sul momento è “L’auto permettendo”, curato da Michele Buono e Piero Riccardi e fra gli intervistati figura una conoscenza storica del Notiziario Autodemolitori, Roberto Capocasa. L’inchiesta, ben condotta e puntualmente documentata, come da riconosciuta tradizione, mira ad illustrare le connessioni economiche e le problematiche che emergono dai settori: mobilità, lavoro e ambiente, puntando l’attenzione sul bene autoveicolo, dalla fase di produzione a quella post-consumo.
In questo contesto è stato inserito l’intervento di Capocasa (tra l’altro Vicepresidente della Confederazione Autodemolitori Riuniti – CAR), il quale con il consueto piglio critico ha cercato di argomentare le difficoltà che sta vivendo il settore, soprattutto per la tiepida applicazione della Direttiva comunitaria 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, nello specifico della responsabilità economica dei Produttori. Già, perché i Produttori, e anche il servizio di Rai 3 lo ha ben ricordato, in questi anni hanno beneficiato degli incentivi alla rottamazione (che di fatto hanno sostenuto un mercato già saturo) spacciati con suffisso “eco”, ma poi hanno lasciato il costo ambientale nelle mani (forse è meglio dire nelle tasche) degli ultimi anelli della catena, gli auto- demolitori, che quando operano nella legalità si sobbarcano un sacco di costi (ma impattano meno sull’ambiente e sul territorio), quando invece operano nell’ombra (e i NOE hanno riscontrato un 80% di illegalità), vivacchiano di illeciti e danneggiano l’ambiente. Per meglio conoscere il pensiero di un rappresentante della categoria, già più volte citato in queste pagine, all’in- domani della trasmissione lo abbiamo incontrato nel suo Centro di autodemolizione di S. Benedetto del Tronto. Ciao Roberto, intanto complimenti per l’avventura televisiva.Volevo chiederti quali sono attualmente le problematiche più urgenti del settore dell’autodemolizione, cui gli amministratori nazionali dovrebbero porre rimedio. Innanzi tutto il fatto che terminati gli incentivi per la rottamazione/sostituzione del parco auto vetusto e più inquinante, sembra quasi che il mondo si sia fermato: nelle Concessionarie non si trovano più auto da demolire e del resto le stime indicano che non se ne vendono di nuove. Oltre a ciò, le poche avviate alla rottamazione, a volte, seguono percorsi diversi che le portano non già verso i nostri Centri di rottamazione autorizzati ed in regola con le norme vigenti, bensì, in alcuni casi, vengono espor tate anche illegalmente (come testimoniano le numerose operazioni degli Organi di controllo). Eppure non era nell’interesse del Governo quello di svecchiare il parco auto circolante, garantendo, al contempo, un incentivo al consumo e quindi allo sviluppo economico? Certo, infatti più volte si è detto che le auto rientranti nelle categorie Euro 0; Euro1 ed Euro 2 erano inquinanti per cui andavano demolite. Però, a tutt’oggi, sulle bisarche che traspotano autovetture all’estero (spesso Romania e Bulgaria) si vedono proprio quelle rientranti nelle categorie succitate; espor tate come auto usate ma, troppo spesso, radiate dal PRA per rottamazione. E quindi? Le nostre Aziende rischiano la chiusura prese fra l’incudine delle continue fluttuazioni di mercato del rottame (il cui prezzo, ormai, si stabilisce nei Paesi emergenti dell’Asia) e il martello rappresentato dai costi di smaltimento di tutti i materiali che derivano dalla bonifica dei veicoli. Senza contare, poi, il peso dei mutui accesi per gli adeguamenti strutturali che ci impone la normativa, e gli obblighi verso i dipendenti.. Che cosa si può fare per cambiare la situazione? Un primo passo sarebbe quello di stoppare, nel caso questo avvenga, lo stillicidio dei rifiuti da veicoli a fine vita che vengono espotati illegalmente e, nel contempo, rendere più snella la procedura di proroga che il Governo ha concesso sul pagamento dei mutui. Poi andrebbe risolta definitivamente la piaga dell’illegalità che danneggia non solo la nostra categoria, ma anche tutto l’ambiente e la filiera del riciclo. Forse, a livello nazionale, sarebbe il caso di rilanciare il lavoro del Tavolo istituito presso i Ministeri competenti fra tutti gli stakeholders della filiera ELV, affinché quest’ultimo sia effettivamente operativo e insieme, si riescano a trovare quelle soluzioni necessarie per uscire dalla crisi e garantire il corretto e sostenibile smaltimento dei rifiuti derivanti dalle auto a fine vita.




