L’EUROPA RIPRENDE L’ITALIA

La richiesta riguarda l’urgenza di conformarsi ad una Sentenza della Corte di Giustizia di 5 anni fa

Il 16 giugno sul fronte ambientale, il nostro Paese si è ritrovato sul capo l’ennesima “tegola” giunta da Bruxelles; infatti, in quella data la Commissione europea ha ingiunto all’Italia di conformarsi ad una Sentenza emessa della Corte di giustizia nel 2007 sui veicoli fuori uso. La Commissione è preoccupata delle reiterate carenze rilevate nel recepimento della normativa UE e, su raccomandazione del Commissario per l’ambiente, Janez Potočnik, ha deciso di inviare una lettera complementare di costituzione in mora in cui chiede all’Italia di adottare misure pienamente rispondenti alla normativa. A questo punto la palla passa alle autorità italiane competenti che, da quella data hanno due mesi di tempo per reagire e se queste ultime non dovessero provvedere al corretto recepimento della Direttiva 2000/53/CE nel diritto nazionale, la Commissione potrebbe decidere di deferire l’Italia alla Corte e chiedere che le vengano comminate sanzioni pecuniarie.

Vediamo di ripercorre insieme le tappe di questa vicenda che ha il sapore di tanti “già visti”. La Direttiva succitata, impone agli Stati membri l’istituzione di sistemi per la raccolta, il trattamento e il recupero dei veicoli usati e garantire che i veicoli siano consegnati ai centri di trattamento autorizzati e smontati prima di essere trattati. Essi devono garantire altresì il recupero di tutti i componenti pericolosi per l’ambiente. Occorre dare la precedenza al riutilizzo e al recupero dei componenti dei veicoli. Già il 24 maggio 2007 la Corte di Giustizia europea aveva decretato che la legge italiana che recepiva nel diritto nazionale le disposizioni della Direttiva conteneva numerose lacune. Malgrado l’adozione di vari atti legislativi nuovi, successivamente a tale sentenza, la Commissione, ancora ha ritenuto che sono tutt’ora numerosi gli elementi di non conformità; in particolare: l’obbligo di assicurare che gli Stati membri istituiscano sistemi di raccolta dei pezzi usati asportati al momento della riparazione delle autovetture – per quanto tecnicamente possibile – non è abbastanza rigoroso in quanto la legge italiana prevede unicamente che le officine di riparazione possono consegnare pezzi usati, e non che lo devono fare. In base alla legge italiana, inoltre, le informazioni relative alla demolizione, allo stoccaggio e alla verifica dei componenti che possono essere riutilizzati devono essere trasmesse dai Produttori di componenti soltanto ai Centri di raccolta e non a tutti gli “impianti di trattamento autorizzati”. Il 23 marzo 2009 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora. Dopo aver individuato alcune lacune che ancora permanevano nella legislazione adottata in Italia nel luglio 2010 e nel febbraio 2011, la Commissione ha deciso di inviare una lettera complementare di costituzione in mora; una sorta di “ultimo avviso” che precede il deferimento alla Corte di Giustizia. È ovvio che se il procedimento dovesse sfociare in una nuova condanna, per l’Italia sarebbero guai seri, dal momento che il meccanismo di multa conseguente prevede esborsi salati “per ogni giorno di mancato adeguamento alla normativa”.

Per ulteriori informazioni sulla politica dei rifiuti in materia di veicoli fuori uso, consultare: http://ec.europa.eu/environment/waste/elv_index.htm Per informazioni sulla normativa europea sui rifiuti in generale, consultare: http://ec.europa.eu/environment/waste/index.htm Per le statistiche attualmente disponibili sui casi di infrazione in generale, consultare: http://ec.europa.eu/community_law/infringements/infringements_en.htm


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